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Scatolette come innesco, presa la vivaista piromane
Pistoia, i carabinieri trovano a casa della donna le stesse confezioni di cibo per gatti rinvenute nei boschi. Fondamentali anche testimonianze e immagini di telecamere
PISTOIA. Sono state le testimonianze di alcuni abitanti della zona e le registrazioni di alcune telecamere di sorveglianza a mettere gli investigatori sulle sue tracce. E, a incastrarla, i resti degli inneschi ritrovati sul luogo degli incendi: scatolette di cibo per gatti del tutto identiche a quelle poi scoperte a casa sua durante la perquisizione. Sono sette gli incendi dolosi che i carabinieri di Pistoia attribuiscono a una imprenditrice cinquantenne del settore vivaistico, in cura già da tempo al Centro di igiene mentale della Asl e di cui, anche per tale ragione, non sono state rese note le generalità. Sette incendi in soli 13 giorni, appiccati tutti nella stessa zona, dove la donna abita, ai piedi delle colline al margine ovest della città, tra via Gora e Barbatole, via di Gugliano e via di Sciabolino: bosco, canneti, sterpaglie, anche nei pressi di un deposito di gas e di alcune abitazioni. E ogni volta i danni sono stati limitati solo grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco.
A spingere l’imprenditrice ad appiccare il fuoco, un impulso per lei incontrastabile. In base ai certificati medici acquisiti, secondo la procura la donna potrebbe essere considerata una piromane nel senso stretto del termine. Per questo motivo, questa mattina il pm Claudio Curreli affiderà ad un consulente l’incarico di eseguire su di lei una perizia psichiatrica, per valutarne la capacità di intendere e di volere e anche capire quale misura adottare per far sì che la sua ossessione per il fuoco non continui a costituire un pericolo per la comunità.
Intanto, la donna è stata denunciata a piede libero per il reato di incendio boschivo continuato e aggravato.
Il primo degli incendi che vengono contestati alla vivaista pistoiese è del 13 agosto, l’ultimo del 25. Cinque hanno interessato la zona boschiva di Gugliano, a un paio di chilometri dalla periferia ovest della città, uno la macchia adiacente a via di Sciabolino e uno le sterpaglie e i canneti lungo via Gora e Barbatole, sempre nella stessa zona ma in questo caso pericolosamente vicino, oltre che a delle abitazioni, al deposito di un’azienda che commercializza gas.
Sono stati i carabinieri della Stazione di Capostrada, in collaborazione con quelli del Nucleo di polizia ambientale e forestale del Gruppo di Pistoia a portare a termine l’indagine lampo che ha permesso di identificare la donna. Un’indagine classica partita interrogando a tappeto gli abitanti della zona e prendendo visione di tutte le registrazioni delle tante telecamere di videosorveglianza private. Riscontri da cui è emerso che sul luogo di due degli incendi era stata vista sempre la stessa persona. Incendi appiccati con lo stesso identico tipo di innesco artigianale, creato utilizzando una scatoletta vuota di cibo per gatti e altri elementi sempre uguali. Gli stessi ritrovati anche negli altri cinque incendi divampati nella zona in quei 13 giorni.
Forti di tali indizi e identificata la donna sospetta, i carabinieri hanno chiesto alla procura due mandati di perquisizione, per la sua abitazione e per il suo ufficio. E lì, mercoledì mattina, hanno trovato riscontri decisivi: il materiale, tra cui altre scatolette vuote, con cui la donna aveva costruito gli inneschi per appiccare il fuoco.
Non sono emerse ragioni di carattere economico o ritorsivo alla base del comportamento dell’imprenditrice. La più probabile, come detto, resta quella della patologia psichiatrica.
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