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Forestiero? Maxi tassa per cremarsi a Livorno
Quasi decuplicato il diritto di “ingresso” delle salme in città
LIVORNO. Il giro di affari è importante: 6 milioni e mezzo di euro all’anno in Toscana. E Livorno di questo business si prende la fetta più importante, quasi il 40%. Non a caso il sindaco Filippo Nogarin, aumentando da 15 a 100 euro, i diritti ingresso per le cremazioni di salme provenienti da fuori Comune, ha trovato quasi tutte le coperture per finanziare il reddito di cittadinanza dei propri cittadini. Dalle ceneri dei forestieri i soldi per mantenere i residenti. Il “quasi monopolio” sulle cremazioni di Livorno, però, genera non poche polemiche. Non solo politiche e locali, con le dimissioni dell’assessore al sociale Ina Dhimgjini arrivate, forse, proprio per l’aumento anche della tariffa (da 10 a 80 euro) anche per la cremazione dei resti mortali delle salme già sepolte. Le polemiche vengono sollevate anche da privati e associazioni che si occupano di servizi cimiteriali e che devono riversare sui propri clienti gli aumenti stabiliti da Livorno: di solito clienti con possibilità limitate, quelli che di preferenza ricorrono alla cremazione (meno costosa della sepoltura in loculo o tomba nel cimitero).
Del resto delle 10376 cremazioni effettuate nel 2016 in Toscana (ultimo dato disponibile rilevato da Sefit, associazione servizi funerari pubblici italiani) 4719 si effettuano al Tempio crematorio del cimitero comunale “La Cigna”, dai livornesi conosciuto come cimitero “Dei lupi”. E, sopratutto per la costa rivolgersi a Livorno è quasi una scelta obbligata: non solo per la logistica, ma anche per la rapidità di servizio. E il Comune di Livorno ha pensato bene di trasformare la cremazione in un affare sul caro estinto.
I DATI DELLE CREMAZIONI
Questo è stato possibile anche grazie al crescente ricorso a questa pratica. In Toscana nel 2000 il totale delle cremazioni di salme era pari a 2558. In poco più di 15 anni sono diventate 10. 376. Un’impennata che ha riguardato principalmente la città di Livorno: nel 1994 le cremazioni erano 400, poi nel 2000 sono salite a 904 fino alle 4719 del 2016, ultimo dato rilevato. Per capire l’importanza di Livorno basti pensare che a Firenze, al cimitero di Trespiano, il dato più alto negli ultimi anni è del 2015 con 2300 cremazioni. Il terzo polo è Pistoia con 1246 cremazioni effettuate nel 2016. Il resto dei forni crematori toscani, tra Arezzo, Bagno a Ripoli, Massa, Pisa, Siena e Carrara (inaugurato a gennaio) si prendono le briciole.
COSA DICE LA LEGGE
Le ragioni di questo dato in costante crescita sono molteplici. Nel 1963 la Chiesa ha abolito il divieto di farsi cremare per i propri fedeli. Tra il 1987 e il 1990, poi, la legge ha fatto passi da gigante a favore della cremazione, anche se non consentivano la dispersione delle ceneri che dovevano essere conservate all’interno del cinerario comune. Solo dal 2001, però, la legge 130 ha fatto venir meno il divieto di dispersione delle ceneri. La stessa legge, però, ha stabilito che da gratuita questa pratica passasse a pagamento, intorno alle 400 euro. Visti i pochi, pochissimi impianti di cremazione presenti in tutta Italia, e per evitare il monopolio e la speculazione lo Stato ha imposto delle tariffe massime per la cremazione. Oggi siamo a 621 euro Iva inclusa. Tetto che non riguarda, però, i diritti di ingresso per le cremazioni. Rimaste in mano alle amministrazioni locali. Come dimostra l’incremento votato a Livorno.
LA TRADIZIONE LIVORNESE
Le ragioni del monopolio livornese sono strettamente legate alla sua tradizione e, ancora di più, al suo riuscire a stare al passo proprio con la legge. L’Associazione per la cremazione, Socrem, fu fondata nel 1882 e nel 1902 si fuse con una seconda società cremazionista. Dal 1906 la Socrem ha preso in gestione il Tempio cinerario, uno dei più importanti a livello Europeo. Struttura che nel corso degli anni è stata ampliata e modernizzata con la realizzazione di due forni crematori ai quali se ne è aggiunto un terzo proprio a inizio anni 2000. Non a caso dopo il cambiamento della legge sulla dispersione delle ceneri.
TARIFFE E LISTE D’ATTESA
«Questa tradizione e l’utilizzo di forni moderni in grado di completare una cremazione in tempi più brevi rispetto a tutti gli altri impianti toscani hanno permesso a Livorno di incrementare così tanto, e in tempi relativamente breve, i suoi numeri». Da Sefit, associazione servizi funerari pubblici italiani, unica accreditata anche presso l’Istat per la fornitura di dati ufficiali sulle cremazioni, confermano il ruolo centrale di Socrem in Toscana. «Abbiamo confrontato le tariffe e non ci sono differenze sostanziali – spiegano da Sefit -. A Livorno pesa molto la tradizione, il funzionamento ottimale degli impianti e le liste di attesa più brevi di tutta la Toscana».
LA CRISI ECONOMICA
Un elemento chiave nell’analisi per Sefit è legato anche alla crisi economica del 2008. «Prima di quella data nella sola Livorno si cremavano meno di 2000 salme all’anno – spiegano – si è passati subito a 2808 nel giro dell’anno successivo e in un paio di anni si è arrivati fino alle 4000 cremazioni, attestandosi sui numeri attuali». Cosa c’entra la crisi con la scelta di molte persone di farsi cremare? «Farsi cremare ha un costo minore e, al di là della libera scelta personale, è una soluzione per la quale optano coloro che non possono permettersi un posto al cimitero – confermano da Sefit -. La crisi, dunque, non ha rallentato ma ha accelerato il processo di scelta di molte persone in tal senso». Ecco perché l’aumento dell’85% per i diritti di ingresso delle salme a Livorno fa arrabbiare: spesso rischia di colpire chi è più indigente.
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