Il presidio
Banche venete, il ministro esclude il bail-in ma serve un miliardo
Le ulteriori risorse chieste dall'Unione europea servirebbero per coprire le perdite relative alla vendita degli oltre 9 miliardi di Npl (crediti deteriorati) che le due banche hanno in pancia
Il ministro Pier Carlo Padoan, dopo un incontro al Tesoro con i vertici dei due istituti, reduci dalla riunione a Bruxelles con i rappresentanti della Dg Comp della Commissione Ue. Al tempo stesso, prima che lo Stato possa aprire il proprio ombrello per la ricapitalizzazione precauzionale (che potrebbe arrivare fino a 6,4 miliardi complessivi), bisogna che arrivi un miliardo di fondi dai privati. La strada è tuttavia stretta: o il fondo Atlante, azionista pressochè totalitario degli istituti, troverà e inietterà altre risorse, oppure ci sarà una nuova moral suasion sulla parte più sana del sistema bancario italiano perchè i soldi arrivino attraverso il braccio volontario del Fondo interbancario o con un nuovo veicolo ad hoc.
Questo miliardo servirebbe per coprire le perdite relative alla vendita degli oltre 9 miliardi di Npl che le due banche hanno in pancia e che è prevista dal piano di fusione che l'Ue sta vagliando; secondo Bruxelles, infatti, si tratterebbe di "perdite prevedibili e pregresse" che non possono quindi essere coperte con fondi pubblici.
"L'ipotesi bail-in è esclusa", ha detto a chiare lettere il ministro Padoan. "Abbiamo fatto una riunione con i vertici delle banche venete giovedì 25 maggio per fare il punto della situazione", una riunione "normale, di una routine che va avanti", ha detto a margine del Forum Pa. "Stiamo continuando a lavorare per una soluzione che metta in sicurezza le banche e salvaguardi il risparmio", ha precisato, sottolineando che per le due ex popolari non c'è "nessun problema liquidità". "Tutto ciò - ha concluso Padoan - richiede un monitoraggio continuo sulla situazione e noi contiamo di arrivare a una conclusione in tempi brevi".
Nonostante la presa di posizione chiara del ministro dell'Economia, tuttavia, la situazione resta tesa. Gli ad dei due istituti, Fabrizio Viola per Bpvi e Cristiano Carrus per Veneto Banca, domani relazioneranno i due consigli di amministrazione assieme ai presidenti Gianni Mion e Massimo Lanza. Rimane, sul tavolo, anche l'ipotesi di un passo indietro dei vertici se la situazione non dovesse sbloccarsi. Dai sindacati, intanto, arriva un appello al Governo perchè "non si accettino ricatti dall'Europa".
"Chiediamo al Presidente del Consiglio Gentiloni e al Ministro Padoan di intervenire con tutto il peso e l'autorevolezza del Governo dicendo in modo chiaro e inequivocabile che l'occupazione non può essere ulteriormente penalizzata", scrivono i segretari generali di Fabi, First/Cisl, Fisac/Cgil, Sinfub, Ugl/Credito, Uilca, Unisin in un comunicato unitario. "Nei prossimi giorni avvieremo, se necessario, tutte le più opportune iniziative di mobilitazione del personale", con "una fase di mobilitazione che dovrà prevedere l'assemblea nazionale unitaria di tutte le Rappresentanze sindacali aziendali, una manifestazione a Bruxelles entro giugno". Secondo i sindacati, in particolare, per il rilancio non servono licenziamenti ma fondi pubblici e "modalità di cessione degli npl diversa da quella penalizzante per il bilancio delle banche e per il territorio che l'Europa vuole imporre".
Nel frattempo a Veneto Banca è arrivata una sanzione da 5 milioni di euro dall'Antitrust per aver posto in essere due pratiche commerciali scorrette consistenti rispettivamente nell'aver nei fatti condizionato l'erogazione di mutui a favore dei consumatori all'acquisto da parte degli stessi di proprie azioni e indotto i consumatori intenzionati a richiedere mutui ad aprire un conto corrente presso la Banca. In particolare, spiega l'Authority in una nota, la Banca ha condizionato l'erogazione di mutui all'acquisto da parte degli stessi di proprie azioni, con lo scopo di collocare questi titoli presso i consumatori.
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