Il Tirreno

Toscana

Legge elettorale, modello tedesco taroccato

Luigi Vicinanza
Legge elettorale, modello tedesco taroccato

Si torna al proporzionale, un sistema che non garantisce la governabilità. Ma che conviene a tutte le forze politiche. Forse, non agli italiani

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A carte scoperte. Verso il proporzionale. Il sistema elettorale che non garantisce la governabilità. Né tanto meno fa sapere la sera stessa delle elezioni chi ha vinto e dunque chi guiderà il Paese. Eppure al momento è l’ipotesi intorno alla quale c’è il consenso di Renzi, di Berlusconi e zitto zitto di Grillo. Il comico ha chiamato il popolo del web ad esprimersi e stasera avremo il vaticinio.

Quando domenica scorsa ho ipotizzato nel proporzionale lo sbocco finale del noioso dibattito sulla legge elettorale, temevo di aver azzardato troppo. Ma no, vedrai – pensavo mentre scrivevo – diranno che non se ne parla proprio. In particolare dal Pd mi aspettavo una replica secca: ma come? È roba da prima repubblica. Quello stesso giorno invece, intervistato dal “Messaggero” di Roma, l’ex Cavaliere è tornato in partita pronunciando la formula magica: “modello tedesco”. Che significa appunto ritorno alla ripartizione proporzionale dei seggi con una soglia di sbarramento al 5 per cento.

E sì tutti a dire è vero, la Germania è un modello, da 70 anni ha sempre la stessa legge perché funziona bene. Occhio, quello di cui si sta discutendo è un tedesco taroccato. I due ordinamenti sono ben differenti; basta dire che in Italia il numero dei parlamentari è fissato dalla Costituzione, in Germania no.

Ma senza addentrarsi in una comparazione difficile da spiegare in una colonna di giornale, restiamo al punto. Una legge proporzionale conviene. A Grillo che, se pure diventa primo partito, non ha l’onere di governare; senza alleanze non c’è maggioranza. A Berlusconi che politicamente resuscita con un nuovo Nazareno. A Salvini che affrancato da nonno Silvio continua nei panni dello sfascista. A Renzi che resta comunque perno del sistema e non vede l’ora di sfrattare l’amico Gentiloni. A Bersani, D’Alema, Pisapia & c. perché forse insieme vanno sopra il 5.

Che poi tutto ciò convenga agli italiani è un altro discorso. Intanto buona domenica.

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