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Malori sul treno fermo senza aria condizionata
In 400 prigionieri a bordo dell’Intercity Salerno-Torino: si blocca a Follonica e poi fuori Pisa. Arriva in stazione trainato
pisa
In 400 sono rimasti fermi un’ora e mezza in aperta campagna, fra Livorno e Pisa, senza elettricità e aria condizionata e con i finestrini del treno che non si potevano aprire. Odissea e malori a bordo dell’Intercity 510 Salerno-Torino, che dopo le 14.30 di ieri si è fermato nel bel mezzo della linea Tirrenica (chiusa per un’ora dalle 15 alle 16) per una rottura del pantografo, su cui la Polfer ha già aperto un’inchiesta, interrogando la capotreno e il macchinista.
Il convoglio – già dalla ripartenza da Roma – avrebbe manifestato diversi problemi, bloccandosi subito dopo Termini e per diversi minuti pure a Follonica. Poi, prima dell’aeroporto militare di San Giusto, lo stop irreversibile. Con l’aria condizionata assente e la temperatura che iniziava a lievitare senza controllo. «Uno dei ferrovieri non mi ha neanche dato una bottiglia d’acqua – protesta Veronica Miraschi, 20 anni, di Roma – e mi ha risposto dicendomi “Ma che sono la ristorazione? Per chi mi ha preso”. Io posso giustificare i guasti ai treni, ma non come è stato gestito il tutto. Ho visto una signora tagliarsi la maglietta con le forbici. Avrà avuto una settantina d’anni».
Diverse le persone che si sono sentite male, una delle quali a causa di un malore è stata soccorsa sull’Aurelia (con il trasporto dai binari alla carreggiata) da un’ambulanza, grazie all’intervento di Polfer e protezione civile. Nel frattempo, chi stava un po’ meglio, si è appoggiato alla fronte le poche bottiglie ghiacciate o si è tappato la testa con uno straccio bagnato. Poi il convoglio – arrivato a Pisa con tre ore e 20 di ritardo e ripartito con oltre quattro – ha aperto le porte e verso le 16 è stato trainato alla stazione centrale con un locomotore d’emergenza.
A Pisa Trenitalia ha consegnato bottiglie d’acqua, un succo di frutta e uno snack, scusandosi per il disagio. Alta la tensione fra i passeggeri, che solo all’ultimo sospiro hanno avuto la certezza di arrivare in Piemonte. Dopo una giornata infernale. —
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