Francobolli in lire ancora validi: quando il passato arriva a destinazione
Un hotel in Valdera ha ricevuto un pacco con i vecchi bolli. Poste Italiane: «Perfettamente legali per la corrispondenza»
LIVORNO. I nostalgici posso rifarsi gli occhi. Sono rari, sopravvissuti nei cassetti degli uffici postali o di qualche sporadica tabaccheria, ma comunque vivi e perfettamente in regola. A un primo sguardo sono francobolli come tanti, piccoli e colorati. Solo mettendoli bene a fuoco viene fuori la loro particolarità: la valuta ancora in lire. Seicento, settecento, cinquecentocinquanta lire, usati in special modo per l’invio di pacchi, anche se potrebbero essere usati anche per una semplice raccomandata. «Pazzesco», è il commento felicemente stupito che più ricorre tra i destinatari di questi sopravvissuti. «Sono perfettamente regolari – spiegano da Poste Italiane – L’affrancatura con francobolli con la valuta in lire è ancora valida per i servizi di corrispondenza».
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La curiosità racconta un passato che non passa. Non solo per il valore espresso con il vecchio conio italico, ma anche per l’usanza, oggi ormai quasi del tutto estinta, di scrivere lettere, in barba a e-mail e sms. In Toscana questo sussulto di nostalgia è arrivato nella cassetta postale di un hotel in Valdera, nel Pisano: un pacco che conteneva una rivista dedicata al buon cibo e al bere bene. «C’era qualcosa che non mi quadrava, ma all’inizio non capivo cos’era», il racconto di Massimiliano Valente, titolare dell’hotel e destinatario del pacco. «Non siamo più abituati a vederne», continua. L’abitudine l’ha mantenuta un uomo che ha fatto del romanticismo un caposaldo della sua vita: Carlo Galimberti, torinese, direttore di “Gusto Fil@telico”, rivista specializzata di collezionisti che abbinano i francobolli alla tavola. «Sono tracce della nostra storia», dice Galimberti, che in materia è un autentico esperto. Tanto preciso da essersi saputo introdurre negli spiragli lasciati aperti dalla normativa entrata in vigore prima nel 2002, con l’avvento dell’euro, e poi nel 2011, quando il governo di Mario Monti decretò la cessazione della validità della vecchia moneta. Ma come hanno fatto questi residui a sopravvivere? «Tutti i francobolli stampati dopo il 1967 possiedono ancora valore legale e non sono scaduti – spiegano da Poste Italiane - Prima di quell’anno le affrancature recavano anche la data di scadenza della validità e quindi oggi non potrebbero più essere utilizzati francobolli emessi prima di quella data».
Il 1967 quindi è lo spartiacque. C’è anche una delibera del Comitato euro del ministero dell’Economia, datata 2002, emanata proprio per fare chiarezza sulla questione delle valute dei francobolli: «Si ritiene – recita il testo - che i valori bollati con valore facciale espresso solo in lire mantengano la propria validità anche dopo il 2002 a tempo indeterminato e possano essere utilizzati fino ad esaurimento delle scorte». Ovviamente il valore dell’affrancatura deve corrispondere alla tariffa in corso a seconda della spedizione. «È possibile che qualche ufficio postale o qualche tabaccaio ne abbia ancora una scorta e può venderle su richiesta del cliente», continuano da Poste. Possibile, ma non scontato.
In Toscana alcune direzioni provinciali della società dopo il 2011 hanno deciso di ritirarli dalle filiali, come a Grosseto e Siena, mentre nelle altre zone non è detto che ne siano rimasti ancora. La produzione, alla fine degli anni Sessanta, era alta: quasi un milione di unità l’anno. Ma nel corso dei decenni ne sono andati via molti, sostituiti poi da quelli con la valuta in Euro. Ma sopravvissuti ci sono. Lo sanno bene gli appassionati, che sui siti specializzati trovano ancora il modo di scambiarsi pezzi raccolta qua e là per l’Italia. Anche se i più meravigliati restano i destinatari casuali. «Erano tanti anni che non vedevo le lire», dice sorridendo Edoardo Gazzera dopo aver ricevuto un pacco da, neanche a dirlo, Galimberti. Uno di quei romantici che ancora custodisce passati che non passano, come le lettere scritte. E le lire. —
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