Il presidio
Allenatore picchiato da un genitore, Birindelli: «C’è chi si illude e spera in carriere lampo»
L'ex terzino della Juventus ora allenatore del Pisa Under 16 una volta ritirò la squadra per una lite tra due padri: "Molti perdono di vista i valori e fanno ricadere sui ragazzi le loro difficoltà economiche"
PISA. A Bucine, in provincia di Arezzo, un genitore ha mandato all’ospedale un allenatore per non aver convocato il figlio di 10 anni durante un torneo di Pulcini. È l’ennesimo episodio di violenza nel calcio giovanile, dove si cerca di arginare questo fenomeno con gesti eclatanti come quello che nel dicembre 2013 vide protagonista l’ex calciatore della Juventus e della nazionale Alessandro Birindelli che ritirò la sua squadra dal campo per una lite tra due genitori.
Birindelli, oggi allena l’under 16 del Pisa ed è padre del giovane terzino nerazzurro Samuele. Come è possibile che si verificano episodi di questo genere?
«L’episodio di Bucine è assurdo proprio perché stiamo parlando di una categoria dove tutti devono giocare e non esiste neppure una classifica. I motivi sono tanti e i casi infiniti, è un problema reale. Queste reazioni spesso sono dovute alla scarsa conoscenza dei valori sportivi da parte di tanti genitori».
Cosa deve fare un allenatore?
«Le società e gli allenatori dovrebbero coinvolgere maggiormente le famiglie attraverso un percorso virtuoso di educazione sportiva. Si può fare anche qualcosa in più ma questo può essere un primo passo».
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Si vuole un figlio subito campione?
«Probabilmente anche le difficoltà economiche degli adulti ricadono sui ragazzi. Molti pensano che il calcio possa portare fin da subito delle entrate importanti, e non è così. Molti dimenticano che bisogna lasciarli imparare da soli e divertirsi specialmente quando sono così piccoli».
I ragazzi quanto sono influenzati dal comportamento degli adulti?
«L’influenza dei genitori è molto forte soprattutto sui più piccoli. Ad esempio se un bimbo sente dire in casa che un suo coetaneo gioca perché sta simpatico all’allenatore comincerà a nutrire un sentimento di antipatia verso chi considerava un amico. Quando ho iniziato a giocare io, passavamo interi pomeriggi in campo o sulla strada. Ti prendevi qualche rimprovero quando arrivavi a casa la sera, ma i genitori erano meno coinvolti e spesso non assistevano neppure alla partita della domenica mattina».
Andrea Chiavacci
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