Il presidio
Pisa, l’anticorruzione indaga sui soci liquidati
di Mario Neri
PISA. È ancora tutto fermo lì, cristallizzato al dicembre di due anni fa, quando in fretta e furia il consiglio comunale uno dei passaggi chiave per la creazione di Reti Ambiente. Pisa faceva...
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PISA. È ancora tutto fermo lì, cristallizzato al dicembre di due anni fa, quando in fretta e furia il consiglio comunale uno dei passaggi chiave per la creazione di Reti Ambiente. Pisa faceva confluire nella non ancora nata azienda dell’Ato Costa toscana i propri asset apprestandosi a diventare il perno finanziario della gestione dei rifiuti di uno spicchio di Toscana da oltre 100 paesi e città in una partita da 6 miliardi. Una procedura che infiammò di polemiche il dibattito consiliare per gli allarmi dei revisori dei conti su un iter contrassegnato dalla «carenza di informazioni», con M5s scagliato contro la «privatizzazione selvaggia». Da una parte c’era «l’ideologia sviluppista» del Pd invisa al sindaco livornese Filippo Nogarin, dall’altra il «grillismo antitutto» contro cui tuonava il sindaco di Pisa Marco Filippeschi. Ma adesso si sa che proprio i tempi e gli snodi di quell’operazione sono ciò che hanno convinto l’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone ad aprire un’inchiesta.
L’Anac da mesi indaga sul conferimento di Geofor ( società locale di smaltimento) in RetiAmbiente, un’operazione che fece diventare il Comune l’azionista di maggioranza della super azienda con un capitale da oltre 4, 3 milioni e il 20% delle quote. Ma sotto osservazione sono finite anche le procedure con cui furono liquidati ai soci privati della spa pisana della spazzatura. Per questo «nell’istruttoria – rivela un fonte qualificata dell’Autorità a Il Tirreno – ci sono anche le posizioni di RA e dell’Ato». A far scattare il primo alert negli uffici di Cantone è un esposto di M5S di Pisa il 30 dicembre 2015. Nel mirino di M5S alcuni dei passaggi con cui si è chiusa una partita che ha appena consentito ai soci privati di Geofor (il Gruppo Forti, Pisambiente, Piaggio, la Banca di Pisa e Fornacette e la Cassa di San Miniato) di incassare 5, 6 milioni. La cifra versata agli industriali fa esplodere le contestazioni: supera di 2 milioni le previsioni delle prima perizie dell’advisor, la Mazars spa. A una seconda stima, di Bdo Italia spa, il valore di Geofor lievita da 9, 4 milioni a 14 milioni. E visto che i privati detengono il 40%, l’aumento è considerevole. Ma per capire perché l’Authority abbia acceso un faro su RA bisogna tornare al 7 dicembre 2015. È il giorno in cui l’Ato chiede ai Comuni di approvare entro il 21 dicembre le delibere con cui far confluire in RA gli asset delle rispettive società dei rifiuti. Nemmeno 15 giorni ai consiglieri comunali per studiarsi le carte. Non solo. Perfino i revisori dei conti il 15 dicembre esprimono perplessità. Offrono al Comune un parere favorevole «di massima» con perplessità perché non dispongono «della documentazione necessaria ad effettuare una compiuta valutazione degli effetti della liquidazione dei soci privati di Geofor». Il 18 dicembre, a poche ore del via libera del consiglio all’operazione, uno dei revisori si dimette. Nei giorni successivi denuncerà le «pressioni subite dal prefetto Attilio Visconti e dal capo di gabinetto a cui il sindaco si era rivolto» per convincerli a stringere i tempi della relazione sul bilancio preventivo. L’assemblea dei soci di Geofor liquiderà i privati il 23 dicembre. L’Anac il 10 aprile 2017 con una lettera chiede al sindaco un dossier sul caso. Il Comune risponde a maggio, ma le carte pisane non bastano a chiarire i dubbi degli agenti di Cantone, che inviano una nuova richiesta in estate. Comunicano di aver aperto un’istruttoria e vogliono una relazione dettagliata. Stavolta non solo dal Comune, ma anche da RetiAmbiente e Ato. «Per ora quella relazione – dice Anac – non è ancora giunta a Roma».
L’Anac da mesi indaga sul conferimento di Geofor ( società locale di smaltimento) in RetiAmbiente, un’operazione che fece diventare il Comune l’azionista di maggioranza della super azienda con un capitale da oltre 4, 3 milioni e il 20% delle quote. Ma sotto osservazione sono finite anche le procedure con cui furono liquidati ai soci privati della spa pisana della spazzatura. Per questo «nell’istruttoria – rivela un fonte qualificata dell’Autorità a Il Tirreno – ci sono anche le posizioni di RA e dell’Ato». A far scattare il primo alert negli uffici di Cantone è un esposto di M5S di Pisa il 30 dicembre 2015. Nel mirino di M5S alcuni dei passaggi con cui si è chiusa una partita che ha appena consentito ai soci privati di Geofor (il Gruppo Forti, Pisambiente, Piaggio, la Banca di Pisa e Fornacette e la Cassa di San Miniato) di incassare 5, 6 milioni. La cifra versata agli industriali fa esplodere le contestazioni: supera di 2 milioni le previsioni delle prima perizie dell’advisor, la Mazars spa. A una seconda stima, di Bdo Italia spa, il valore di Geofor lievita da 9, 4 milioni a 14 milioni. E visto che i privati detengono il 40%, l’aumento è considerevole. Ma per capire perché l’Authority abbia acceso un faro su RA bisogna tornare al 7 dicembre 2015. È il giorno in cui l’Ato chiede ai Comuni di approvare entro il 21 dicembre le delibere con cui far confluire in RA gli asset delle rispettive società dei rifiuti. Nemmeno 15 giorni ai consiglieri comunali per studiarsi le carte. Non solo. Perfino i revisori dei conti il 15 dicembre esprimono perplessità. Offrono al Comune un parere favorevole «di massima» con perplessità perché non dispongono «della documentazione necessaria ad effettuare una compiuta valutazione degli effetti della liquidazione dei soci privati di Geofor». Il 18 dicembre, a poche ore del via libera del consiglio all’operazione, uno dei revisori si dimette. Nei giorni successivi denuncerà le «pressioni subite dal prefetto Attilio Visconti e dal capo di gabinetto a cui il sindaco si era rivolto» per convincerli a stringere i tempi della relazione sul bilancio preventivo. L’assemblea dei soci di Geofor liquiderà i privati il 23 dicembre. L’Anac il 10 aprile 2017 con una lettera chiede al sindaco un dossier sul caso. Il Comune risponde a maggio, ma le carte pisane non bastano a chiarire i dubbi degli agenti di Cantone, che inviano una nuova richiesta in estate. Comunicano di aver aperto un’istruttoria e vogliono una relazione dettagliata. Stavolta non solo dal Comune, ma anche da RetiAmbiente e Ato. «Per ora quella relazione – dice Anac – non è ancora giunta a Roma».
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