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Renzi alle corde, il diktat di Gelli: “Voglio mezzo partito o corro da solo”

Renzi alle corde, il diktat di Gelli: “Voglio mezzo partito o corro da solo”

Il senatore incontra l’ex deputato per provare a chiudere la trattativa per la corsa alla segreteria regionale. Ma il ticket con Bonafè rischia di sfumare. Pieroni: il partito verso il precipizio

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ROMA. Ore 14.45. Transatlantico di Montecitorio, un lottiamo in libertà. «Non ho memoria di un Renzi che incontra la stessa persona due volte in poco più di 24 ore. È evidente, si sta spendendo per trovare una soluzione unitaria. Ma Federico non tiri troppo la corda». Altro che ticket per la segretaria regionale, ancora un po’ e fra i dem scoppierà una guerra che nemmeno in Full Metal Jacket. Per dirla con il lettiano Andrea Pieroni, «il Pd toscano sta barcollando sull’orlo di un precipizio, che può portarci diretti ad un altro bagno di sangue elettorale». Insomma, nulla per cui #staresereni.

Per questo ancora ieri il consigliere regionale è tornato a chiedere di «chiudere la fabbrica dei candidati». Tradotto: rinviamo il congresso. Ma niente. Rewind. Quel che l’ex premier non vuole far filtrare è esattamente ciò che è uscito in questi giorni: e cioè che quello fra la turbo renziana ed europarlamentare Simona Bonafè e l’ex deputato pisano Federico Gelli sia un ticket. Soprattutto dopo che l’ex vicepresidente della Toscana, candidato in potenza di tutti i renziani critici, delusi e malpancisti, ha alzato la posta. «Matteo, io sono pronto a ritirarmi in nome dell’unità, ma riesco a tenere i miei solo se mi assicuri il 50% degli organi e la metà dei componenti che avremo in assemblea», avrebbe chiesto Gelli mercoledì sera nell’ultimo incontro con il senatore di Scandicci.

Un faccia a faccia avvenuto a Firenze. Il secondo in pochi giorni, dato che i due si sono visti anche lunedì a Palazzo Giustiniani, nell’ufficio del fu rottamatore. «Ma figuriamoci, queste sono cose che fa circolare chi vuole una rottura», assicura uno degli sherpa gelliani. Sottinteso: i caterpillar dell’accordo, i demolition ticket, sarebbero Luca Lotti e Antonello Giacomelli, di fatto i “controllori” del partito da almeno sei mesi, quando cioè è iniziata la fase delle reggenze alterne. Eppure proprio due sere fa, Renzi s’è congedato dall’ex deputato con un ultimatum. Entro domenica (ma i gelliani sono convinti di prendersi fino a lunedì alle 20) scadono i termini per presentare le candidature, deve dare una risposta o si azzera tutto. Per ora l’unica corsa certa è quella di Valerio Fabiani, il piombinese diventato bandiera della sinistra dem. Sul piatto per Gelli i renziani hanno messo il ruolo da numero due del partito toscano e una “quota” di componenti dell’assemblea, «ma non può certo pretenderne la metà rivendicando un ticket con Simona. Insomma, prima ti candidi con la promessa di servire lo scalpo di Renzi al partito e poi avanzi una proposta-pretesa del genere», sta montando una qualche irritazione nell’inner circle lottiano. Così, fra telefonate, incontri, cene, ordini e contrordini da giorni è stallo.

Eppure che l’ex deputato pisano faccia tremare le ultime certezze del Giglio Magico non è un mistero. Gelli non cederà facilmente. Ormai incarna il volto dell’eterodossia, di chi chiede di rottamare il rottamatore. Lui stesso crede di aver ingoiato troppi rospi, e proprio su richiesta di Renzi: prima il passo indietro per la corsa da governatore, poi l’epurazione da Montecitorio per essersi rifiutato di correre da sindaco a Pisa. Senza garanzie potrebbe optare per il muro contro muro. Così, per Renzi il 14 ottobre ora rischia di diventare un congresso-Armageddon. Perdere il controllo dell’ultimo fortino alla vigilia della Leopolda sarebbe uno smacco nazionale, il segno di un crepuscolo irreversibile.

Per la prima volta la minaccia arriva dal fortino, il nemico è alle porte. Ma già dentro. Tanto che Gelli, come Bonafè, sta già raccogliendo le firme per presentare la propria candidatura. Insomma, non sembra credere troppo in un patto. Per questo ora fra i renziani è tutto un invocare «unità, unità, unità». «Mentre a Grosseto Casapound organizza la sua festa nazionale, diversi dirigenti proseguono con riunioni di corrente e trattative segrete - sferza Fabiani che sabato a Livorno presenta la sua candidatura - Io non partecipo ad accordicchi. L'unità che dobbiamo ricercare è quella fra la sinistra e il suo popolo».

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di Redazione web