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Toscana

Monte Croce, fioritura-record: le giunchiglie sembrano un quadro impressionista - Video

di Melania Carnevali
Monte Croce, fioritura-record: le giunchiglie sembrano un quadro impressionista - Video

Stazzema, siamo saliti a quota 1314 metri per una fioritura eccezionale: non accadeva da 80 anni. Ecco i perché di questo spettacoli della natura

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STAZZEMA. No, non sembra un quadro. Sembra un sogno. Il mondo che non c’è, ma che ci sarebbe – se potesse –, dove tutto è amplificato: i colori, i profumi, i numeri, il silenzio, le emozioni. Questo prato fiorito a 1. 314 metri di altezza sul monte Croce, nelle Alpi Apuane, oggi, sembra il giardino di Dio. Lo avrebbe fatto sicuramente così, lui: un tappeto bianco su un mare verde.

Centinaia di migliaia, anzi no, milioni – e chissà quanti milioni – di giunchiglie che ballano al vento come ballerine classiche al ritmo di cip cip. Tutte un po’ piegate su loro stesse, di profilo, narcisi timidi e anche po’ vanitosi. E il tappeto bianco, poi, che si srotola verso valle, all’infinito. Quasi non c’è più spazio. Sembra che tutte le giunchiglie del mondo, quest’anno, si siano date appuntamento quassù per una danza segreta.

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Ogni anno, a maggio, sulla vetta del Monte Croce si ripete lo spettacolo della fioritura della giunchiglie, che la leggenda narra siano le lacrime versate da una pastorella per la morte del suo promesso sposo. Un’esibizione della natura come i campi di girasoli del Val d’Orcia, quelli di lavanda della Provenza o la fioritura di Castelluccio di Norcia, un miracolo di colori che ogni anno esce dalla collaborazione fra la natura e l’uomo. Solo che qui l’uomo non c’entra niente. Qui la natura ha fatto tutto da sola, artista e pennello di se stessa. E quest’anno, stando a quello che racconta la gente del posto, ha dato il meglio di sé. È da ottant’anni, dicono, che non si vedeva una fioritura così.

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Questo luogo magico si raggiunge, da Stazzema, cambiando sentieri su sentieri. Un bosco, un prato, un viottolino di sassi, una scalinata «per escursionisti esperti», dice il cartello del Cai. E poi un ruscello, di nuovo il bosco, il prato, una cascata, un sentiero stretto stretto così a picco sulla valle che sembra di volare, massi, fango, tronchi di alberi spezzati, silenzio, cinguettii, di nuovo silenzio. Oltre due ore di cammino e arrampicate che sono la cassaforte naturale di questo gioiello delle Alpi Apuane. Il giardino segreto si schiude all’improvviso dietro una curva.

Eccole tutte lì le giunchiglie, arrampicate sul crinale del monte. Prima poche, distanti, sembrano lentiggini della montagna. Poi a pennellate, come se una nuvola fosse appena passata e le avesse spruzzate dal cielo. Più si sale e più il bianco diventa fitto. Fino alla vetta, dove si trova la croce, e lì si vede tutto il sogno.

Escursionisti e turisti internazionali vengono apposta in vetta (anche se il percorso non è dei più facili, leggi box), a maggio, per vedere queste giunchiglie fiorite.

Anche oggi ce ne sono tanti, di escursionisti, nonostante le previsioni meteo non fossero incoraggianti e nonostante le nuvole nere vadano e vengano.

D’altronde, in genere, la fioritura non dura molto: una settimana, a volte due, al massimo tre. Però c’è sempre. I fiori non tradiscono: quando trovano una casa, non la mollano. Mai. Ci tornano, anno dopo anno, primavera dopo primavera. Lo stesso punto, lo stesso periodo. E tu aspetti, ti fidi, sai che torneranno. Quello che non sai, invece, è quanti saranno. Uno solo? Dieci? Cento? Mille? O forse duemila? Quando poi te ne aspetti migliaia e ne trovi milioni, beh, quella supera la natura e diventa magia.
 

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