Gelli in corsa per il Pd toscano fa tremare i fedelissimi di Renzi
il retroscenaLui giura, la sua non è una candidatura «contro». Anzi vorrebbe andare oltre l’anti-renzismo e il renzismo, ha detto in un’intervista a Repubblica. Eppure la corsa per la segreteria del...
il retroscena
Lui giura, la sua non è una candidatura «contro». Anzi vorrebbe andare oltre l’anti-renzismo e il renzismo, ha detto in un’intervista a Repubblica. Eppure la corsa per la segreteria del Pd toscano che ha appena lanciato il pisano Federico Gelli sta facendo tremare le poche e residue certezze rimaste fra i fedelissimi dell’ex premier. «Federico rischia di aver messo la pietra tombale sulla corsa di Massimiliano Pescini», dicono dal quartier generale di via Forlanini. Sul sindaco di San Casciano Val di Pesa vorrebbero puntare Luca Lotti e Antonello Giacomelli, di fatto i plenipotenziari di ciò che resta del Giglio Magico. Il volto dell’amministratore del Chianti che in passato aveva appoggiato Renzi senza però sperticarsi ha ricevuto il placet di Dario Nardella. L’idea era quella di offrire a un partito tramortito dalle divisioni e dalle sconfitte di Pisa, Siena e Massa, l’immagine di una guida “ragionante” e unitaria in vista del congresso fissato il 15 ottobre. Ma la mossa di Gelli «ha scombinato tutto», dicono i renziani. C’è chi pensa già ad una contromossa. E così, l’inner circle lottiano ieri ha passato la giornata al telefono. «Proviamo a contrapporre a Federico un big», ha proposto qualcuno. C’è chi ha pensato al capogruppo in consiglio regionale Leonardo Marras, chi s’è spinto fino ad ipotizzare una discesa in campo del capogruppo al Senato Andrea Marcucci «Fantasie», fanno sapere dal suo entourage. Certo, Gelli difficilmente accetterà di negoziare. L’ex deputato è ormai anche un ex fedelissimo: in pochi anni ha dovuto rinunciare alla corsa da governatore, a febbraio Renzi l’ha punito non confermandolo per Montecitorio perché si era rifiutato di correre da sindaco a Pisa e per finire Martina l’ha rimosso da responsabile sanità. Insomma, «potrebbe diventare il paladino di tutti i delusi e della minoranza. O peggio - ragiona un renziano - Fra lui e Pescini, potrebbe guadagnarci Emiliano Fossi, il renziano pentito, sindaco di Campi Bisenzio contrario all’ampliamento dell’aeroporto di Firenze». Così, alla vigilia della Leopolda, Renzi potrebbe perdere il controllo sul partito toscano. L’unico fortino rimasto. —
M.N.
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