Il Tirreno

Toscana

LA CRISI DI INCISA VALDARNO 

Vertenza Bekaert Di Maio convoca riunione il 5 luglio «Invitato Pirelli»

Documento congiunto fra il ministro dello Sviluppo Economico e il governatore  Rossi: «Sulle delocalizzazioni l’Europa prenda posizione»

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FIRENZE. Il primo a intervenire, ieri, sul proprio profilo Facebook è stato l’ex ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. Un attacco frontale per la delocalizzazione in Romania della Bekaert di Figline Valdarno, l’azienda con 318 operai di Figline che produce cordicelle metalliche per gli pneumatici. Calenda sollecita il controllo dei fondi europei da parte della Romani per attrarre l’azienda e l’inasprimento della legge nazionale su chi delocalizza. Ma il ministro dello Sviluppo Economico attuale Luigi Di Maio (M5S) non si lascia tirare per la giacca. E gli risponde con una nota a quattro mani con il governatore della Toscana, Enrico Rossi.

«Sulla delicatissima vicenda Bekaert c'è la massima attenzione a livello regionale, nazionale ed europeo. Infatti il 5 luglio ci sarà un tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico, al quale chiediamo sia presente anche Pirelli, per un confronto concreto e immediato». Inoltre - aggiunge Di Maio in Europa - abbiamo già presentato «un'interrogazione affinché venga fatta chiarezza su eventuali violazioni delle direttive comunitarie da parte della Bekaert. Anche in Europa le istituzioni devono prendere una posizione in merito a queste pratiche che spostano lavoro e profitti per motivi economici o fiscali, calpestando i cittadini. Chiederò, a questo proposito, di avere un confronto con la Commissaria europea per la concorrenza, Margrethe Vestager, anche per capire quali siano le azioni concrete che la Commissione intende portare avanti per risolvere l'annoso problema delle delocalizzazioni selvagge e dei paradisi fiscali a norma di legge presenti in Europa». Oltretutto - conclude Di Maio - nel decreto Dignità è «prevista una stretta alle delocalizzazioni proprio per evitare che, dopo aver ricevuto aiuti da parte dello Stato, le aziende spostino la produzione all'estero». —

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