Il Tirreno

Toscana

La vespa cinese distrugge gli alveari Apicoltura a rischio

di Lara Loreti
La vespa cinese distrugge gli alveari Apicoltura a rischio

Gli allevatori passano al setaccio i campi mettendo trappole Andreini: «Chiediamo un aiuto concreto all’Unione europea» 

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LIVORNO. Le hanno viste svolazzare nei boschi, non lontano da quei tesori color oro che sono gli alveari. Il muso allungato, il corpo nero con la riga gialla, l’apertura alare di oltre un centimetro: inconfondibili. Due esemplari, entrambi in Versilia. La vespa velutina, nota come calabrone asiatico killer perché si nutre di api, è arrivata in Toscana. E la Regione chiama a raccolta gli apicoltori e lancia l’appello affinché vengano fatti attenti monitoraggi, con tanto di trappole, in tutto il territorio. In una settimana – tanto è passato dall’sos della Regione Toscana – le associazioni di apicoltura si sono date da fare in tutti i modi. Riunioni, trappole disseminate ovunque. Occhi aperti e campagne al setaccio. La caccia alla vespa killer è aperta. E grande è il timore che questo calabrone possa distruggere la ricchezza alla quale circa 5mila apicoltori – tra aziende professionali (3500) e appassionati (sui 1500) – si dedicano con sacrificio.

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IL KILLER CHE VIENE DA LONTANO

Arrivata dalla Cina per mare nel 2004, in Francia ha fatto molti danni. Cosa che desta preoccupazione in Sergio D’Agostino, presidente dell’Associazione nazionale apicoltori italiani (Anai), titolare dell’azienda la Mieleria a Cascina. «È un insetto aggressivo: addenta le api aspettandole fuori dall’alveare e non lascia loro scampo. In un giorno può ucciderne anche alcune centinaia. In Francia, alcuni contadini sono stati aggrediti e molte api sono state sterminate – dice D’Agostino – Quando poi nel 2012 è arrivata in Italia, in Liguria, la preoccupazione ha iniziato a crescere, ma solo nel 2015 si è preso davvero coscienza del problema. Quell’anno noi apicoltori fummo convocati dalla commissione agricoltura del ministero per decidere che cosa fare per contrastare i calabroni killer. Io allora lanciai l’allarme e proposi che fosse la Forestale a gestire il tutto. Ma la mia idea, pur apprezzata, non ha avuto seguito».

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UN PROBLEMA TANGIBILE

Ora che è arrivata in Toscana, però, il problema è concreto. E in questa ottica nei giorni scorsi a Camaiore c’è stato un incontro nella sede di Toscana Miele con il professor Antonio Felicioli, esperto della materia. «Bisogna verificare se la vespa abbia nidificato anche nelle nostre campagne – dice Emiliano Bertolini, dell’associazione livornese “Apicultura toscana” – E nel corso dell’incontro ci hanno detto di mettere trappole nei campi per catturare eventuali esemplari».

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COSA FARE

Gli apicoltori toscani ce la stanno mettendo tutta. E oltre alle trappole tradizionali (bottiglie piene di birra e sostanze dolci per attirare le vespe), stanno sperimentando nuove tecniche per la distruzione dei nidi, che devono essere eliminati con insetticida o bruciandoli. «Il problema – spiega D’Agostino – non è tanto in pianura vicino agli insediamenti di api, ma nelle colline e nei sentieri non presidiati. In queste aree un bell’aiuto può venire dai droni in miniatura». Come si trovano i nidi? «Spesso sono individuabili a occhio nudo – spiega D’Agostino – Sono palle gigantesche sugli alberi, da 15 metri di altezza in su. Ma in un bosco fitto diventa complicato. Allora, nel momento in cui si individua un esemplare, si può tentare di catturarlo con una rete e poi applicare sul suo dorso un sensore e seguirlo con il Gps. «È poi buona norma proteggere gli alveari sbarrando la strada al calabrone asiatico – spiega D’Agostino – per questo negli alveari abbiamo messo delle porticine di ingresso che permettono di entrare alle api ma non alla vespa. Tuttavia questo accorgimento non basta».

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UN AIUTO DALL’EUROPA

Insomma, il quadro è preoccupante e Mario Andreini, apicoltore versiliese di Toscana miele, lancia un appello all’Unione Europea: «È un momento storico critico per il settore: ormai noi apicoltori siamo più allevatori che non produttori di miele perché la maggior parte delle nostre energie è concentrata sulla tutela dei nostri esemplari, la cui sopravvivenza è messa a dura prova dalle malattie e dalle conseguenze del cambiamento climatico. Per questo chiediamo un interessamento da parte dell’Europa sui problemi delle api e in generale del mondo agricolo. Stiamo parlando di insetti che fanno parte di un ecosistema che comprende fiori, frutti e così via. Io stesso ho presentato un progetto al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, sabato ospite alla Versiliana, chiedendo un aiuto concreto».
 

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