Il presidio
Vitalizi, rigore in Regione Assegni ridotti nel 2018
In Lombardia, Veneto ed Emilia da quest’anno tornano le “rendite” piene L’amministrazione Rossi conferma i tagli fino al 2019. Ma c’è il timore di ricorsi
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FIRENZE. È una delle poche in cui il rigore andrà avanti anche nel 2018. La Toscana continuerà ad applicare l’austerity sui vitalizi per i circa 150 ex consiglieri regionali avviata tre anni fa, lo stesso anno in cui l’amministrazione di Enrico Rossi riuscì a far passare la legge che li abolisce per gli eletti dell’ultima legislatura e di tutti quelli futuri. Mentre Lazio, Lombardia, Veneto ed altre sette regioni da quest’anno torneranno a staccare “assegni pieni” per i vecchi membri delle assemblee, i “tagli” alle indennità per chi si è seduto su un seggio del parlamentino regionale prima di quella data da noi non subiranno uno stop come in altre parti d’Italia.
Proprio nella finanziaria di fine anno Rossi e la maggioranza Pd hanno inserito una norma che prolunga gli effetti dei «contributi di solidarietà» dei pensionati del consiglio. Le cifre del risparmio non sono esaltanti. Si aggirano intorno al 10% dei 2 milioni che la Toscana spende ogni anno per pagare le pensioni. Con la finanziaria 2014 Palazzo Panciatichi infatti ha istituito riduzioni progressive a scaglioni variabili dal 7% di chi percepisce più di 1.000 euro (chi sta sotto è esente) fino al 15% di chi ottiene ogni mese più di 6 mila euro. In tutto, il rigore frutta un pacchetto annuale da circa 200 mila euro, destinato alle emergenze ambientali o sociali come quelle innescate da alluvioni o disastri. Una norma attuata da tutte le Regioni nelle logica di una spending review anti-crisi i cui effetti però si dovrebbero esaurire proprio a partire dal 2018. Così anche Emilia Romagna, Abruzzo e Basilicata, ade esempio, hanno deciso di adeguarsi. La Toscana no. Una decisione suggerita ai dem proprio dal clima anti-casta montato in questi mesi nel Paese, soprattutto alla chiusura di una legislatura in cui è naufragata fra le polemiche e le accuse dei Cinquestelle la legge Richetti sul taglio ai vitalizi dei parlamentari. Una decisione presa anche se non sono stati pochi gli avvertimenti dei tecnici su una proroga che balla sul filo dell’illegittimità costituzionale. Certo, se i dem non l’avessero inserita nella finanziaria regionale, sarebbe scattato il fuoco di fila del M5s. A fine aprile il gruppo pentastellato in Regione ha presentato una proposta di legge per assestare un’ulteriore sforbiciata ai vitalizi ma il Pd è riuscito a fare muro e a bloccarla. L’idea era di applicare un taglio del 5% anche a chi riceve un assegno da meno di mille euro e innalzare la quota massima dal 15 al 30%. Motivo? Basta un’occhiata agli assegni di alcuni ex, la tesi dei grillini. C’è chi, eletto nel 1970, in cinque anni di attività a Palazzo Panciatichi ha versato appena 787 euro di contributi e, a partire dall’età di 55 anni, dal ’95 al 2014, è riuscito ad incassare 383 mila euro lordi. Anomalie di un meccanismo che produrrà una distorsione insopportabile ancora per anni.
Mario Neri
Proprio nella finanziaria di fine anno Rossi e la maggioranza Pd hanno inserito una norma che prolunga gli effetti dei «contributi di solidarietà» dei pensionati del consiglio. Le cifre del risparmio non sono esaltanti. Si aggirano intorno al 10% dei 2 milioni che la Toscana spende ogni anno per pagare le pensioni. Con la finanziaria 2014 Palazzo Panciatichi infatti ha istituito riduzioni progressive a scaglioni variabili dal 7% di chi percepisce più di 1.000 euro (chi sta sotto è esente) fino al 15% di chi ottiene ogni mese più di 6 mila euro. In tutto, il rigore frutta un pacchetto annuale da circa 200 mila euro, destinato alle emergenze ambientali o sociali come quelle innescate da alluvioni o disastri. Una norma attuata da tutte le Regioni nelle logica di una spending review anti-crisi i cui effetti però si dovrebbero esaurire proprio a partire dal 2018. Così anche Emilia Romagna, Abruzzo e Basilicata, ade esempio, hanno deciso di adeguarsi. La Toscana no. Una decisione suggerita ai dem proprio dal clima anti-casta montato in questi mesi nel Paese, soprattutto alla chiusura di una legislatura in cui è naufragata fra le polemiche e le accuse dei Cinquestelle la legge Richetti sul taglio ai vitalizi dei parlamentari. Una decisione presa anche se non sono stati pochi gli avvertimenti dei tecnici su una proroga che balla sul filo dell’illegittimità costituzionale. Certo, se i dem non l’avessero inserita nella finanziaria regionale, sarebbe scattato il fuoco di fila del M5s. A fine aprile il gruppo pentastellato in Regione ha presentato una proposta di legge per assestare un’ulteriore sforbiciata ai vitalizi ma il Pd è riuscito a fare muro e a bloccarla. L’idea era di applicare un taglio del 5% anche a chi riceve un assegno da meno di mille euro e innalzare la quota massima dal 15 al 30%. Motivo? Basta un’occhiata agli assegni di alcuni ex, la tesi dei grillini. C’è chi, eletto nel 1970, in cinque anni di attività a Palazzo Panciatichi ha versato appena 787 euro di contributi e, a partire dall’età di 55 anni, dal ’95 al 2014, è riuscito ad incassare 383 mila euro lordi. Anomalie di un meccanismo che produrrà una distorsione insopportabile ancora per anni.
Mario Neri
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