Il presidio
L’antimafia ridotta a spot e i boss fanno ancora affari
Bolzoni: «Non servono slogan e caroselli, i nuovi padrini cercano politici periferici» «In Toscana indagini serie sul riciclaggio». Messina Denaro? «Non è lui il capo»
LAMPORECCHIO (PISTOIA). L’antimafia ridotta a spot e caroselli. I nuovi padrini che fanno affari coi politici “periferici”. La Toscana terra di riciclaggio ma non ancora colonizzata. Matteo Messina Denaro che “non è il capo, ma un alibi”. Attilio Bolzoni, giornalista di Repubblica, profondo conoscitore di mafia e Sicilia, è a Lamporecchio per portare in scena “Parole d’onore”.
Come nasce questo lavoro?
«Nasce spulciando il mio taccuino, 30 anni di appunti presi nelle borgate, nei tribunali, nelle case dei mafiosi. L’idea di scriverci un libro è del 2007. Ero a Corleone. Parlavo col fratello di Toto Riina, Gaetano Tanuzzo. Arrivammo a Buscetta. Gli chiesi che ne pensava. Mi rispose: “Ha visto il mondo e gli è scoppiato il cervello”».
Parole d’onore, riflettori sul codice dei mafiosi?
«Il loro non è un codice. E’ piuttosto un esercizio permanente di potere. Un linguaggio che appartiene a un mondo per certi versi surreale. Giovanni Falcone disse: “per quanto possa sembrare strano, la mafia mi ha impartito una lezione di moralità”. Moralità con tre virgolette».
Dal libro al teatro, le parole dei mafiosi sono diventate uno spettacolo.
«L’abbiamo portato in scena al festival di Edimburgo, poi a Piccadilly, a Bruxelles, a Lione, a Parigi e naturalmente a Palermo. L’ultima uscita, il 27 marzo scorso a Villa Torlonia. La novità adesso è che anch’io salgo sul palco. La cosa più difficile? E’ stata tradurre in inglese la frase “la curiosità è l’anticamera della sbirritudine”».
Pochi giorni fa era a Favara, nell’Agrigentino, a presentare il blog Mafie su Repubblica.it. Zero spettatori in sala. Ne è scaturita una polemica. E’ il segno che c’è bisogno di cambiare registro anche quando si parla di mafia?
«No. La mafia la devi spiegare per com’è. Il problema è un altro, sono le parole dell’antimafia. Faccio un esempio. Prima di scrivere Parole d’onore sono a Palermo, al Politeama. La mattina mi affaccio alla finestra e vedo i muri tappezzati di manifesti con scritto “La mafia fa schifo” con il bel faccione di Toto Cuffaro, indagato e poi condannato per favoreggiamento di Cosa Nostra. Tempo dopo sono al Tribunale di Palermo, ci sono i parenti della famiglia mafiosa degli Spadaro. Riconosco Francolino. Era stato processato per estorsione e mentre lo condannavano diceva: “La mafia fa schifo”. Il fatto è che la mafia si è impossessata del linguaggio dell’antimafia e l’antimafia si è ridotta a spot, a caroselli, a parole d’ordine. Oggi ricorrono 40 anni dalla morte di Peppino Impastato. E sento tutti gridare “la mafia è una montagna di merda”. Ma cosa significa? Lo diceva Giuseppe che era circondato da parenti mafiosi, Ma oggi? Oggi Falcone e Borsellino sono diventati dei panini, dei tornei di calcetto, delle statuette. Si è scarnificata l’essenza dell’antimafia».
Cos’è la mafia oggi?
«La mafia di oggi è quella di sempre. Se escludiamo i 25 anni tragici dei Corleonesi che hanno sferrato un attacco allo Stato, non è cambiato nulla. Dopo quella parentesi a Palermo non è più scoppiato un mortaretto neppure per Santa Rosalia. Oggi la mafia è consociativa e tratta con la politica. Più con i politici periferici, quelli che gestiscono i nuovi centri di potere».
E in Toscana?
«Non siamo al livello di altre regioni. Ma voglio ricordare i Graviano a Forte dei Marmi, gli affari di Messina Denaro. E poi i Georgofili. La magistratura finora è stata un po’ distratta ma oggi le indagini procedono. Pensiamo al riciclaggio».
Matteo Messina Denaro, è lui l’ultimo padrino?
«Matteo è un alibi. Non potrà mai essere il capo della mafia. E’ latitante e la sua latitanza non supererà mai i 43 anni di Bernardo Provenzano. Non diventerà il capo perché oggi comandano i parlermitani, e lui è trapanese. E poi è il custode della memoria della strategia stragista dei corleonesi e la mafia siciliana ha cancellato per sempre Corleone dalla sua mappa geografica».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google