Meteo
Inventa il casco che lancia l’allarme in caso di incidenti
Un’intuizione del 20enne toscano Emanuel Chirila. Dal 2019 sarà in vendita: «Se sei incosciente manda un sms»
AREZZO. Primavera 2016. È notte. Emanuel finalmente è sotto le coperte. L’ennesima serata a consegnare pizze è terminata. Diciotto anni, l’esame di maturità all’orizzonte e un pensiero che non lo fa dormire. Nel silenzio che avvolge San Giovanni Valdarno, paese in provincia di Arezzo, sta per prendere corpo un’intuizione geniale. Che nel 2019 sarà commercializzata da un grande marchio. «Ho pensato cosa sarebbe successo se, durante una consegna in una delle frazioni che circondano San Giovanni, fossi caduto dal motorino. Proprio quella sera avevo rischiato l’incidente per l’asfalto scivoloso».
Una raffica di interrogativi mitraglia la mente dello studente dell’Istituto tecnico tecnologico Ferraris: “E se fossi caduto battendo la testa e perdendo i sensi, chi mi avrebbe trovato?” “Come avrei potuto chiedere aiuto?”. A Emanuel si accende una lampadina. «Se c’è una cosa che sicuramente colpisce il terreno in un caso analogo è il casco. Allora ho pensato che sarebbe bastato inserire un marchingegno lì dentro, capace di chiedere aiuto al posto del conducente. Ma mi sembrava un’idea banale, ero convinto che qualcuno l’avesse già avuta». Emanuel comincia a digitare, ma in rete non trova niente di simile. Ancora non lo sa. Ma il suo lampo è un’invenzione assoluta. Che a distanza di meno di due anni gli è valsa il riconoscimento nell’ambito del “TedxYouth@Bologna2018”, un evento realizzato con circa 500 protagonisti degli istituti superiori italiani per dare adeguata visibilità alle eccellenze presenti nelle scuole.
Quella di Emanuel Chirila, inventore con un’unica passione: la scienza - è tra le migliori 11 idee in Italia partecipanti al concorso. «Il mio casco intelligente, non appena tocca il terreno, invia un sms a un numero scelto dal proprietario: un parente o un amico. Avverte della caduta e attraverso un link, grazie a un sistema Gps inserito nel telaio del casco, fornisce la posizione esatta di dove è avvenuto l'incidente. In questo modo – spiega l’inventore - se il conducente dello scooter non è in grado di lanciare l’sos, una terza persona può farlo al posto suo. Con la massima precisione».
Da quella notte del 2016 al premio di ieri a Bologna di cose ne sono successe. «Avevo bisogno di un brevetto – racconta – ma non avevo soldi. Quindi ho iniziato a bombardare di mail vari studi di consulenza. Nel frattempo, tramite internet affinavo le mie conoscenze tecnologiche». Lo studio Rubino di Roma crede nello studente. Ora c’è anche il brevetto. «L’anno scorso ho dato vita al mio primo prototipo. Non era perfettamente funzionante – prosegue – e ho lavorato per perfezionarlo». La rincorsa al sogno va avanti, tra i libri di scuola e le serate a consegnare pizze margherite e capricciose. Fino al prodotto finito.
Ma ecco un altro ostacolo. «Un signore di Firenze mi ha fatto da sponsor e mi ha aiutato nelle spese di progettazione, ma serviva una casa produttrice che sposasse la mia creazione. Ho contattato tantissime aziende – racconta l’inventore del casco intelligente - e finalmente ho ricevuto la risposta che aspettavo». Un noto marchio di accessori per scooter e moto del nord Italia ha messo le mani sul “gioiello” di Emanuel (che ha rimandato l’iscrizione all’università) e nel 2019 lo inserirà sul mercato. «Ancora non posso dire di chi si tratta».
Carte coperte, almeno per il momento, per Emanuel Chirila, che ha pensato a tutto: «Stiamo lavorando per mantenere il prezzo al di sotto dei 50 euro, mentre l’estetica sarà quella di un casco normale». Non solo tecnologia e passione. Dietro al casco intelligente c’è una morale di vita, che Emanuel vuole trasmettere ai suoi coetanei e non solo: «Bisogna credere nei sogni. Tutto è possibile, basta volerlo. A me è successo davvero».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
