Il prete sul Sagro canta "Bella Ciao" per i morti di Vinca - Video
Don Piagentini celebra la messa sulle Apuane e la dedica alle vittime della strage nazi-fascista: la risposta al prof di Carrara che ha sventolato la bandiera di Salò
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MASSA CARRARA. Il fazzoletto rosso al collo non c'è. Il cappellino arancio per ripararsi dal sole spicca con la stessa forza sulla tonaca candida. In cima al Sagro la messa sembra finita. Invece è appena cominciata. La voce ferma di don Raffaello Piagentini si leva forte in cima al monte che qualche giorno prima è stato profanato da una bandiera fascista. "Bella Ciao". I fedeli non ci pensano un attimo a seguirlo. Ci sono cori che sgorgano dal cuore. L'etica, la morale incontrano la religione.
Domenica 27 la messa tradizionale del parroco del Duomo di Carrara assume un sapore speciale. Va oltre la messa tradizionale di tutti gli anni sulle Alpi Apuane. La dichiarazione d'amore e di rispetto per un patrimonio di bellezza che a Massa Carrara e alla Toscana regala da secoli capolavori e pane. Domenica 27 agosto, la messa di don Piagentini è il riscatto dei 173 morti di Vinca, uno dei più efferati eccidi nazi-facisti della seconda guerra mondiale. Giorni fa un professore di Carrara, Manfredo Bianchi, sale sulla vetta del Sagro e issa la bandiera della Repubblica di Salò, rivolgendola verso Vinca. Poi posta la foto sulla propria bacheca Facebook per mostrare l'oltraggio ai morti di Vinca, Monzone, Equi Terme: una strage iniziata il 24 agosto 1944 e mai risanata nella memoria.
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Domenica 27 agosto, in molti da Carrara si sono messi in marcia per riappropriarsi della vetta profanata. Su un altare in pietra, sotto una croce in legno, intanto, un prete - con un cognome pesante - celebra una messa. La liturgia di Pietro, nessuna variazione sul messale tradizionale. Solo una concessione alla fine: l'intonazione del canto laico. Il canto della Libertà e della Resistenza. Non una profanazione del luogo sacro, della religiosità del rito. Affatto. Lo spiega, per non offendere i fedeli: "I valori della nostra Costituzione, della nostra Repubblica sono tali che non possono non essere condivisi dagli uomini di fede". E pronuncia queste parole con lo sguardo rivolto verso Vinca, dove planano le strofe di Bella Ciao. Alte, non svanite. Tutti, infatti, si uniscono al coro intonato dal sacerdote con il nome pesante. E' lo zio di Marco Piagentini, il volto della strage di Viareggio, le piaghe dell'incidente impresse sul volto, la famiglia quasi tutta sterminata nel disastro ferroviario. La volontà di combattere, invece, intatta. A valle e sul monte, uguale. Buona famiglia non mente.
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