Il Tirreno

Toscana

General Electric, 65 lavoratori dell’indotto a rischio

Samuele Bartolini
Un presidio dei lavoratori ex Nuovo Pignone davanti allo stabilimento di Avenza (Massa Carrara)
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Un presidio dei lavoratori ex Nuovo Pignone davanti allo stabilimento di Avenza (Massa Carrara)

La vertenza alla ex Nuovo Pignone: sindacati in allarme per gli operai degli stabilimenti di Carrara e in tutta Italia. I delegati Fiom: "Clima insostenibile, in azienda veniamo minacciati"

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FIRENZE. È allarme occupazione nelle aziende dell’indotto del sito industriale Baker Hughes General electric (ex Nuovo Pignone) ad Avenza. La Fc Imballaggi ha annunciato il licenziamento di 52 lavoratori, la Vivaldi e Cardino di 13. Sono entrambe aziende in doppio subappalto. La Fiom Cgil chiede alla Regione di intervenire per bloccare i licenziamenti, ma chiede anche più controlli su rispetto del contratto e del ruolo del sindacato. «Il sabato e la domenica sono di lavoro quando il contratto nazionale non lo prevede», dice la segretaria della Fiom di Massa Luisa Pietrini.

Ma finora l’ispettorato ha fatto i controlli negli altri giorni della settimana. Non solo. Nei giorni scorsi i sindacalisti Fiom sono stati oggetto di minacce verbali. Tutto è accaduto durante uno sciopero in un’altra azienda dell’indotto Bhge di Avenza: la Tc Impianti. «Qui volano coltelli», hanno detto i lavoratori rivolgendosi minacciosi ai sindacalisti che partecipavano allo sciopero. Così riferisce Luisa Pietrini. E il segretario regionale Fiom Massimo Braccini commenta: «Può succedere anche questo con gli appalti al ribasso». La Fiom ha segnalato il caso al prefetto di Massa Carrara Enrico Ricci. Dovrebbe filare tutto liscio, invece, per i dipendenti diretti Bhge di Massa e Firenze. I tagli del colosso americano, che ha il 62 per cento delle azioni Bhge, potrebbero costare 70 posti di lavoro ma a Sesto San Giovanni (Milano). Si parla di 12mila posti a rischio nel mondo e 5.500 in Europa. È quanto emerso dall’assemblea dei delegati sindacali del gruppo Ge e controllate in Italia che si è tenuta ieri a Firenze. Mentre Bhge conferma gli investimenti sul porto di Piombino.[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.2713774:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2011/09/30/news/mister-ge-inaugura-avenza-1.2713774]]

Oltre al rispetto dell’accordo aggiornato da 65 milioni sul programma Galileo firmato con Regione e Mise a fine gennaio: porterà all’assunzione da qui al 2022 di 60 persone nei siti industriali toscani (circa 150 quelle assunte). Ma si sono perse le tracce delle assunzioni fino a 500 posti di lavoro annunciate, sempre nello stesso accordo, nel 2016. Bhge, che fino al giugno 2017, era solo Ge non fornisce i dati. Mentre la Regione rimanda le responsabilità a Bhge. Daniele Calosi, segretario della Fiom Cgil di Firenze, se la prende con l’accoppiata Renzi-Rossi: «Le 500 assunzioni? Bisogna chiedere a loro come mai abbiano lasciato fuori i sindacati dal programma Galileo».

Unico dato certo: il saldo positivo di 8 unità in più in tutta Italia, ma da un accordo sulla mobilità Fiom-Fim-Uilm. Anche sul futuro dei dipendenti diretti di Bhge in Toscana qualcosa non torna. Il nuovo colosso dell’oil&gas nato dalla fusione tra Ge e Baker Hughes è una società quotata in borsa. Ge ha preso l’impegno di non cambiare la sua quota azionaria ferma al 62 per cento fino al luglio 2019. «Ma girano voci strane. Prima pare che Ge voglia cedere le azioni, poi che voglia comprare le restanti», dice Gianni Venturi della segreteria nazionale Fiom Cgil. Ed è la stessa Bhge a non confermare alcuna clausola sociale che impedisca, con la vendita delle azioni da parte di Ge, il licenziamento dei suoi dipendenti.

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