Il Tirreno

Toscana

il lavoro sfruttato 

Assicurato 1 giorno su 7: quando il locale è chiuso

I.B.
Assicurato 1 giorno su 7: quando il locale è chiuso

Montecatini, protesta con i proprietari della pizzeria: viene picchiato e rinchiuso nello sgabuzzino. Processo dopo 4 anni

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montecatini

Aldo (nome di fantasia per tutelare la vittima) è assicurato per lavorare il martedì. Solo che il martedì la pizzeria è chiusa: ha il turno di riposo. E i proprietari lo fanno lavorare tutti gli altri giorni, il sabato e la domenica anche 10 ore di fila. Quando decide di ribellarsi - dopo 2 anni e 8 mesi - viene picchiato e rinchiuso in uno sgabuzzino. Riesce a liberarsi e a scappare. Dopo quattro anni, a giugno è iniziato il processo contro i suoi ex datori di lavoro. Ma i soldi che avanza - rivendica 7.500 euro - ancora non li ha visti. E chissà se riuscirà a recuperarli. Funziona così anche in Toscana nel mondo del lavoro. Non è del tutto a nero, ma sicuramente è sfruttamento. L’allarme più recente è quello della Cgil che denuncia il lavoro “grigio”: contratti stipulati per poche ore, usati per far lavorare i dipendenti (senza assicurazione e senza contributi) a tempo pieno.

La storia di Aldo è significativa. Giovane, accetta il lavoro in pizzeria. La busta paga non corrisponde alle ore effettivamente lavorate. A un certo punto si accorge che i datori di lavoro, padre e figlio, gli danno da mangiare «le cose del giorno prima». È stanco e chiede spiegazioni per quel trattamento. Scoppia una lite nel locale. Dalle parole all’aggressione non ci vuole molto. Ma nella pizzeria ci sono le telecamere. Allora - stando alla versione dell’ex dipendente - padre e figlio trascinano il ragazzo nello sgabuzzino del locale, dove non c’è videosorveglianza. Lì prosegue l’aggressione. Si fa più violenza. Il ragazzo, però, riesce ad attivare il cellulare e a registrare parte della conversazione che poi esibirà come prova anche in tribunale. Le minacce si sentirebbero chiaramente: “Te da qui non esci vivo”.

Malgrado i datori di lavoro siano in due, il lavoratore riesce a divincolarsi e a fuggire: un po’ tumefatto, ma ancora intero. Scatta la denuncia e poi le indagini. Alla fine c’è il rinvio a giudizio per gli ex datori di lavoro per tentato sequestro di persona, percosse e minacce. La prima udienza c’è stata a giugno «perché ci sono stati molti rinvii. I due mandavano sempre certificati». La prima udienza, comunque, si è tenuta. Ora il processo è stato aggiornato a gennaio. E il timore del lavoratore è che i reati cadano in prescrizione prima della fine dell’iter giudiziario. Prima che la sentenza (qualunque essa sia) diventi definitiva. La prescrizione è nel 2021, dietro l’angolo. Soprattutto per chi non è stato ancora pagato. E ha l’Inail che rifiuta di riconoscere l’infortunio sul lavoro (in seguito alle botte) fino alla sentenza. —

I.B.

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