Il presidio
«Paga o svelo i segreti di molti nostri preti»
Il ricatto e le minacce di don “Euro” Morini, originario di Vecchiano, al vescovo di Massa Carrara Giovanni Santucci
MASSA. Un parroco assestato di denaro che minaccia il suo vescovo di rivelare “dossier scottanti” a carico di altri religiosi. E che per questo viene indagato anche per estorsione.
C’è questo è molto altro nella ricostruzione della Procura di Massa-Carrara finita nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Ci sono le date. I movimenti bancari e il numero dei bonifici. C’è il nome dell’hotel di Gubbio, con annessa beauty farm extra lusso dove si dedicava al corpo (molto più che allo spirito) don Luca Morini, il sacerdote originario di Vecchiano, per anni sul pulpito a Massa-Carrara e in Lunigiana, finito al centro di una indagine clamorosa.
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Nelle carte della Procura, inoltre, c’è pure il nome di un nuovo indagato, un ex sacerdote di 42 anni, Emiliano Colombi, accusato di ricettazione: sarebbe stato lui, per l’accusa, a cambiare in denaro contante gli assegni dei benefattori che riusciva a farsi staccare don Luca. E ci sono, infine, i nomi delle aziende del marmo- big del calibro della Sam, delle cooperative di cavatori Gioia e Canalgrande, che, mese dopo mese, sono state truffate da don Morini. Con la scusa della beneficenza.
MIGLIAIA DI PAGINE DI TRUFFE
Nove faldoni, migliaia di pagine, che ricostruiscono una storia di truffe, ai danni dei parrocchiani, di estorsione, nei confronti del vescovo e delle suore di Casa Faci, a Massa, costrette a sborsare 400 euro per non vedere cancellata la messa in memoria delle sorelle defunte. Una vicenda in cui si parla di soldi, tanti soldi, quelli che il parroco riusciva a mettere insieme e che, anzichè finire a sostegno delle famiglie disagiate, dilapidava - secondo la Procura - in festini con escort gay, con corollario di regali griffati e dosi di cocaina.
MINACCE AL VESCOVO
L’indagine, come anticipato da Il Tirreno, ha coinvolto anche il vescovo della Diocesi apuana, monsignor Giovanni Santucci e, si scopre solo adesso, anche l’ex sacerdote Emiliano Colombi che per meno di un anno, dal luglio del 2003 al giugno del 2004, ha vestito la tonaca come viceparroco della chiesa di Quercioli, a Massa.
Nelle carte della Procura, quelle dodici pagine firmate dal sostituto procuratore Alessandra Conforti che sono finite nell’avviso di conclusione delle indagini c’è soprattutto un elemento nuovo.
Ci sono le minacce che don Luca Morini avrebbe rivolto al vescovo per avere soldi, sempre più soldi. Si scopre così - stando all’ ipotesi accusatoria - che don Morini - don Euro come lo hanno soprannominato da anni in terra apuana - minacciava monsignor Santucci di rendere pubblici «fatti incresciosi di molti preti diocesani». Di presentare «denunce corredate da dossier scottanti raccolti a carico di religiosi locali». Per questi fatti, che temporalmente vengono collocati da febbraio a dicembre 2016, don Morini è accusato di estorsione.
ESTORSIONE CONTESTATA
Per le sue minacce, sempre stando all’accusa, il sacerdote avrebbe ottenuto dal vescovo svariate somme di denaro (4.500 euro dal 14 aprile al 3 giugno del 2016), l’usufrutto gratuito di una villetta di 200mila euro e, perfino, la colf pagata, 800 euro il mese.
Monsignor Santucci, si difende. Il suo avvocato, Adriano Martini parla di un grosso equivoco. Lui, monsignore, si affida a una nota della Curia per precisare la posizione. Sostoeme che «il 15 maggio 2015, prima ancora che il caso di don Luca Morini assurgesse agli onori della cronaca nazionale, il vescovo aveva chiesto al sacerdote di non rientrare in parrocchia, per dare seguito a verifiche e approfondimenti circa la sua condotta. La volontà dell’istituzione ecclesiastica era, ed è stata, fin dal principio, di fare chiarezza, evitando ogni sorta di «copertura». Tale decisione, in attesa della conclusione dell’indagine interna, esponeva, di fatto, il sacerdote don Morini a una mancanza di sostegno economico e il vescovo, a norma della legge canonica, ha dovuto provvederne al mantenimento anche perché il sacerdote lamentava condizioni economiche di bisogno; non era compito del Vescovo di verificarle, in ossequio al principio della doverosa assistenza pastorale. Inoltre, da maggio scorso, il conto corrente dello stesso sacerdote è stato congelato, provocando, di conseguenza, un intervento caritatevole temporaneo nei suoi confronti, dettato da una situazione di difficoltà oggettiva». Il vescovo si difende e precisa, per iscritto.
PECCATI, NON REATI
Don Luca Morini non parla; il suo avvocato, Giovanna Barsotti, assicura: «Peccati, non reati». Mentre è il silenzio - dei fedeli - che ha accompagnato ieri la prima messa, per San Pio di Pietrelcina, che il vescovo Santucci ha officiato nella chiesa del Carmine, in pieno centro a Carrara.
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