In un giorno 130 minacce e le porta via anche il figlio
Nell’Empolese i carabinieri arrestano l’ex compagno di una donna maltrattata. Le violenze sono durate per quattro anni, solo cinque mesi fa le prime denunce
EMPOLI. Quattro anni di silenzio, di botte e minacce. Con troppa paura di salire le scale di una stazione dei carabinieri o di un commissariato in modo da denunciare l’ex compagno. Le preoccupazioni enormi per il figlio piccolo e la vergogna di mettere in piazza un dolore lacerante e intimo l’hanno portata a inghiottire vessazioni di ogni genere da quando, nel 2013, decise di lasciare il padre di suo figlio. Ma la scia di violenze, consumate tra l’Empolese Valdelsa e il comprensorio del cuoio, sono finite con l’arresto dell’uomo.
I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’ex compagno, trentenne, che è indagato per reati persecutori. Solo cinque mesi fa la giovane donna ha iniziato a denunciare quello che subiva. Un po’ per volta ha scoperchiato i tristi segreti che custodiva: dai pedinamenti continui fino alle 130 telefonate che riceveva in un giorno. Fino alle tirate di capelli e agli schiaffi perché l’uomo continuava a non accettare la decisione presa dalla ex. A fine marzo si presentò addirittura di fronte all’azienda dove lavora la donna e le intimò di consegnargli il telefono. Cosa che lei fece per paura di ritorsioni. Furono i carabinieri poi a recuperare il cellulare.
Un altro episodio più grave accadde un mese dopo quando il trentenne prese il figlio senza che la madre avesse dato il suo consenso. Anche in quel caso intervennero i carabinieri riportando il piccolo a casa della donna. Nei mesi seguenti si sono consumati altri episodi che hanno visto la donna subire ancora più pesanti violenze fisiche. Con un crescendo parallelo di minacce verbali di questo tenore: «Ti squaglio il viso e ti sfiguro a vita” o “Io vado dentro ma ti sfiguro” . Il problema era, però, che quando lei chiamava i carabinieri, lui in contemporanea si allontanava evitando dunque di essere arrestato in flagranza di reato. Da qui la donna e il bambino sono stati sistemati in una struttura protetta. E, nello stesso tempo, però, sono scattati una serie di accertamenti sul traffico telefonico ricevuto dalla vittima e sugli spostamenti dell’ex compagno. Un lavoro svolto dai carabinieri col coordinamento dalla procura della Repubblica che, alla fine, ha portato all’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere da parte del gip Anna Liguori per le ipotesi di reato di atti persecutori.
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