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Scuole e vaccinazioni. Tocca alle famiglie fornire i documenti

Lara Loreti
Scuole e vaccinazioni. Tocca alle famiglie fornire i documenti

Il Garante boccia la Regione: le Asl non possono comunicare agli istituti gli elenchi dei bambini che non sono in regola

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LIVORNO. Le Asl non possono più trasmettere i dati sullo stato di vaccinazione di un bimbo alle scuole perché siamo di fronte a un dato sensibile. Che come tale non può essere diffuso senza previa autorizzazione. Dovranno essere quindi le famiglie a certificare agli istituti scolastici se il proprio figlio è vaccinato o non. È quanto emerge da un documento che il Garante per la privacy ha inviato venerdì 20 ottobre alla Regione Toscana, rispondendo a una lettera arrivata a Roma da Firenze il 5 settembre, in cui veniva chiesto un parere sulla privacy relativamente alla procedura da seguire.

Un pronunciamento, quello indirizzato dal Garante all’assessorato al diritto alla salute, di cui la Regione dice di non sapere nulla. «Non ancora comunicato alla Regione, ma appreso attraverso gli organi di stampa». Ovvero dal nostro giornale che, però, è in grado di fornire in esclusiva proprio il documento originale in oggetto.

Documento da cui consegue che le Asl non potevano trasmettere alle scuole i dati sullo stato di vaccinazione dei bimbi da 0 a 6 anni. E su questo punto il Garante fa sapere che valuterà il da farsi.

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COSA FANNO LE ASL

Non è un caso dunque che la Regione abbia chiesto alle Asl di interrompere la trasmissione alle scuole dei dati sulle vaccinazioni. «Le posizioni dei bimbi da 0 a 6 anni le abbiamo già trasmesse alle scuole: ricordo che c’era in ballo l’esclusione - dice Alberto Tomasi, direttore dell’area Igiene e sanità pubblica dell’Asl nord ovest - Ma ora non possiamo più farlo. Attualmente stiamo verificando le posizioni dei ragazzi dai 6 ai 16 anni, che devono vaccinarsi entro il 31 ottobre, pena la multa. Noi stiamo contattando le famiglie: però se qualcuno rifiuta di vaccinarsi, non possiamo dirlo alle scuole. L’indicazione della Regione per ora è di aspettare, in attesa della soluzione definitiva». Anche l’Asl sudest, dopo aver ricevuto gli elenchi degli iscritti, ha rinviato le posizioni da verificare alle scuole, che ora stanno chiedendo alle famiglie le autocertificazioni. Ma ora le cose cambiano.

LA REGIONE RISPONDE

Sul caso abbiamo chiesto spiegazioni alla Regione. «Noi non abbiamo fatto comunicare dalle Asl alle scuole le posizioni irregolari, ma i casi che necessitavano di un "approfondimento" e quindi non abbiamo violato la privacy - dice Renzo Berti, segretario del dipartimento prevenzione - La maggior parte dei bambini erano a posto, poi c’era una casistica composita che necessitava di verifiche: errori di registrazione, bimbi vaccinati in altre Asl, codici fiscali incompleti e così via. Queste famiglie, non potendo avere nullaosta, sono state invitate a documentare alla scuola la propria posizione. A tutti gli altri ci abbiamo pensato noi. Le verifiche sono ancora in corso e vengono fatte sulla base della documentazione che le scuole restituiscono alle Asl, che poi verificheranno».

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LA SOLUZIONE PER IL GARANTE

Il Garante, dal canto suo, suggerisce una soluzione applicabile in due mosse: la Regione deve introdurre una norma in cui sia reso pubblico che l’Asl può trasmettere i dati dei bimbi alle scuole, e poi deve chiedere al Garante l’autorizzazione, che dovrebbe arrivare senza ostacoli. Ma intanto, che cosa succede?

ASILI: VACCINATI

Per mettersi in regola c’era tempo fino all’11 settembre. Le famiglie che hanno provveduto alla vaccinazione o che hanno avviato l’iter sono a posto. I dati delle posizioni da verificare sono stati trasmessi dalle Asl alle scuole, cosa che dal prossimo anno non potrà più avvenire.

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ASILI: NON VACCINATI

Chi non si è messo in regola, ha rischiato l’esclusione da scuola: ci sono materne e nidi in cui dei bambini sono stati mandati via. In generale, nell’Asl nordovest prevale la linea soft: i medici propongono incontri alle famiglie per convincere gli indecisi.

SCUOLE DELL’OBBLIGO 6-16 ANNI
Le aziende sanitarie ora non possono più trasmettere i dati dei bimbi e al momento dovrebbero essere le famiglie a informare le scuole. I genitori dovranno quindi portare a scuola i certificati Asl o l’autocertificazione. C’è tempo fino al 31 ottobre: chi non lo farà, sarà multato da 100 a 500 euro; non si rischia l’esclusione.

ENTRO IL 10 MARZO

Chi all’11 settembre o il 31 ottobre ha presentato l’autocertificazione, dovrà comunque presentare a scuola la documentazione completa sui vaccini.

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