Italia
Toscana assediata dagli incendi: in 6 mesi bruciati 600 ettari di bosco - Video
In 6 mesi divorati 600 ettari di bosco, la metà in Maremma. Per riavere lo stesso paesaggio serviranno 150 anni
ISOLA D’ELBA. La radura è ancora arida. Una chiazza marrone nel bosco verde, dietro una casa, in località Bonalaccia, vicino all’aeroporto della Pila sull’isola d’Elba. Lì bruciarono 800 ettari di vegetazione. Sono passati 14 anni. Laura Rutz, turista del Trentino, era scappata di casa, mentre fuori imperversava l’incendio, per seguire il cane e salvargli la vita. Ma non ce l’ha fatta. Il suo corpo fu ritrovato dietro un sasso accanto all’animale esanime. Quel giorno Federico Parri, brigadiere capo dei carabinieri forestali all’Elba, memoria storica dell’isola, dove lavora da 21 anni, era in servizio. «La casa era vuota e c’era allarme per la donna dispersa – racconta Parri – Mi lanciai nel bosco nel disperato tentativo di trovarla viva. Il fumo era così denso che non si vedeva nulla, me lo sentivo entrare nei polmoni. E mi gettavo a terra per recuperare un po’ di ossigeno: ho avuto paura di morire. Correvo e urlavo per farmi sentire da lei, ma non ce l’ho fatta. Non dimenticherò mai quel giorno».
VIDEO 4 luglio, il maxi incendio a Castiglione
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Parri e i suoi colleghi, guidati dal comandante dei carabinieri forestali dell’Arcipelago, Marco Pezzotta, lavorano incessantemente per evitare che una tragedia come quella del 2003 non capiti più. Un impegno tenace per sensibilizzare l’opinione pubblica, soprattutto i contadini, a non appiccare roghi irresponsabili che potrebbero causare disastri, come quello in cui ha perso la vita la turista del Trentino. Eppure solo l’anno scorso l’incubo all’Elba è tornato. Sopra al meraviglioso golfo di Chiessi, fino a Pomonte, ad agosto sono bruciati 55 ettari di vegetazione. I tornanti, a picco sul mare, offrono un panorama mozzafiato: l’acqua cristallina sfiora il villaggio. Ma appena dietro le abitazioni, la collina spoglia e riarsa è una ferita aperta. In quel rogo, che ha lambito le decine di residenze popolate da turisti ma anche da elbani, morirono due asini. E le conseguenze per le persone potevano essere più gravi. Ha dato una mano il vento, che, spirando dai quadranti occidentali, ha fatto sì che il fuoco viaggiasse in direzione opposta alla morte. A scatenarlo un contadino 80enne protagonista di un rogo di frasche ora indagato dalla Procura.
VIDEO 1 luglio, l'incendio visto dai bagnanti a Roccammare
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Ma quanti alberi, quanti arbusti, quanta macchia mediterranea ha perso la vita in questa estate incandescente, appena iniziata? Qualcosa come 300 ettari di bosco, bruciati per lo più in Maremma. Quasi la metà del totale (610) andato in fumo dall’inizio dell’anno in tutta la regione. Una vegetazione variegata, dalle eriche ai corbezzoli delle piante basse fino a lecci, querce roverelle e pini marittimi, che impiegheranno decenni a ricrescere. «È difficile dire esattamente quanto ci vorrà, dipende da tanti fattori», riflette Pezzotta. Ma come spiegano gli esperti, in valore assoluto si può dire che dopo un rogo, un intero bosco di leccio ci mette 150 anni a rinascere. Danni a un intero ecosistema, fauna compresa.
Già gli animali. Inconsapevolmente al centro di faide ardenti di cacciatori ardenti. Basta inoltrarsi nel boschetto di macchia mediterranea di Castancoli, nella località San Piero (Campo nell’Elba) per farsi un’idea. Il sole cuoce la pelle mentre passo dopo passo, l’escursione si trasforma in un tour del fuoco. «Vede questi arbusti arsi? Qui a marzo hanno dato fuoco a 870 metri quadri», racconta Parri. Pochi metri più avanti, un’altra radura bruciata. E un po’ più in là, c’è un’area carbonizzata di appena tre metri quadri. «L’ipotesi più probabile è che si tratti di screzi tra cacciatori– dice Parri – ma le indagini sono ancora aperte».
VIDEO 6 luglio, fiamme a Marina di Pisa
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Contadini incauti, cacciatori rancorosi, ma anche piromani nel mirino della Forestale, in azione con un grande bagaglio di conoscenza del territorio, ma anche con una valigetta stile Ris piena di strumenti sofisticati per i rilievi. E proprio grazie a indagini tecniche un piromane all’Elba fu arrestato nel 2005 in flagranza, dopo essere stato pedinato, ripreso con le telecamere e intercettato per mesi. Soddisfazioni professionali importanti, che tuttavia mai potranno lavare le memorie del dolore. Come quella dell’agosto 1985, quando 5 ragazzi restarono imprigionati nel fuoco alle svolte di Sant’Ilario, a campo nell’Elba. Una lapide grigia ne ricorda il sacrificio. E la scia di fuoco non si placa: anche sabato 7 si sono contati 16 roghi nella nostra regione.
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