Italia
Scuola, figli a casa con i genitori o il preside allerta la polizia
La Cassazione, sentenziando su un caso toscano, porta i dirigenti a “difendersi”. «Se non facciamo così, rischiamo la denuncia per abbandono di minore»
LIVORNO. «Qualsiasi decisione si prenda, verremo sempre criticati. Se vincoli i ragazzi, i genitori ti attaccano. Altrimenti rischi. Perché se nel tragitto scuola-casa succede qualcosa, i responsabili siamo noi. Che poi ci scontriamo con la realtà: i genitori lavorano tutto il giorno, magari in un’altra città. Come fanno, ogni volta, a venire a prendere i figli?».
Mila Berchiolli è la rappresentante regionale della Cisl Scuola, nonché preside del Centro provinciale per l’istruzione degli adulti di Lucca. Ma non fatevi ingannare dal nome: può capitare che i suoi alunni abbiano 15-16 anni. Comunque più di 14. È l’età al di sotto della quale – secondo diverse sentenze della Cassazione – l’insegnante dell’ultima ora e il dirigente scolastico possono essere responsabili dell’incolumità dell’alunno anche oltre il cancello del cortile. A meno che il ragazzo non venga affidato a un genitore o all’autista dello scuolabus. L’ultimo pronunciamento della Suprema Corte risale al 19 settembre, su un caso accaduto in Toscana e passato sotto il giudizio della Corte d’Appello di Firenze.
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SI CORRE AI RIPARI
Così alcuni presidi stanno correndo ai ripari. Emanando circolari per obbligare babbi a mamme a passare da scuola o a delegare qualcuno pur di recuperare i figli all’uscita. Per ora i presidi più intransigenti sono la minoranza, ma è probabile che altri se ne aggiungano di settimana in settimana man mano che i Collegi dei docenti (o i Consigli di istituto) prendano posizione. Perché in molte scuole – in particolare alle medie, visto che alle elementari i bambini sono i piccoli e i genitori o gli scuolabus ci sono sempre – è un argomento scottante. E la posizione dei giudici pesa come un macigno: niente più studenti liberi dopo il suono della campanella. In particolar modo se hanno meno di 14 anni, al di sotto dei quali gli articoli 97 e 591 del Codice penale per loro prevedono una presunzione di assoluta incapacità. Ma il problema, e non da oggi, con varie sfumature può riguardare tutti i minorenni. Di fatto anche gli studenti delle superiori: a maggior ragione ora che in molte scuole d’Italia è scattato l’effetto psicosi.
LA PAURA DEI PRESIDI
Soli, senza che il ministero intervenga, ogni preside si arrangia come può. Sapendo che se succede qualcosa a un alunno, può risponderne in prima persona. Ben che vada con il reato di abbandono di minore, previsto dall’articolo 591 del Codice penale. «Chiunque abbandona una persona minore degli anni 14, ovvero una persona incapace per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa di provvedere a se stessa e della quale abbia la custodia o debba avere cura – recita il testo – è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni». «Nei prossimi giorni – confida Berchiolli – contatterò i genitori per farli venire. Noi finiamo tardi e dopo le 20 è buio. Abbiamo tre istituti: a Lucca, Viareggio e Castelnuovo Garfagnana. Se non possono passare farò firmare loro una liberatoria in cui declino ogni responsabilità. Non ci tutelerà – conclude la preside – ma potrà solo attenuare le nostre responsabilità». Anche l’Elba ci pensa. «Presto decideremo: per ora andiamo caso per caso, secondo le condizioni di sicurezza fuori dalle scuole», spiega Lorella Di Biagio, responsabile di ben 22 plessi su tutto il territorio isolano.
LA RABBIA DEI GENITORI
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Nel Pisano, all’Istituto “Martin Luther King” di Fornacette, all’uscita di scuola gli insegnanti aspettano i genitori. È così anche a Camaiore. E se non vengono e non rispondono al telefono, i ragazzini vengono affidati alla polizia. «La decisione della dirigente ci ha creato non pochi problemi – spiega una mamma, Patrizia Orsini – ed è stata comunicata in maniera improvvisa. Alle medie ci sono ragazzini che devono imparare a organizzarsi, ad essere autonomi. E la maggior parte dei genitori lavorano: è un grave problema che in qualche modo deve essere risolto». Ora si rischia l’effetto domino, con i genitori (che magari lavorano a chilometri e chilometri di distanza dal figlio) costretti ai salti mortali pur di non lasciarlo solo e farlo arrivare a casa.
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