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«E quella roba lì?». Santanchè a caccia di abusi per salvare la pagoda al Twiga
Ordinanza del Comune di Pietrasanta: il manufatto va abbattuto. E lei si scatena col telefonino per documentare: «Ci sono almeno altri quattro casi simili»
MARTINA DI PIETRASANTA. L’ultima libecciata l’ha perfino un po’ ammaccata, il mare domenica si è spinto oltre la battigia allagando la pagoda della Pitonessa. Che onta il lettone macchiato dal sabbione proprio lì, nel feudo vip del Twiga, sulla spiaggia superlusso e un pizzico cafonal della Versilia. Eppure al consigliere dem che per settimane ha battagliato per buttar giù la capanna sotto cui si rilassa Daniela Santanchè è sembrato un segnale. Ieri Ettore Neri ne ha avuto la conferma definitiva.
ADDIO LETTONE
La senatrice-imprenditrice di Fratelli d’Italia, socia del bagno insieme a Flavio Briatore, dovrà demolire la sua «tenda» – sì, per lei è solo una tenda – di 30 metri quadrati, costruita in legno e paglia e dotata di tutti i comfort: wifi, elettricità, tv, luci, aria condizionata. Dopo aver presentato un’interrogazione il 13 agosto, il consigliere Pd ha ricevuto dagli uffici le carte con cui il Comune di Pietrasanta impone allo stabilimento balneare di rimuovere l’abuso. «Abuso», esatto.
L’ordinanza, firmata il 23 agosto, è chiara. L’amazzone della destra italiana non solo avrebbe violato il regolamento comunale sul demanio e il piano di utilizzo degli arenili, ma perfino il codice della navigazione e una parte della legge sul paesaggio. Dovrà far sparire la pagoda entro 60 giorni. Insomma, c’è il tempo per goderselo il salotto vista mare fino a fine stagione. Il problema è che non potrà ritirarla su.
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"DIVENTO UNA BESTIA"
«Secondo voi abbiamo messo questa struttura senza chiedere autorizzazioni?», s’è sfogata giorni fa. Ecco, sì. Proprio così, il Twiga per la pagoda non ha i permessi. «Abbiamo seguito le regole, non servivano autorizzazioni ma solo comunicazioni e noi l’abbiamo fatto. Potete attaccare me, criticarmi, ma quando toccate il lavoro di decine di persone divento una bèstia», ha soffiato in milanese la Pitonessa in una lunga diretta Facebook da cui in sottofondo spesso si sente la voce di un suggeritore.
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UN ABUSO ANCHE PER LA CAPITANERIA
Non solo il catafalco extralusso non rispetta le regole comunali sull’arenile poiché lì, a pochi metri dalla battigia, potrebbero starci solo «ombrelloni, tende, attrezzi da spiaggia e mezzi nautici». Non solo impianti elettrici e lampade ci sono nonostante la Santanchè in una memoria consegnata a luglio sostenga di no, che sono solo «lampade e prese», ma non può essere considerata neppure una «tenda», scrivono gli uffici. Quello è un «manufatto» che «non può essere autorizzato né in termini edilizi né paesaggistici né doganali», poiché è senza via libera della Capitaneria ai sensi del dlgs 374 del 1990, recita l’ordinanza.
Insomma, la Pitonessa è in un angolo. Un guaio, perché adesso potrebbe non bastare l’appoggio del neo sindaco di centrodestra Alberto Giovannetti. «Non sapevo dell’ordinanza – ha detto – Ma a me la pagoda non dispiaceva, è una scelta imprenditoriale. Se i balneari lo chiedono, sono pronto a rivedere il piano di utilizzo degli arenili». Solo che per ritirarla su la prossima stagione servirà appunto anche un ok straordinario della Marina.
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A CACCIA DI EMULI
E pensare che la sovranista del Twiga per rispondere all’affondo del consigliere dem aveva lanciato la sua controffensiva. Ieri s’è perfino improvvisata reporter, anzi un’ispettrice municipale: «Se devo demolirla io, allora sapete in quanti devono farlo», ha mostrando le foto di tende – a suo dire – più grandi o più sfrontate in quanto esuberanza architettonica. «Il piano di utilizzo degli arenili prevede che in quel punto di spiaggia ci siano solo tende e ombrelloni tradizionali e quella sembra una pagoda caraibica», ironizzano i dem pietrasantini. «Macché, guardate, questa è una tenda del 1908. Vedete, sono gli stessi materiali», si surriscalda nella diretta la condottiera sventolando una foto ingiallita che ritrae una sorta di torretta di sorveglianza un po’ scheletrica e con un tetto di paglia.
SABBIA, POLITICA E TRASH
Chiaro, lo vive come un affronto politico, una strumentalizzazione. E alla fine, la schermaglia dal cafonal è sfociata un po’ nel trash. «È un attacco personale di uno che ha la tenda al bagno accanto, ed è abbronzato solo a sinistra perché guarda sempre dalla mia parte, forse per debolezza di sesso maschile», ha punzecchiato lei nei giorni scorsi. E Neri, da rupestre versiliese, non s’è risparmiato: «Mi permetto di deludere la suddetta: il mio gusto estetico mi impedisce di osservarla», ha ribattuto via social. Due anime in un nocciolo. Anzi, due cuori e una capanna. Così è tornato alla carica il sindaco dell’ordinanza a sua insaputa: «Quella pagoda - ha detto Giovannetti - era lì da anni. Ma il Pd, guarda caso, s’è svegliato solo ora».
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