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Banche venete, oggi i cda Padoan: clienti al sicuro
di Ilenia Reali
L’Europa ha chiesto un miliardo di contributo da parte degli investitori privati I sindacati: «Il governo dica chiaro che l’occupazione va salvaguardata»
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ROMA. «Il bail-in è un’ipotesi esclusa». È stata la frase più attesa quella pronunciata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nella tarda mattina di ieri per migliaia di azionisti e di dipendenti delle banche venete. Una frase che ha un significato chiaro: non saranno i correntisti e gli azionisti a pagare per il salvataggio della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Una decisione politica ancora prima che tecnica. La rassicurazione è arrivata dopo l’incontro fra il ministro e i vertici delle banche venete per fare il punto della situazione dopo ore in cui tutto faceva presagire il contrario con la Direzione generale della concorrenza della Commissione Ue che aveva confermato la richiesta di una partecipazione alle perdite grazie a un contributo supplementare di un miliardo da parte di investitori privati come condizione per dare l’ok all’ingresso di capitali pubblici negli istituti di credito. «Stiamo continuando a lavorare per una soluzione che metta in sicurezza le banche e salvaguardi il risparmio», è entrato nel merito il ministro che ha assicurato che per Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca non c’è «nessun problema liquidità». «Tutto ciò – ha aggiunto – richiede un monitoraggio continuo sulla situazione e noi contiamo di arrivare a una conclusione in tempi brevi».
Rassicurazioni del ministro a cui si sono sommate quelle di Bruxelles che ha parlato di lavoro fianco a fianco tra Banca centrale europea e autorità italiane con cui «sono in corso contatti costruttivi» e la successiva, laconica, presa d’atto delle parole del ministro dell’amministratore delegato della Popolare Fabrizio Viola. C’è ora da capire quale sarà la soluzione per coprire con un contributo privato il miliardo utile a raggiungere i 6, 4 miliardi di ricapitalizzazione chiesti dalla Bce e smaltire i 9, 6 miliardi di sofferenze lorde. I soldi, al di là delle rassicurazioni, servono: l’azionista di riferimento, il fondo Atlante, e le banche azioniste, se si vuole scongiurare il bail-in, dovranno in qualche modo fare fronte a questa richiesta, malgrado la contrarietà espressa. I contatti e le riunioni che si susseguono sono concentrati per trovare una soluzione. Una trattativa tra Roma e Bruxelles che, ieri, ha sollevato una ridda di polemiche e posizioni. «Credo a quanto garantito dal ministro – ha commentato Sara Barberotti della First Cisl nazionale – il bail-in non può essere una strada possibile, colpirebbe l’economia del Paese. Rimane ad oggi aperta quindi solo l’ipotesi di una trattative serrata con un piano di ristrutturazione paziente per recuperare una parte superiore degli Npl, i crediti deteriorati».
Si teme anche per i piani industriali. I segretari generali dei sindacati bancari in un comunicato unitario hanno chiesto «al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e al Ministro Padoan di intervenire «con tutto il peso e l’autorevolezza del Governo dicendo in modo chiaro e inequivocabile che l’occupazione non può essere ulteriormente penalizzata». «Nei prossimi giorni – hanno messo nero su bianco – avvieremo, se necessario, iniziative di mobilitazione del personale», con «una fase di mobilitazione che dovrà prevedere un’assemblea nazionale unitaria e una manifestazione a Bruxelles». Secondo i sindacati, in particolare, per il rilancio non servono licenziamenti ma fondi pubblici e «modalità di cessione degli npl diverse da quella penalizzante per il bilancio delle banche e per il territorio che l’Europa vuole imporre».
Oggi gli amministratori delegati Fabrizio Viola per Bpvi (3.000 soci solo in Toscana) e Cristiano Carrus per Veneto Banca, relazioneranno nei due consigli di amministrazione assieme ai presidenti Gianni Mion e Massimo Lanza. Fra le ipotesiche sono circolate, c’era pure quella secondo cui i consiglieri si sarebbero presentati dimissionari all’appuntamento. Ma non pare che sia questa l’intenzione dei board. Nel frattempo a Veneto Banca è arrivata una sanzione da 5 milioni di euro dall’Antitrust per aver posto in essere due pratiche commerciali scorrette consistenti rispettivamente nell’aver nei fatti condizionato l’erogazione di mutui a favore dei consumatori all’acquisto da parte degli stessi di proprie azioni e indotto i consumatori intenzionati a richiedere mutui ad aprire un conto corrente presso la Banca. In particolare, spiega l’Authority la Banca ha condizionato l’erogazione di mutui all’acquisto di proprie azioni.
Rassicurazioni del ministro a cui si sono sommate quelle di Bruxelles che ha parlato di lavoro fianco a fianco tra Banca centrale europea e autorità italiane con cui «sono in corso contatti costruttivi» e la successiva, laconica, presa d’atto delle parole del ministro dell’amministratore delegato della Popolare Fabrizio Viola. C’è ora da capire quale sarà la soluzione per coprire con un contributo privato il miliardo utile a raggiungere i 6, 4 miliardi di ricapitalizzazione chiesti dalla Bce e smaltire i 9, 6 miliardi di sofferenze lorde. I soldi, al di là delle rassicurazioni, servono: l’azionista di riferimento, il fondo Atlante, e le banche azioniste, se si vuole scongiurare il bail-in, dovranno in qualche modo fare fronte a questa richiesta, malgrado la contrarietà espressa. I contatti e le riunioni che si susseguono sono concentrati per trovare una soluzione. Una trattativa tra Roma e Bruxelles che, ieri, ha sollevato una ridda di polemiche e posizioni. «Credo a quanto garantito dal ministro – ha commentato Sara Barberotti della First Cisl nazionale – il bail-in non può essere una strada possibile, colpirebbe l’economia del Paese. Rimane ad oggi aperta quindi solo l’ipotesi di una trattative serrata con un piano di ristrutturazione paziente per recuperare una parte superiore degli Npl, i crediti deteriorati».
Si teme anche per i piani industriali. I segretari generali dei sindacati bancari in un comunicato unitario hanno chiesto «al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e al Ministro Padoan di intervenire «con tutto il peso e l’autorevolezza del Governo dicendo in modo chiaro e inequivocabile che l’occupazione non può essere ulteriormente penalizzata». «Nei prossimi giorni – hanno messo nero su bianco – avvieremo, se necessario, iniziative di mobilitazione del personale», con «una fase di mobilitazione che dovrà prevedere un’assemblea nazionale unitaria e una manifestazione a Bruxelles». Secondo i sindacati, in particolare, per il rilancio non servono licenziamenti ma fondi pubblici e «modalità di cessione degli npl diverse da quella penalizzante per il bilancio delle banche e per il territorio che l’Europa vuole imporre».
Oggi gli amministratori delegati Fabrizio Viola per Bpvi (3.000 soci solo in Toscana) e Cristiano Carrus per Veneto Banca, relazioneranno nei due consigli di amministrazione assieme ai presidenti Gianni Mion e Massimo Lanza. Fra le ipotesiche sono circolate, c’era pure quella secondo cui i consiglieri si sarebbero presentati dimissionari all’appuntamento. Ma non pare che sia questa l’intenzione dei board. Nel frattempo a Veneto Banca è arrivata una sanzione da 5 milioni di euro dall’Antitrust per aver posto in essere due pratiche commerciali scorrette consistenti rispettivamente nell’aver nei fatti condizionato l’erogazione di mutui a favore dei consumatori all’acquisto da parte degli stessi di proprie azioni e indotto i consumatori intenzionati a richiedere mutui ad aprire un conto corrente presso la Banca. In particolare, spiega l’Authority la Banca ha condizionato l’erogazione di mutui all’acquisto di proprie azioni.
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