Il Tirreno

Toscana

Travolti e uccisi sulle strisce, l'autista positivo alla cocaina - Video

di Alessandra Vivoli
Il furgone che ha ucciso Carmine Rifugio ed Enrica Barani
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Il furgone che ha ucciso Carmine Rifugio ed Enrica Barani

Omcidio stradale a Massa, il conducente arrestato in cura al Sert. I testimoni: «Non ha neppure frenato»

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MASSA. Un cerchio verde, un po’ sbiadito, proprio nel mezzo delle strisce pedonali. Due grosse macchie bianche, a parecchi metri di distanza, impastate di gesso e di sangue. Nessun segno di frenata. E un paio di scarpe nere, pietosamente composte una accanto all’altra, ai piedi di un pino, lungo la via Aurelia, alle porte di Massa nel quartiere di Romagnano. Scarpe comode e nuove, ideali per andare in gita. Sono quelle che indossava Enrica Barani, 74 anni originaria di Massa ma trasferita, giovanissima, prima a Vecchiano e poi a Empoli, dove abitava.

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Enrica è stata investita e uccisa mentre attraversava la strada per aspettare il pullman che l’avrebbe portata, insieme a una quarantina di pensionati, in gita a Praga. Enrica e Carmine Rifugio su quel pullman non sono mai saliti: anche il pensionato ottantunenne – originario di Sarno ma da vent’anni trasferito a Massa con i quattro figli – è morto poche ore dopo l’incidente. La moglie Maria Rosaria Corrado è ricoverata in gravi condizioni – ma non è in pericolo di vita – al Nuovo ospedale delle Apuane.

È stato trasportato invece all’ospedale della Versilia (per un trauma cranico) il quarantatreenne Pietro Pelliccia. È rimasto in corsia fino alla serata di ieri, quando per lui si sono aperte le porte del carcere con l’accusa di omicidio stradale. Alla guida di un furgone che trasportava medicinali, martedì mattina poco dopo le cinque ha travolto un gruppo di pensionati che attraversava l’Aurelia, uccidendone due. Pietro Pelliccia è risultato positivo alla cocaina, da tempo era in cura al Sert dove gli veniva somministrato metadone (di cui non ci sono però tracce nei primi test di laboratorio ai quali è stato sottoposto).

L’uomo, che è nato a Pietrasanta, ma vive a Massa, sotto l’effetto della cocaina ha travolto i primi tre pensionati del gruppo, proprio mentre cercavano di raggiungere la pensilina, sul lato monti dell’Aurelia dove li avrebbe raggiunti il pullman. Sul luogo dell’incidente non ci sono segni di frenata. Solo il cerchio verde sulle strisce pedonali e i rilievi, una ventina di metri più avanti, nel tratto di carreggiata dove sono state sbalzate le vittime. Secondo una prima ricostruzione, Pelliccia stava spingendo sull’acceleratore. I primi rilievi direbbero che stesse andando a cento all’ora. Questo è uno dei dettagli che sta cercando di mettere insieme la polizia stradale.

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Per ora ci sono le parole, piene di terrore, di chi ha vissuto quei momenti sulla propria pelle.Di chi quel furgone se l’è visto piombare addosso. «Non l’abbiamo nemmeno sentito arrivare, ci ha travolto»: così ha raccontato alla vicina di casa, dal suo letto d’ospedale, Maria Rosaria, la moglie del pensionato morto nell’incidente. Martedì, poco prima di essere sottoposta a un delicato intervento chirurgico per ricomporre la frattura della spalla, ha parlato con l’amica che condivide con lei, da 18 anni, il giardino della bifamiliare gialla in via Marina Vecchia, prima periferia di Massa. Maria Rosaria le ha detto quello che ha visto. E che come lei hanno visto altri testimoni di una tragedia, per molti annunciata a Romagnano, dove i palazzoni si affacciano proprio sulla statale. «Abbiamo sentito un botto, fortissimo. Poi ci siamo affacciati e sembrava la guerra, i corpi in terra, la gente che scappava. Le ambulanze, i teli. È stato te rribile, ma qui si corre troppo, non ci sono i dissuasori, le strisce pedonali sono messe male».

L’alta velocità, la droga e una strada trafficata finita nel mirino delle polemiche. C’è tutto questo nell’epilogo tragico di quello che per Enrica Barani doveva essere un viaggio di svago, per riprendersi da un grave lutto familiare, la morte della sorella avvenuta solo due mesi prima. A andare in gita, con l’Aci di Marina di Massa, l’aveva convinta l’amica apuana con cui si vedeva quasi ogni week end. Enrica cercava un po’ di distrazione. Carmine Rifugio e la moglie avevano aspettato la primavera, e le temperature più dolci, per visitare una delle capitali europei che volevano vedere da tempo. Su quel pullman non sono mai saliti. Ma la gita a Praga non è stata annullata: «Per motivi legati all’assicurazione» hanno detto dall’agenzia. Così con la morte negli occhi e nel cuore in quaranta su quel pullman poi ci sono saliti.

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