Il Tirreno

Toscana

i costi del servizio sanitario regionale 

I renziani: via il superticket Ma Saccardi frena: rivediamolo

M.N.

Nel patto di fine legislatura firmato da Pd e governatore l’ipotesi di un «superamento» Eppure sia lui che l’assessora non sono d’accordo

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FIRENZE. Sta lì, al paragrafo 3, punto 5 del patto di fine mandato. L’accordo fra il demoprogressista Enrico Rossi e i reduci del turborenzismo democratico siglato la settimana scorsa fra il governatore e la maggioranza Pd in consiglio regionale per dare ossigeno e una speranza di arrivare al 2020 alla giunta regionale. «Superamento del super ticket», c’è scritto. E poi i propositi illustrati con una vaghezza degna di governi contrattuali: «Valutare l’ipotesi di cambiare l’attuale sistema di compartecipazione dei cittadini alla spesa del servizio sanitario regionale attraverso il pagamento dei ticket, a partire dall’ipotesi di superare il superticket e il contributo di digitalizzazione». L’hanno firmata tutti ma tutti i contraenti di questo scorcio di legislatura blindata per contratto con metodo grilloleghista ne hanno un’idea diversa. Per Stefano Scaramelli, il consigliere regionale dem che da mesi detta la linea sulla sanità, non ci sono dubbi: «Il superticket così com’è va abolito - dice - E non c’è neanche più tempo per le analisi, dobbiamo agire e presto. Dunque, nel 2019 smettiamo di far pagare ai toscani 10 euro per ritirare un cd-rom quando escono dal ponto soccorso, e entro il 2020 passiamo al superticket. Solo così riusciremo a recuperare il ceto medio che già oggi preferisce rivolgersi al privato per alcuni esami specialistici perché lo fa in tempi più celeri e spendendo meno». Non una cosa da poco. Perché servono le mitologiche coperture: col «servizio di digitalizzazione» la Toscana rastrella 15 milioni, col superticket diviso per fasce di reddito (esenti sotto i 36mila, 10 euro fra 36 e 70mila, 20 fra 70 e 100mila, 30 oltre i 100mila) addirittura 40 milioni all’anno. Il problema è che pare ci sia un fossato fra dimensione “politica” della maggioranza dem e dimensione “amministrativa”, abbastanza da rendere il cammino della giunta Rossi una continua gara di equilibrismo fra forze centrifughe e realismo conservativo della macchina di governo. Sia Rossi, che della versione toscana del superticket è l’artefice, che l’assessora Stefania Saccardi, sono di un altro avviso. «Il superticket è stato introdotto da Tremonti nel 2011, e sarebbe importante se nella discussione sulla finanziaria venisse tolto. È una discussione che possiamo fare anche noi, ma in primo luogo spetta al governo», dice il governatore. L’assessora è ancora più netta: «Mi sembra impossibile pensare di abolirlo. Nemmeno in Emilia lo hanno eliminato, hanno semmai allargato le esenzioni, e questa è una misura che si può prendere in considerazione. Per il resto, il sistema garantisce al fondo sanitario della regione 40 milioni su 6,8 miliardi. Stiamo lavorando ad una rimodulazione delle fasce, magari aumentandole e rendendole più progressive. L’abolizione andrebbe incontro ad impugnazioni di fronte alla Corte costituzionale. Alla Lombardia è già successo». —

M.N. .

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