Il Tirreno

Toscana

Oggi non regaliamo mimose, osserviamo se un’ amica ha un livido

di FLAVIA PICCINNI
Oggi non regaliamo mimose, osserviamo se un’ amica ha un livido

Se non siete mai state molestate, o siete fortunate o state mentendo. Per Istat sono 9 milioni le italiane che hanno subito molestie, ricatti o abusi di potere a sfondo sessuale. Più di 3mila negli...

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Se non siete mai state molestate, o siete fortunate o state mentendo. Per Istat sono 9 milioni le italiane che hanno subito molestie, ricatti o abusi di potere a sfondo sessuale. Più di 3mila negli ultimi tre anni. Un milione e mezzo di italiane ha ammesso di esserne stata vittima sul posto di lavoro. Personalmente mi è capitato più volte. Perché la molestia e l’abuso non hanno niente a che vedere con l’essere attraenti. Hanno invece molto a che fare con l’esercizio del potere e con il patriarcato. Sono strumenti per mettere le donne “al loro posto”. Dove? In quell’universo fintamente delicato e ancestrale che ha la forma di una casa, il tempo scandito dalle faccende domestiche e dall’assenso.

Tutto intorno c’è odore di mimosa. Da queste dinamiche - realtà parallele difficilmente abbandonate da tanti uomini - sono lontane anni luce l’indipendenza economica, l’autodeterminazione, la capacità di reagire che passa attraverso la sicurezza personale. Se vi state chiedendo come mi sono comportata in quelle disgustose situazioni è semplice: mi sono rifiutata, anche se codardamente non ho denunciato (paura di non essere creduta, terrore di trovarmi invischiata in una storia più grande di me). Ho detto NO e rinunciato a occasioni di lavoro, sentendomi dare dell’acida (me lo ripetono dai tempi delle medie, dunque non è stata una grande sofferenza) e venendo etichettata come una femminista arrogante (me lo dicono dai tempi del liceo, ma temo non abbia sortito alcun effetto sul mio altalenante ego). Eppure non tutte la vivono nello stesso modo e reagiscono con uguale istinto. Ce lo hanno confessato Asia Argento e le migliaia di donne che si sono messe a nudo svelando #quellavoltache: quando la violenza, il potere maschile e l’abuso hanno preso il sopravvento. Ne è nato anche un libro, in uscita oggi per Manifesto Libri.

Ma la violenza è anche quella sul web, declinata attraverso commenti e proposte oscene. Ed è violenza devastante e spesso taciuta quella domestica: dentro le mura di casa, si costruisce la sua tana la paura più profonda. Quella che vede come aguzzino il proprio marito, il proprio compagno. Quella che viene declinata come “amore malato”. Ma questo è sbagliato. Perché l’amore (parlo, di nuovo, per esperienza personale) non è fatto di coltellate sulla porta, messaggi minatori e ricatti morali. Perché l’amore deve essere dolce, lo sguardo di affetto e di bontà, la certezza di non essere soli. L’amore è complicità, rispetto, ammettere: “Siamo diversi in tante cose, ma abbiamo uguali diritti e medesimi doveri”. E allora oggi, non regaliamo mimose. Riflettiamo su quante volte ci siamo sentite sconfitte, meno considerate, abusate, offese perché donne. Riflettiamo su quante volte abbiamo trattato una collega, un’amica, una sorella e una madre in modo diverso in quanto donna. Pensiamo alle vittime di femminicidio e alla solitudine di chi porta il lutto dell’abuso in silenzio. Facciamo una donazione al centro antiviolenza più vicino a casa. Mobilitiamoci per far sì che sia annullato il tempo massimo per denunciare la violenza sessuale (oggi sono 6 mesi). Ascoltiamo chi ha sofferto. Smettiamola di giudicare. Drizziamo le orecchie quando la nostra migliore amica ha un livido sul polso. Facciamo suonare un campanello d’allarme quando il nostro fidanzato ci dice che in quel modo siamo troppo appariscenti o che è meglio non uscire da soli con un amico. Contestiamo gli stereotipi: le più distruttive prigioni che ci avvolgono e ci obbligano a essere non come vorremmo, ma come la società e il consenso comune ci obbliga a essere. Cerchiamo di abbattere gli stereotipi e proviamo a costruire una società inclusiva e paritaria. Ogni giorno. Per tutto l’anno. Partendo da noi.

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