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Il “re degli outlet” versa quasi 4 milioni al fisco
Dopo l’arresto Luigi Dagostino risponde alle domande del giudice «Voglio fare la pace con l’Agenzia delle entrate». Intanto resta ai domiciliari
FIRENZE. Esercizio di buona volontà del re degli outlet Luigi Dagostino, ex socio del babbo di Matteo Renzi, messo ai domiciliari per un’inchiesta per fatture false: interrogato dal gip di Firenze Fabio Frangini ha detto di voler “fare la pace con il fisco” dopo aver ricordato di aver effettuato un ravvedimento operoso versando 3,7 mln all’Agenzia delle Entrate per un primo gruppo di fatture false, e di essere in procinto di farne un altro riguardo ad altre fatture emerse nell’inchiesta che lo ha portato agli arresti. Dagostino era stato arrestato alcuni giorni fa in esecuzione di un’ordinanza del gip Fabio Frangini e su richiesta del pm di Firenze Christine von Borries. Il pm temeva l’inquinamento delle prove e la reiterazione dei reati fiscali, quindi ha chiesto al gip di arrestare Dagostino.
I reati contestati, per evasione delle imposte sui redditi e dell’Iva, riguardano una società di cui Dagostino risultava amministratore, la Andi di Figline Valdarno cancellata dal Registro delle imprese di Firenze nel 2016 che si è avvalsa dell’utilizzo di numerose fatture per operazioni ritenute da inquirenti e GdF inesistenti così da costituire fittizi elementi passivi. Le fatture erano emesse da società pugliesi, tra cui la Building & Engineering di Barletta srl, amministrata da Leonardo Dimonte, la ditta individuale Ruggiero Rizzitelli di Barletta che il gip nel suo provvedimento definisce’cartiera’, la Bielle Costruzioni, Futura Costruzioni e House Builders, tutte di Barletta.
Dagostino, che ha risposto alle domande del giudice, si sarebbe detto pentito riguardo a certe accuse che gli sono state contestate e ha presentato una memoria scritta. L’imprenditore ha fatto rilevare di essere uno dei primi contribuenti del fisco in Toscana per imposte versate ed ha detto che era sua intenzione sistemare la questione fiscale, sottolineando che è di importo economico inferiore rispetto al giro d’affari delle sue 14 società e che l’arresto avrebbe interrotto il suo progetto di risanamento fiscale. Tuttavia nell’interrogatorio c’è stato un colpo di scena quando a un certo punto il pm Christine von Borries, spiazzando imputato e difensore che non ne erano a conoscenza, ha svelato prove ignote finora.
Prove che potrebbero portare a nuovi sviluppi investigativi nei prossimi tempi. Il colpo di scena ha convinto il difensore di Dagostino, avvocato Alessandro Traversi, a presentare un’istanza al giudice per permettere al suo assistito di continuare le attività, almeno per l’ordinaria amministrazione, nelle 14 aziende di cui è amministratore o liquidatore. Intanto resta ai domiciliari.
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