Il Tirreno

Toscana

«Sono volontario perchè nelle fiamme ho perso mio padre»

di Lara Loreti
Da sinistra: Gianluca Lorenzi, Davide Lorenzi e Gabriele Salvadori, presidente del coordinamento dei volontari toscani antincendio boschivo (foto Muzzi)
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Da sinistra: Gianluca Lorenzi, Davide Lorenzi e Gabriele Salvadori, presidente del coordinamento dei volontari toscani antincendio boschivo (foto Muzzi)

Valdo Del Moro e la ragione di un impegno: «Andò a spegnere  un incendio con suo fratello e ci lasciarono entrambi la vita». A San Giuliano la famiglia dei "topetti": mamma, babbo e figlio in divisa per difendere il territorio

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PISA. Valdo Del Moro parla a stento. Vorrebbe trattenere le parole, ma non ce la fa. Gli sgorgano dalla bocca una dopo l’altra, a tratti, come certa pioggia d’estate che picchietta insicura, liberata da un cielo gonfio di umidità. «Nel volontariato qui, sui Monti Pisani, ci siamo nati», esordisce. Poi scava nella memoria: «Da piccolino è successo che mio padre andò a spegnere un grosso incendio a Cascine di Buti. Ma la sera dello stesso giorno ce ne fu un altro, a Vicopisano. I carabinieri lo chiamarono e lui andò lì per sedare il nuovo focolaio con suo fratello. Era buio, e loro erano stanchi dal lavoro svolto a Cascine. Della zona erano pratici, prima vivevano lì. Ma qualcosa andò storto. Suo fratello a un tratto sgusciò, e finì dentro un vallino. Lui si precipitò per prenderlo, ma nel tentare di salvarlo fu travolto dal fuoco. E la stessa fine accadde al fratellino. Passarono sette giorni di agonia al Santa Chiara a Pisa. Morì prima mio padre Doriano, l’11 settembre 1971, poi il fratello Gaetano, il 12. Io avevo sette anni». Poco dopo, nel 1975, il piccolo Valdo perde anche la madre Loriana, uccisa da una malattia. Un’infanzia difficile, segnata dal dolore e dall’assenza. Di quelle in cui spesso la speranza lascia il posto all’addio.

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«Eravamo tre fratelli, più altrettanti cugini. Ci ha adottato mio zio, il marito della mia zia materna – prosegue Valdo, 53 anni – Faceva il volontario ed è stato proprio lui, oltre a mio padre, a trasmetterci questa passione. Noi siamo cacciatori, si vive il monte, siamo sempre nel bosco, si vuol vedere questo: la natura, il verde rigoglioso. È normale che si faccia questa vita, dopo quello che è successo». Il dolore è una ragnatela invisibile che tiene in trappola i sentimenti. Ma certe notti, quando il crepitio della fiamma sparge nell’aria il suo odore e minaccia faggi e pinete, allora, la tela, è come se scoppiasse. E liberasse la sua energia nel desiderio di combattere il fuoco, difendere la linfa, esorcizzare la sofferenza, che si risveglia e trova pace, allo stesso tempo.

Dopo quel lutto, che colpì un’intera comunità, Enrico Bernardini e altri volontari fondarono un’associazione antincendio e di protezione civile dedicata a Doriano e Gaetano, la “Gva Fratelli Del Moro”. «Eravamo in 11 dal notaio, Enrico era il presidente – dice Valdo – Io faccio l’idraulico da quasi 40 anni, ma appena ho un attimo di tempo libero, vado in sezione: se c’è bisogno, ci chiamano e via. Come è successo l’altro giorno, quando siamo andati a Cucigliana, dove c’era un piccolo focolaio sulla strada, e poi a Fauglia. Quando invece è tutto tranquillo, stiamo insieme, in sede, facciamo due chiacchiere, ci divertiamo. Il monte è il nostro collante e amiamo vederlo così, in salute: se è bruciato perde la sua identità. Anche i miei figli, Christian Del Moro, 27 anni, e Francesco, 20, fanno i volontari. A loro ho parlato della tragedia di mio padre, anche se sono nati quando lui non c’era più... L’hanno presa così, ma io comunque ci tenevo a trasmettere anche a loro questo patrimonio».

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Volontariato e famiglia. Un binomio che esplicita tutta la sua forza in una storia di impegno nell’anticendio boschivo da generazioni, a San Giuliano, nel Pisano. «Ho 24 anni – racconta Davide Lorenzi detto “topetto” – La passione per questa attività è partita da mio babbo Gianluca, che ne ha 59: lui fa il volontario da quando ne aveva 16 anni, praticamente da una vita! E poi c’è anche mia madre, Caterina Carpita. Io, dunque, in questo ambiente ci sono nato. Cosa ci spinge? La volontà, di fronte a un incendio, di salvare il salvabile. Noi abbiamo un rapporto speciale con la natura».

Ed è per questo che la famiglia Lorenzi dedica così tante ore all’antincendio boschivo. In paese tutti li conoscono per soprannome: «Io sono il topetto – ride Davide – e mio padre il topo, nomignolo che ha ereditato da suo babbo: tutto deriva dal fatto mio nonno aveva delle sorelle molto belle, che tutti chiamavano tope... e così anche lui è diventato il topo. E di lì il soprannome è stato attribuito anche a noi».

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Davide frequenta l’associazione, Sava Asciano, sin da bambino: «Faccio le pattuglie dall’età di 18 anni, ma partecipo alla vita del gruppo sin da 7-8 anni. Mi piaceva tanto essere presente, vedere i mezzi in azione, gli elicotteri, tutto l’ambiente. Nel crescere poi, quando vai sull’incendio, è diverso: lì c’è chi spegne, chi parla per radio, chi si occupa di riempire le vasche di acqua, chi sta sul mezzo e così via. Di incendi da gennaio ad oggi ne ho visti a decine, l’ultimo qualche giorno fa a Vecchiano. Ogni rogo ha una storia a sé e tu impari sempre qualcosa di nuovo: indossare la tuta antincendio è emozionante, ti senti utile».

L’incendio che ha lasciato il segno nella vita di Davide risale al 2009: «Un rogo enorme in cui bruciarono 225 ettari tra Calci, Verruca e Caprona, un intero polmone verde in fumo».


 

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