Italia
Il calore terrestre causa i sismi nel Grossetano Mille scosse in 30 anni
Ieri terremoto a Monterotondo, oscillazioni fino a Cecina L’esperto: «Nessun legame con la faglia del Centro Italia»
GROSSETO. L’hanno sentita forte nel Grossetano, ma anche verso nord, nell’entroterra cecinese e in alcune zone del Pisano: ieri alle 6.41 c’è stata una forte scossa, segnalata dall’Ingv, a Monterotondo Marittimo: magnitudo di 3.3, con una profondità di 8 chilometri. E l’incubo terremoto dal Centro Italia sale fino in Toscana: gente in strada, per fortuna nessun ferito. Ma non c’è un nesso tra la sequenza sismica che ha provocato l’ennesimo disastro tra Umbria e Marche e la scossa di Monterotondo Marittimo, ultima appendice della provincia di Grosseto, al confine con Pisa e Siena. A dirlo è il sismologo Carlo Meletti, responsabile del Centro di pericolosità sismica dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). «Per distanza e caratteristiche geologiche non si può collegare l’aumento di sismicità concentrato nella dorsale appenninica, nel settore più settentrionale di un delicato sistema di faglie che ben conosciamo, con l’altrettanto frequente attività sismica (di altra natura e medio grado) che caratterizza invece la zona geotermica di Larderello, Monterotondo, Montieri». Meletti, intervistato dal Tirreno, parla anche della correlazione tra estrazioni geotermiche e movimenti tellurici: «Qui i terremoti si verificavano anche prima dell’arrivo di Enel e non siamo in grado di capire se oggi una scossa sia prodotta da una reiniezione o da fattori naturali, dalla tettonica. Bisognerebbe conoscere esattamente le attività svolte».
I terremoti che si avvertono nella Toscana meridionale sono tutti di bassa magnitudo. Possono, crescere di intensità?
«Negli ultimi 30 anni in questa zona, a vocazione geotermica, abbiamo contato un migliaio di scosse, tutte di bassa magnitudo. Stiamo parlando di un’area sismica, che va indubbiamente monitorata, ma i movimenti tellurici non hanno carattere distruttivo. Noi la chiamiamo sismicità di medio grado. Escluderei che possano verificarsi, a Monterotondo, Montieri, Larderello, Castelnuovo Val di Cecina o Chiusdino, terremoti di intensità tale da provocare gli effetti che abbiamo visto nel Centro Italia».
In molti si chiedono se scosse come quella registrata ieri a Monterotondo o due settimane fa a Montieri, possono essere connesse con lo sfruttamento geotermico in corso. C’è una correlazione?
«L’esplorazione del sottosuolo finalizzata alla produzione di energia tramite lo sfruttamento del calore della terra può comportare in alcuni casi un aumento del rischio sismico. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha compiuto monitoraggi e ricerche che confermano come nello sfruttamento di fonti geotermiche, nel corso di estrazione e reiniezioni di fluidi geotermali sotterranei, si possono verificare fenomeni sismici di piccolo-medio impatto, ma non dimentichiamo che in quest’area i terremoti si verificavano anche prima dell’arrivo di Enel».
L’Ingv è può sapere se sono in corso particolari operazioni di pompaggio o meglio si può capire se, nel caso specifico, la sismicità è indotta o naturale?
«No, noi non siamo in grado di distinguere se questa sismicità è generata da stress attribuibili ad attività antropiche o a fenomeni naturali legati alla deformazione tettonica della crosta terrestre, o da entrambi i fattori. Di certo l’influenza principale è svolta dalla pre-esistente tettonica».
Parliamo di numeri: quanti piccoli terremoti sono stati registrati in questa zona dall’inizio dell’anno?
«Circa quaranta nei primi cento giorni del 2018. Un migliaio negli ultimi trent’anni. Ieri la scossa è stata di 3.3. Per trovare qualcosa di più forte dobbiamo tornare al 6 e 9 agosto del 1995, quando i nostri sismografi registrarono scosse di poco superiori (3.5 gradi Richter), proprio a Monterotondo Marittimo».
C’è mai stato un terremoto devastante in questa zona?
«Anno 1724, epicentro a Travale, oggi frazione del Comune di Montieri. Si calcola che quel terremoto superò i 5 gradi della Richter».
La parola previsione è ancora tabù in sismologia?
«No, non è un tabù. In tutto il mondo si fa ricerca nella previsione, ma ancora nessuno ha trovato uno strumento utile e applicabile. Per il momento l’unico modo di evitare tragedie è la prevenzione e la messa in sicurezza degli edifici. Non bisogna fare confusione, però, con la cosiddetta allerta precoce. Quella non è una previsione, ma una comunicazione veloce che è già avvenuto un terremoto, prima che le onde più distruttive raggiungano una località a una certa distanza. Lo si sta sperimentando anche in Italia da anni. Sulla previsione, invece, in tanti studiano e a tutti piacerebbe scoprire come farla. Sarebbe un Nobel assicurato».
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