Il Tirreno

Toscana

La chiesa contro don paolo glaentzer 

«Mettetegli una macina al collo gettatelo negli abissi del mare»

PAOLO NENCIONI
«Mettetegli una macina al collo gettatelo negli abissi del mare»

Il vescovo di Prato, Agostinelli, cita il Vangelo di Matteo per condannare il prete pedofilo di Calenzano. Quello di Lucca: «Non è la nostra Curia a ospitarlo»

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PRATO. «Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare». Di fronte a questo auspicio della Curia di Prato - che con quella di Lucca prende le distanze dai preti pedofili - impallidisce persino la proposta del deputato Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia) che ha chiesto la castrazione di don Paolo Glaentzer, il sacerdote di Calenzano arrestato lunedì sera con l’accusa di violenza sessuale su una bambina di 10 anni.

Il riferimento alla macina da appendere al collo del prete, in effetti, arriva da monsignor Franco Agostinelli, vescovo di Prato di solito molto pacato. Non sono parole sue anche se le pronuncia lui. Sono attribuite a Gesù nel Vangelo secondo Matteo in una delle massime più dure di Cristo, che alcuni intendono riferita a chi molesta i bambini, altri a chi fa inciampare chi ha poca fede.È lecito dubitare che il grande pubblico possa fare sottili distinzioni teologiche: il messaggio è chiaro e riecheggia quello che in questi giorni viene anche da altre parti della Chiesa.

Il “prete social” don Nando Ottaviani, per esempio, parroco di Coreglia Antelminelli, nella valle del Serchio, ha fatto una diretta Facebook di 16 minuti nella quale chiede più volte il carcere per don Paolo Glaentzer, sembrandogli troppo blanda la misura degli arresti domiciliari a Bagni di Lucca decisa dal gip di Prato, come a una parte consistente dei nostri lettori, peraltro, nonostante il pericolo di fuga, reiterazione del reato o inquinamento delle prove sia oggettivamente quasi nullo (non fosse altro perché il parroco ha già confessato).

Ma la sola notizia dell’arrivo di don Paolo a Bagni di Lucca ha messo in allarme la Diocesi, tanto che il vescovo di Lucca, Italo Castellani ieri si è sentito in dovere di precisare che il sacerdote non sarà ospitato in una canonica ma in una casa di sua proprietà e che non potrà dire messa (essendo stato sospeso dalla Diocesi di Firenze). E don Raffaello Giusti, parroco a Bagni di Lucca, ha chiarito meglio: «Se il soggetto sotto accusa viene ritenuto non recuperabile, deve essere messo nella condizione di non nuocere».

Tolleranza zero, rifacendosi alla linea di Papa Francesco, chiede anche il vescovo di Prato. «Il primo pensiero, il pensiero di tutti - insiste monsignor Agostinelli - è per la vittima di questo gesto disumano, per questa bambina e per la sua indicibile sofferenza. I nostri figli sono il bene più grande e prezioso, è doloroso non esser stati capaci di proteggerla. Domandiamoci tutti quanto la nostra società, sempre più frammentata ed egoista, ha perso il valore centrale dei nostri fratelli più fragili, proprio a partire dai bambini e dagli anziani». Ma il vescovo pensa anche ai preti, quelli che non fanno “certe cose”: «Questa vicenda colpisce i nostri preti, quelli che ogni giorno seguono genuinamente Cristo e sono a servizio degli altri, generosi e silenziosi. Dopo le vittime, sono i sacerdoti veri, seri, spesso santi, ad essere colpiti. Stiamo accanto ai nostri preti. Spendono per gli altri non un po’ del proprio tempo, ma spendono la vita».

PAOLO NENCIONI. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

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