Il Tirreno

Toscana

Ruspe dem e antirazzismo, il vicolo cieco dell'identità "rossa"

Mario Neri
Una ruspa in un campo rom
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Una ruspa in un campo rom

Nardella e Rossi rincorrono Salvini sul terreno dell'immigrazione per non perdere consensi e puntano sui valori storici della sinistra per farla rinascere. Ma nulla sembra servire a fermare l'onda populista: il popolo si è estinto e manca il linguaggio per costruire una nuova identità

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LIVORNO. Enrico Rossi, un po’ per provocazione politica un po’ per convinzione istituzionale, è stato uno dei primi. E quasi con un paradosso zenoniano ha chiesto aiuto al nemico. Sì, il socialista rivoluzionario e progressista, che ora chiama a raccolta Bruxelles intorno alla bandiera dell’antirazzismo, ha invocato il sostegno del ministro cattivista Matteo Salvini, del sovrano della politica sovranista, xenofoba e “puzzona” per «chiudere i campi rom» della Toscana. Poi sono arrivate le proposte del Pd e di Dario Nardella, e cioè modificare la legge regionale che regola l’assegnazione delle case popolari per privilegiare chi è residente da più tempo e penalizzare chi ha la fedina penale sporca. Tradotto: prima i toscani, fuori rom e stranieri.

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Due giorni fa, di fronte al leader leghista che da una piscina sguazzava ancora nel consenso dei toscani, il sindaco di Firenze ha completato l’opera: «Hanno smesso di mettere le ruspe sulle magliette perché le ruspe le usiamo solo noi, come abbiamo fatto per sgomberare il campo nomadi davanti al Poderaccio». Le ruspe democratiche disinnescheranno la propaganda salviniana? Un gioco da ragazzi per la leghista Susanna Ceccardi:

«Ma no, la gente lo sa, sono solo slogan per non perdere consenso». «Non agiamo di pancia», avverte la dem Alessandra Nardini. Gettarsi all’inseguimento, dice anche un eretico come Massimo Cacciari, è solo autolesionismo. Non è stato un successo neppure la manifestazione antirazzista convocata a Firenze una settimana fa. E l’evocazione del pericolo non è servita a riunire un popolo per salvare le città andate al voto dall’onda verde, semplicemente perché quel popolo non c’è più.

In pratica, quando rivendica la sua storia e identità - perfino repubblicana e costituzionale - la sinistra risulta vetusta, polverosa, noiosa. Left is boring. Sicché tutto quello che dice e fa ora è ininfluente, sovrastato dalla retorica populista. Neppure l’anti-populismo, cioè il classico schema manicheo, sembra una strategia per risorgere. Un vicolo cieco del linguaggio prima ancora che identitario. Non perché un’identità ci sia ancora, ma perché servono le parole per darsene una. E le parole non ci sono.

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