Il Tirreno

Toscana

Si portava a casa il cibo degli alluvionati

di Gianni Tacchi
Si portava a casa il cibo degli alluvionati

Arrestato il funzionario del Comune che coordina la Protezione Civile, la polizia gli contesta 47 episodi di peculato

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LIVORNO. Ci sono gli spostamenti con l’auto del Comune per fini privati, commissioni personali che non c’entravano niente con il suo ruolo di coordinatore della Protezione civile di Livorno. Ci sono le taniche di gasolio riempite pagando con la carta carburante dell’amministrazione comunale, taniche che il funzionario usava per rifornire i suoi mezzi. Ma ci sono anche e soprattutto i generi alimentari e le casse d’acqua – ottenuti dalla stessa Protezione civile per rispondere alle varie emergenze – che il 59enne prendeva continuamente dai magazzini e portava a casa sua. Sì, anche nei giorni successivi alla tragica alluvione dello scorso 10 settembre, quando Livorno era in ginocchio e tantissime famiglie avevano bisogno di aiuti. È quanto ricostruito dagli agenti della squadra mobile negli ultimi mesi, indagini che ieri hanno portato all’arresto di Riccardo Stefanini, volto conosciuto a Livorno proprio per il suo lavoro negli uffici comunali: è accusato di peculato continuato, aggravato dalla recidiva specifica, alla luce di alcuni episodi per i quali è stato condannato nel 2012, e nei suoi confronti sono scattati i domiciliari con braccialetto elettronico (è anche stato sospeso dal suo incarico). Una misura necessaria sia per evitare l’inquinamento delle ulteriori prove che la polizia sta raccogliendo, spiegano dalla questura, sia per scongiurare il rischio di reiterazione del reato, come scrive il gip nell’ordinanza.

Al momento sono 47, in totale, i casi di peculato accertati dagli agenti della squadra mobile di Livorno: per quaranta volte ha preso l’auto comunale per uso personale, in sette occasioni invece ha riempito una tanica di gasolio – strisciando sempre la carta del Comune – e l’ha portata a casa. L’ultimo episodio risale a martedì: Stefanini, al rientro da Firenze a bordo della vettura di servizio, si è fermato in un distributore di benzina di Livorno e ha fatto la stessa cosa, con i poliziotti che ieri mattina – durante la perquisizione domiciliare – hanno ritrovato la tanica di gasolio riempita il giorno prima. Tutto senza dimenticare il cibo e l’acqua che il coordinatore della Protezione civile portava a casa, la prima volta nel 2015 e poi per tutto il periodo delle indagini. «Non stiamo parlando di un dipendente che andava a prendere il caffè durante l’orario di lavoro – evidenzia Salvatore Blasco, capo della squadra mobile livornese – il suo era un modo continuo e sistematico, quasi quotidiano, di usare la cosa pubblica come privata. La reazione al momento dell’arresto? Non se lo aspettava, era dispiaciuto. Ma dispiaciuti siamo noi che l’avevamo visto impegnato più volte per la città».

Le indagini, coordinate dal procuratore capo Ettore Squillace Greco e ancora in corso per verificare altri ed eventuali coinvolgimenti, sono iniziate dopo una segnalazione del sindaco di Livorno Filippo Nogarin. «Era il 9 settembre dello scorso anno, il giorno prima dell’alluvione – spiegano dalla questura – quando il sindaco si presentò nei nostri uffici perché altri dipendenti comunali, poi sentiti durante l’inchiesta, gli avevano raccontato che c’era qualcosa di anomalo nella Protezione civile». Da lì, il via alle indagini. Prima le testimonianze, una delle quali particolarmente significativa per ricostruire il quadro, poi le intercettazioni telefoniche e ambientali, con una microspia nell’auto di servizio. «Nonostante il precedente penale specifico – si legge nell’ordinanza del gip Antonio Del Forno – Stefanini, durante tutto il periodo delle indagini, ha continuato a usare l’ufficio pubblico come mezzo per lucrare indebitamente tutto il possibile, dai generi alimentari al carburante». Accuse pesanti, a partire proprio dal cibo destinato agli alluvionati e portato invece a casa.

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