Il presidio
Da un’isola all’altra i mobili di Montecristo “nascosti” a Pianosa
Il sindaco di Campo Montauti ritrova arredi di casa Savoia Erano nel vecchio carcere, sarà la Soprintendenza a datarli
Il simbolo di Casa Savoia impresso nel legno scuro di quei mobili riaffiorati dal nulla, dopo decenni di oblio passati al chiuso di una stanza abbandonata. Una scintilla. È così che sono tornati vividi i contorni di un mistero ingiallito dal tempo, che tiene assieme l’isola di Montecristo, perla selvaggia dell’arcipelago toscano, l’ex isola carcere di Pianosa, due sindaci dell’isola d’Elba, e le vicissitudini della famiglia reale italiana prima e dopo il disastro della Seconda Guerra mondiale.
Come in un giallo che si rispetti, è un evento casuale ad innescare il racconto. Lo sa bene il sindaco di Campo nell’Elba Davide Montauti che, la scorsa settimana, si è imbattuto in alcuni pezzi di mobilio d’epoca, chiusi all’interno di una delle stanze dell’ex direzione del carcere di Pianosa, in uno stabile ormai abbandonato da anni. Mobili che, da una prima valutazione, potrebbero essere quelli appartenuti alla famiglia reale e custoditi all’inizio del XX secolo all’interno della villa fatta costruire dal lord britannico George Watson Taylor sull’isola di Montecristo.
«Ero a Pianosa – racconta Montauti – per un sopralluogo sull’isola che fa parte del mio territorio comunale. Sono architetto e, per questo, stavo effettuando dei rilievi nello stabile che da tempo è nelle nostre disponibilità». Il sindaco aveva ottenuto le chiavi delle varie stanze in disuso da tempo. Ne ha aperta una e ha trovato i pezzi di arredamento: poltrone, due divani, di cui uno con in testa il vessillo della famiglia reale, una specchiera (anche quella con lo stemma di Casa Savoia), un tavolino, due buffet e altro materiale. Arredi di fine Ottocento, inizi Novecento, ancora in buone condizioni. «Ho subito pensato a Montecristo – racconta il sindaco di Campo nell’Elba –. Chi abita dalle mie parti ha sentito più volte la storia dei mobili della villa reale che furono messi in salvo durante la Seconda Guerra mondiale. Non ne ho la certezza, ma gli indizi fanno pensare a questo».
Insomma, c’è da capire se il ritrovamento dei mobili assumerà i contorni di una bufala o di una sensazionale scoperta. Per questo Montauti, dopo aver avvertito il collega Mario Ferrari di Portoferraio, Comune nella cui giurisdizione ricade Montecristo e il Parco nazionale, si è rivolto alla Soprintendenza di Pisa, con la quale - nei prossimi giorni - effettuerà un sopralluogo a Pianosa. Chissà se basterà per risolvere, dopo oltre settant’anni, il mistero che avvolge i beni della famiglia reale un tempo custoditi a Montecristo e poi svaniti nel nulla.
L’isola, infatti, passò ai Savoia alla fine dell’800 e fu trasformata in una riserva di caccia sotto il re Vittorio Emanuele III, quindi all’inizio del ’900. I reali vi trascorrevano diverso tempo e si erano insediati nella residenza costruita alle spalle di Cala maestra dal botanico Taylor. Poi arrivò la Seconda guerra mondiale, destinata a mutare il corso della storia nazionale e della famiglia reale. Durante il conflitto la villa di Montecristo fu spogliata di tutti gli arredi e dei beni contenuti all’interno. Gran parte del mobilio e degli oggetti di valore furono trafugati dopo la fine delle ostilità, ma alcuni arredi furono messi in salvo in un posto non ben precisato. A Pianosa? Probabile. A distanza di oltre settant’anni dei mobili con lo stemma della famiglia reale sono riemersi dall’oblio.
In realtà, secondo le informazioni raccolte in queste ore dal primo cittadino di Campo nell’Elba, quei pezzi di arredo furono negli anni utilizzati nella foresteria dello stabile dell’ex direzione del carcere di massima sicurezza di Pianosa chiuso a fine anni Novanta (adesso sull’isola sono impiegati detenuti in semilibertà della casa di reclusione di Porto Azzurro). Ci sarebbe anche un documento attraverso cui l’amministrazione penitenziaria aveva affidato a un vecchio direttore del carcere il mobilio. Le carte, tuttavia, non spiegano se quegli stessi mobili siano arrivati o meno da Montecristo.
Intanto, però, c’è già chi sull’isola riserva integrale del Parco quei pezzi di arredo ce li vorrebbe riportare. È il sindaco di Portoferraio, Mario Ferrari, a lanciare la proposta: «Quando sarà accertata la provenienza degli arredi, questi dovrebbero tornare sull’isola – spiega il primo cittadino – la villa reale è il loro posto naturale. L’idea di poter riportare gli arredi originali tra quelle mura sarebbe prezioso, anche perché è un valore aggiunto poter accostare all’aspetto della tutela naturalistica e dell’ambiente, quello della storia e delle usanze di chi ha abitato l’isola».
Così sull’isola di granito famosa per il tesoro del Conte di Montecristo, narrato nel romanzo di Alexandre Dumas Padre, un altro piccolo tesoro dimenticato nel tempo potrebbe presto fare ritorno.
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