Risarcito il figlio di fatto, la Cassazione ha fatto da apripista
Parlano gli avvocati: «Il nucleo familiare non sussiste solo per la convivenza di persone»
LUCCA. «Giustizia è stata fatta per mio figlio». Le parole pronunciate dalla convivente del pubblicitario morto al termine della causa intentata a una compagnia assicurativa che negava a lei, convivente, e al figlio di lei, nato da un’altra relazione e non riconosciuto dal padre naturale, qualsiasi forma di risarcimento. Una battaglia durata oltre quattro anni e condotta con grande trasporto e alla fine con successo dagli avvocati Nicola Gori e Ilaria Ottolini.
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In base a quali principi il giudice civile ha pronunciato una sentenza rivoluzionaria che riguarda il diritto di famiglia?
«Questa giovane giudice ha avuto il coraggio di spingere certi ragionamenti sui nuovi rapporti familiari, che fanno spesso i politici senza poi arrivare a leggi concrete, in una sentenza scritta benissimo e che fa riferimento la numero 8037 del 2016 pronunciata dalla Cassazione. Una famiglia di fatto non sussiste solamente per la convivenza di alcune persone. Ma servono una serie cospicua di indici presuntivi quali la risalenza della convivenza, la ripetizione costante di comportamenti e frequentazioni nel tempo, l’assunzione concreta, da parte del genitore de facto, di tutti gli oneri, i doveri e le potestà incombenti sul genitore de iure. Principi tratti, oltre che dalla giurisprudenza della Suprema Corte, anche da quella Costituzionale e da quella della Corte Europea dei diritti dell’uomo. Elementi che ricalcavano esattamente quelli del pubblicitario vittima del sinistro. Siamo soddisfatti di una sentenza che troverà applicazione anche in futuro e che sopperisce ad evidenti carenze normative».
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