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Toscana

Toscana a rischio tra chimica e carburanti, dove sono gli impianti più pericolosi – Mappa

Andrea Rocchi
I depositi costieri Nieri di Livorno
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I depositi costieri Nieri di Livorno

Dal porto di Livorno, a Rosignano e Piombino sono 13 gli impianti censiti come pericolosi nella provincia livornese. E i controlli sono pochi

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LIVORNO. Benzina, gasolio, gpl, gas naturale, olii combustibili, cloro, etilene. È la provincia di Livorno la zona rossa della Toscana ad alto rischio di incidente rilevante. Ben 11 dei 28 impianti classificati di “soglia superiore” in base alla direttiva Seveso (oggi assorbita nel decreto legislativo 105/2015) sono infatti concentrati nel raggio di 26 chilometri, tra Rosignano Solvay e Livorno. Il dodicesimo ed il tredicesimo si trovano poco più a sud, a Piombino, col polo siderurgico ex Lucchini e la Sol che tratta gas compressi e liquefatti.

Parliamo di aziende dove si lavorano e producono liquidi infiammabili, esplosivi, gas corburenti, miscele autoreattive: un elenco di 48 sostanze altamente pericolose le cui diverse concentrazioni nei siti consentono di classificare gli impianti in base a specifiche soglie di rischio. In Toscana sono 56 gli stabilimenti sotto regime Seveso, 28 quelli più pericolosi per i quali è previsto un protocollo di controlli e ispezioni speciale.

Se infatti per gli stabilimenti di “soglia inferiore” la competenza è della Regione che si affida ad un organismo specifico, come l’Arpat, per quelli di soglia superiore i piani ispettivi vengono elaborati dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) che poi demanda il controllo al Comitato Tecnico Regionale (Ctr) presso la direzione regionale dei Vigili del Fuoco. L’incidente che mercoledì scorso è costato la vita ai due operai della Labromare durante un’operazione di pulizia di una cisterna contenente acetato di etile è avvenuto in un impianto sotto regime Seveso definito di soglia superiore come quello della Neri Depositi Costieri spa. Solo nell’area industriale del porto di Livorno, del resto, si contano 4 aziende di stoccaggio e distribuzione di combustibili (la Costieri D’Alesio, Costiero Gas Livorno e i Depositi Costieri del Tirreno oltre all’impresa del gruppo Neri).

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Pochi chilometri più a nord, a chiudere una cerniera petrolchimica che si estende fino a Stagno, nel comune di Collesalvetti, c’è la raffineria dell’Eni, stabilimento che occupa una superficie di 150 ettari con una capacità di raffinazione di 84mila barili al giorno e che produce essenzialmente benzine, gasolio, olio combustibile per bunkeraggi e lubrificanti. Con l’area marittima a nord di Livorno, l’altra zona con una forte concentrazione di impianti ad alto rischio è quella di Rosignano Solvay. All’interno del polo chimico della multinazionale belga – dove il rischio incidente è legato alla presenza di ammoniaca - sono infatti insediate la Ineos Manifacturing Italia che tratta l’etilene stoccato nel serbatoio di San Gaetano a Vada e la Inovyn, lavorazione del ciclo del cloro. L’altra provincia dove c’è una concentrazione di aziende ad alto rischio (5) è quella di Firenze. Così, mentre gli ambientalisti denunciano da anni come una parte di cittadini toscani sia seduta su una bomba chimica ad orologeria, l’incidente ai depositi Neri riporta l’attenzione sul tema della sicurezza. E riaccende un mare di polemiche.

Una partita, quella della sicurezza che si gioca soprattutto sulle politiche di prevenzione e sul sistema di controlli che, fino al 2015, è stato deficitario. Pensate che 3 anni fa, in tutta Italia, le verifiche negli impianti ad alto rischio di soglia superiore sono stati soltanto 19. Un problema – ha ammesso l’Ispra – legato alla carenza di risorse per organizzare le ispezioni. Col decreto 105 che ha riorganizzato le competenze e previsto un sistema tariffario a carico dei gestori la situazione è un po’ migliorata, tanto che nel 2016 i controlli sui 540 stabilimenti italiani di soglia superiore sono stati 155 mentre sono calate le ispezioni in quelli di soglia inferiore. Per il 2018 l’Ispra ha programmato ispezioni Seveso su 84 impianti (al 15 marzo ne erano state effettuate 17).

La Seveso III ha stabilito nuove date per la presentazione e l’aggiornamento di notifica, per il rapporto di sicurezza, per aggiornare il piano di emergenza interno, l’introduzione di un nuovo sistema tariffario per controlli ed ispezioni e un aggiornamento dell’elenco delle sostanze pericolose. Ma, in attesa delle ispezioni, molto è demandato al gestore, fanno notare dal’Arpat.

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