L’utile e il dilettevole della toscana Salt: gli incassi salgono, non gli investimenti
La società che gestisce l'autostrada fra Liguria e Toscana ha aumentato i guadagni ma non la spesa in sicurezza. E il pedaggio cresce
LIVORNO. Utili e ricavi in crescita e investimenti sempre più avari. C’è un paradosso scoperchiato dal crollo del Morandi di Genova che non vale solo per Autostrade. Non è solo il gigante per cui il governo gialloverde ha promesso la revoca della concessione ad aver usato il “braccino corto”. Salt ha fatto lo stesso fino all’anno scorso per le lingue di asfalto, cemento e acciaio che corrono fra Liguria e Toscana.
SALT, UTILI (E DILETTEVOLI)
Sono i 154,9 chilometri dotati di 159 ponti e viadotti che la spa guidata da Fabrizio Larini gestisce in concessione dallo Stato nel tratto fra Sestri Levante e Livorno e sulla bretella fra Viareggio e Lucca. Ecco, nel 2017, il troncone Ligure-Toscano ha fruttato alla società 193,3 milioni di ricavi. Il grosso è arrivato dal pedaggio: 186,8 milioni. I costi operativi non sono stati neppure la metà: 72 milioni, 18,8 dei quali destinati alla manutenzione ordinaria. Appena 15,5 milioni gli investimenti per il miglioramento (anche della sicurezza) dell’infrastruttura, 4,1 milioni in meno del 2016. Ecco, gli utili invece sono lievitati, passando da 50,7 milioni del 2016 a 55,6 del 2017.
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LA FUSIONE RIPARATRICE
A riequilibrare una dinamica che sembra unire molto utile e dilettevole è arrivata la fusione con Autocisa spa. Un colpo finanziario di fine anno che ha bilanciato i rapporti di forza fra spesa per l’innovazione e guadagni. Dal 2002, la vecchia spa che controllava i 184 chilometri fino a Mantova, di cui 19 sui 99 viadotti e ponti, ha investito 400 milioni sul rinnovamento, 110,7 nel 2017, più dei 103 milioni che il troncone della Cisa ha fruttato facendo salire il totale dei ricavi Salt a quota 296 milioni. Se esistessero ancora, i vecchi azionisti di Autocisa si sarebbero spartiti una torta molto più austera, da 5,7 milioni, la metà di quelli totalizzati l’anno precedente. Così, a conti fatti, gli utili totali di Salt ammontano a 61,4 milioni e gli investimenti a 126 milioni.
L'AUTO-PENALE
Dunque, tutto bene? Non proprio. È la stessa Salt ad auto sanzionarsi con l’ultimo bilancio. Proprio lì, la spa deve ammettere di essere stata troppo avara di investimenti. E non da ora. L’abitudine ad investire poco si è cronicizzata dal 1999, anno in cui ha consegnato allo Stato il piano di investimenti pluriennali necessari a garantirsi la concessione. A stare alle tabelle, avrebbe dovuto riversare sull’asfalto di Liguria e Toscana 439 milioni entro fine 2016. In realtà, a quella data ne aveva versati 397. Per recuperare i ritardi sta accelerando, ma non ancora abbastanza. Così la legge le impone di mettere da parte una «riserva», una auto-penale che non può essere trasformata in utili fino a che non avrà coperto il gap di spesa preventivata nei piani. La riserva vale 25,9 milioni per il troncone Ligure-Toscano e 1,8 milioni per la Cisa.
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ALLARME BRETELLA
I ritardi a volte si vedono a occhio nudo. O almeno, sembrano tali. A Massarosa così ieri il sindaco Franco Mungai ha inviato una lettera al gestore per la Bretella. Gli abitanti della Ficaia hanno lanciato l’allarme sulle armature comparse sui piloni del viadotto della Gulfa. Se ne stanno lassù, mezzo arrugginite, «perché in alcuni tratti il calcestruzzo è saltato». «Le armature a vista non significano instabilità - dicono da Salt - Il viadotto, come tutti quelli di nostra competenza, viene monitorato ogni tre mesi. Non è in pericolo». Non solo. Sulla Gulfa fra qualche mese partiranno lavori da 4,5 milioni di adeguamento antisismico. E la società attende dal ministero dei Trasporti l’ok a 5 progetti di miglioramento per altri ponti. «Ma nessuno è a rischio».
IL CARO-PEDAGGIO
Per investire, però, Salt ha dovuto trovare creditori, e l’indebitamento netto è già a quota 204 milioni. Eppure uno si aspetterebbe investimenti coperti dalle tariffe, o che di fronte agli utili, si riducesse il pedaggio. Macché, l’anno scorso - dopo aver battagliato con ricorsi e contenziosi - è arrivato il via libera all’ultimo balzello. Solo per il troncone Ligure-Toscano, dove investe meno, un bel + 2,10%. —
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