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L’Orrido di Botri un gioiello da tutelare: contro il degrado arriva il numero chiuso - Video

Tommaso Silvi
L’Orrido di Botri un gioiello da tutelare: contro il degrado arriva il numero chiuso - Video

Dal 1° giugno non vi possono stare contemporaneamente più di 200 persone. Un percorso di quattro tappe, l'ultima solo per esperti

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BAGNI DI LUCCA. Silenzio e melodia. Le due facce della natura. Nell’epoca dei tablet, dei cellulari, dei reality e dei ritmi impazziti, ci sono ancora angoli liberi dall’impronta dell’uomo. Patrimoni da tutelare a ogni costo e con ogni mezzo. E così l’Orrido di Botri, riserva naturale nel Comune di Bagni di Lucca, in località Ponte a Gaio, diventa esclusiva. La legge di accesso? Semplicissima. Chi prima arriva, prima alloggia. Per anni la stupenda area verde tagliata in due da un corso d’acqua, sotto la gestione e supervisione dei carabinieri forestali di Lucca, ha avuto l’accesso libero. Visitatori da tutta la Toscana, e non solo. Ore di macchina, ma una certezza: quella di farsi una passeggiata in mezzo al fiume, con l’acqua fresca proveniente dai monti che prima accarezza le caviglie, poi sfiora il ventre, e poi addirittura abbraccia i fianchi. Dal 1 giugno scorso, però, la musica è cambiata. Per una maggiore tutela del delicato ambiente naturale, l'ufficio gestore della riserva ha predisposto un accesso limitato dei visitatori. Ogni giorno sono ammessi fino a trecento visitatori, di cui solo duecento contemporaneamente.

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Numeri a parte, l’Orrido di Botri è davvero uno dei posti più belli della Toscana. Perché non è solo natura. E non è solo una riserva. Per arrivarci c’è una strada tutta tornanti, in alcuni tratti anche dissestata, che offre una visuale mozzafiato. Intervallata di tanto in tanto dal cancellino della manciata di abitazioni che si trovano sul tratto in salita. Sui tetti ci sono i sassi, come si faceva una volta, per non fare volare via le tegole in caso di vento forte. Una curva, un’altra ancora. E poi lui. L’Orrido. Un cancello di legno verde, una discesa fatta di scalini di pietra e inizia l’avventura. Quattro tappe: La Guadina, Le Prigioni, Il Salto dei Becchi e La Piscina. Le prime due sono per tutti, la terza per chi è disposto a passare diversi minuti nell’acqua gelida del Rio Pelago e la quarta è consigliata a chi ha esperienze di alpinismo o di escursionismo di buon livello. L’inizio del percorso è dominato dalle rocce, che presto annegano sotto i primi centimetri d’acqua.


Gli alberi coprono il cielo e donano ombra. Si sente il rumore degli uccelli. Attenzione, però. Guardarsi intorno potrebbe pericoloso. Perché il fondo è scivoloso e cadere è un attimo. In molti si procurano contusioni o, peggio ancora, fratture. E la maggior parte degli infortuni è dovuta all’inosservanza della regola numero uno: indossare scarpe da trekking. Risalire un fiume con la scarpe da ginnastica è impensabile, oltre che poco sicuro. Le guardie della riserva raccontano di imbattersi spesso in escursionisti incoscienti, che paragonano l’Orrido di Botri a una passeggiata in un centro commerciale. Passo dopo passo la natura ti accoglie, ti ospita, ti sorride. Silenzio e melodia si alternano. Lontano dal caos della vita di tutti i giorni. Con ingresso gratuito e con un ottimo ristorante a due passi. Una fetta di paradiso sulla terra. Da scrutare, ammirare, rispettare. E soprattutto da salvaguardare. 
 

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