Tante specie possono legarsi all’uomo: molto dipende da noi
di Cesare Bonifazi
Angelo Gazzano, vicepresidente del corso di laurea Tecniche di allevamento animale dell’università di Pisa, è esperto in animali da affezione. Da anni ha a che fare con molte bestiole da compagnia...
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Angelo Gazzano, vicepresidente del corso di laurea Tecniche di allevamento animale dell’università di Pisa, è esperto in animali da affezione. Da anni ha a che fare con molte bestiole da compagnia diverse dai tradizionali cani e gatti. Lui stesso ammette di tenere in giardino due galline che sono veri e propri “pet”, come si dice in gergo.
Qual è il motivo per cui si tengono in casa animali che potremmo definire insoliti?
«Le persone hanno preso consapevolezza del fatto che non solo cani e gatti hanno un’elevata capacità di affezione. Anche altri animali possono avere una relazione, anche profonda, con l’uomo. I maiali per esempio sono molto intelligenti, si possono addestrare e, anche se non sono stati mai tenuti in considerazione come animali da compagnia, hanno un alto potenziale.
Oltre a questo, negli ultimi anni è cresciuta anche la sensibilità generale nei confronti degli animali: ci sono molti vegetariani e vegani. Questo animalismo diffuso porta spesso al desiderio di voler salvare gli esemplari dagli allevamenti nei quali hanno come unica sorte la macellazione».
Stesso discorso vale per chi tiene in casa bacheche con serpenti e iguane?
«Per loro è ovviamente diverso. In generale quelle specie hanno una capacità relazionale minore rispetto ai mammiferi. Tutto dipende dal quando viene preso l’animale e dal tipo di cure che gli riserviamo».
Un giorno porteremo tutti un’oca al guinzaglio come fosse un cane?
«Tutti direi di no. Ma non perché un’oca non può abituarsi alla vita domestica, tutt’altro. Lo fanno già. Solo che non hanno avuto nel corso dei millenni lo stesso grado di addomesticamento che hanno subìto i cani. Lo stesso nome scientifico canis familiaris ci fa intuire come la specie sia stata modellata per essere “il migliore amico dell’uomo”. Il concetto è che dove c’è un cane c’è una famiglia».
Per i nuovi animali da compagnia è traumatico l’ingresso in un contesto umano?
«In realtà parliamo sempre di animali domestici: esemplari nati in cattività e che hanno l’uomo come dominatore naturale. Mettere in casa un camaleonte, un serpente o un maiale non comporta particolari problemi. Abbiamo noi il controllo su tutto: dall’alimentazione alla salute. Il problema casomai sono i mobili di casa e la pulizia, sempre meglio avere un giardino».
Sul piano igienico si può stare tranquilli?
«Esistono patologie che passano dall’animale e l’uomo e viceversa. Tuttavia il rischio di trasmissione è basso, se l’animale è tenuto in buone condizioni di salute».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Qual è il motivo per cui si tengono in casa animali che potremmo definire insoliti?
«Le persone hanno preso consapevolezza del fatto che non solo cani e gatti hanno un’elevata capacità di affezione. Anche altri animali possono avere una relazione, anche profonda, con l’uomo. I maiali per esempio sono molto intelligenti, si possono addestrare e, anche se non sono stati mai tenuti in considerazione come animali da compagnia, hanno un alto potenziale.
Oltre a questo, negli ultimi anni è cresciuta anche la sensibilità generale nei confronti degli animali: ci sono molti vegetariani e vegani. Questo animalismo diffuso porta spesso al desiderio di voler salvare gli esemplari dagli allevamenti nei quali hanno come unica sorte la macellazione».
Stesso discorso vale per chi tiene in casa bacheche con serpenti e iguane?
«Per loro è ovviamente diverso. In generale quelle specie hanno una capacità relazionale minore rispetto ai mammiferi. Tutto dipende dal quando viene preso l’animale e dal tipo di cure che gli riserviamo».
Un giorno porteremo tutti un’oca al guinzaglio come fosse un cane?
«Tutti direi di no. Ma non perché un’oca non può abituarsi alla vita domestica, tutt’altro. Lo fanno già. Solo che non hanno avuto nel corso dei millenni lo stesso grado di addomesticamento che hanno subìto i cani. Lo stesso nome scientifico canis familiaris ci fa intuire come la specie sia stata modellata per essere “il migliore amico dell’uomo”. Il concetto è che dove c’è un cane c’è una famiglia».
Per i nuovi animali da compagnia è traumatico l’ingresso in un contesto umano?
«In realtà parliamo sempre di animali domestici: esemplari nati in cattività e che hanno l’uomo come dominatore naturale. Mettere in casa un camaleonte, un serpente o un maiale non comporta particolari problemi. Abbiamo noi il controllo su tutto: dall’alimentazione alla salute. Il problema casomai sono i mobili di casa e la pulizia, sempre meglio avere un giardino».
Sul piano igienico si può stare tranquilli?
«Esistono patologie che passano dall’animale e l’uomo e viceversa. Tuttavia il rischio di trasmissione è basso, se l’animale è tenuto in buone condizioni di salute».
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