IL RETROSCENA
Ma il bisticcio Rossi-Biffoni rinfocola la faida dentro il Pd
Ne sono convinti tutti: quello di giovedì al Fuligno era un Matteo Biffoni in “libera uscita”. Nessuno aveva dato la linea al presidente toscano di Anci. Eppure lo scazzo sul “centralismo” rossiano...
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Ne sono convinti tutti: quello di giovedì al Fuligno era un Matteo Biffoni in “libera uscita”. Nessuno aveva dato la linea al presidente toscano di Anci. Eppure lo scazzo sul “centralismo” rossiano ieri è bastato a rinfocolare la faida che da settimane anima i fratelli coltelli renziani. Da una parte i falchi dell’ortodossia capeggiati dal segretario Dario Parrini e dal suo braccio destro Antonio Mazzeo, dall’altra la nuova fronda delle colombe guidate da Monia Monni, che Matteo Renzi si starebbe convincendo a sostituire alla guida dei dem toscani sacrificando proprio gli ultras del renzismo in nome di una nuova stagione di dialogo con la minoranza e soprattutto con Mdp.
Ecco, l’idea di questa nuova primavera di flirt e ammiccamenti con i «traditori» scissionisti fa venire l’orticaria a Parrini & co. Forse anche per questo il capo dei dem toscani ieri ha taciuto, quasi legittimando le accuse di Biffoni a Rossi. Nessuna regia dietro le dichiarazioni del sindaco di Prato? «No solo spontaneismo, capita se dimentichi di riunire i sindaci prima di un’assemblea», dice una colomba. Quelle accuse però smentivano ogni ipotesi di intendenza col nemico, dunque la linea dei dialoganti. E così nessuno s’è stupito del silenzio di Parrini. «La linea è e rimane ok a Rossi fino a fine legislatura – ha detto ai suoi il segretario toscano – Il che non esclude un confronto sulle singole politiche». Come dire, la rotta delle alleanze la indichiamo noi (anche se è dura farlo se in conferenza stampa poi compaiono due assessori renziani come Fratoni e Remaschi).
Ma è quello che gli ultras vorrebbero anche per le amministrative. Tanto che Parrini e Mazzeo stanno cercando sponde perfino in Luca Lotti, come se il biondo di Montelupo per la prima volta potesse desintonizzarsi dall’ex premier. Qualche giorno fa, per dire, hanno invitato il braccio ambidestro di Renzi a Roma a un incontro con Federico Gelli. I due avrebbero voluto certificare di fronte al ministro dello Sport una piccola vittoria nella strategia per la scelta del candidato per Pisa. «Noi rinunciamo a indicare un nome per la segreteria provinciale, tu Federico ti rendi disponibile a fare il sindaco». Peccato che Gelli non ne voglia sapere, e che con Renzi abbia stretto un patto per trovare altre soluzioni. Ecco, Lotti ha fiutato la “trappola” ed ha inviato il suo portaborse.
Mario Neri
Ecco, l’idea di questa nuova primavera di flirt e ammiccamenti con i «traditori» scissionisti fa venire l’orticaria a Parrini & co. Forse anche per questo il capo dei dem toscani ieri ha taciuto, quasi legittimando le accuse di Biffoni a Rossi. Nessuna regia dietro le dichiarazioni del sindaco di Prato? «No solo spontaneismo, capita se dimentichi di riunire i sindaci prima di un’assemblea», dice una colomba. Quelle accuse però smentivano ogni ipotesi di intendenza col nemico, dunque la linea dei dialoganti. E così nessuno s’è stupito del silenzio di Parrini. «La linea è e rimane ok a Rossi fino a fine legislatura – ha detto ai suoi il segretario toscano – Il che non esclude un confronto sulle singole politiche». Come dire, la rotta delle alleanze la indichiamo noi (anche se è dura farlo se in conferenza stampa poi compaiono due assessori renziani come Fratoni e Remaschi).
Ma è quello che gli ultras vorrebbero anche per le amministrative. Tanto che Parrini e Mazzeo stanno cercando sponde perfino in Luca Lotti, come se il biondo di Montelupo per la prima volta potesse desintonizzarsi dall’ex premier. Qualche giorno fa, per dire, hanno invitato il braccio ambidestro di Renzi a Roma a un incontro con Federico Gelli. I due avrebbero voluto certificare di fronte al ministro dello Sport una piccola vittoria nella strategia per la scelta del candidato per Pisa. «Noi rinunciamo a indicare un nome per la segreteria provinciale, tu Federico ti rendi disponibile a fare il sindaco». Peccato che Gelli non ne voglia sapere, e che con Renzi abbia stretto un patto per trovare altre soluzioni. Ecco, Lotti ha fiutato la “trappola” ed ha inviato il suo portaborse.
Mario Neri
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