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Lucca virtuosa, Livorno in coda 

Lucca virtuosa, Livorno in coda 

L’Arci sui progetti: «Basterebbero una scopa e un raccoglitore, volere è potere»

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LIVORNO. C’è chi si dà da fare da due anni ed è da capofila di progetti di integrazione dei migranti come Lucca, Rosignano e Cecina (tutte Pd). Chi non ha avviato alcun progetto e fa da fanalino di coda, come la pentastellata Livorno. Chi si vanta di non aver ospitato neanche un richiedente asilo come la Pietrasanta di Forza Italia. E chi era partito con l’idea di tirarsi fuori dall’accoglienza, ma poi ha “ceduto”: ne è un esempio Altopascio. Senza dimenticare chi, come la leghista Cascina, ha annunciato di voler interrompere il progetto Sprar.
Uno degli esempi più virtuosi nell’accoglienza (anche se con riserva), tanto da guadagnarsi una convocazione in Parlamento per esporre la propria esperienza, è il Comune di Lucca. «Abbiamo messo in campo tutto quello che c’è venuto in mente per favorire l’integrazione dei richiedenti asilo – dice l’assessore al sociale Antonio Sichi – Proprio domenica s’è conclusa la prima parte di un progetto formativo con la multinazionale di Porcari, Cromology, che produce vernici. L’azienda ha istruito dieci migranti che così hanno imparato un nuovo mestiere. Ora queste persone, grazie al know how certificato da un attestato, tinteggeranno panchine e tavolini lungo le mura urbane e il parco fluviale, e poi rinfrescheranno pareti e arredi di alcune scuole. Iniziative che è stato possibile realizzare grazie all’intesa con parrocchie, associazioni e coop, facendo rete». Come si superano gli ostacoli burocratici? Risponde Sichi: «La parte burocratica è complicatissima, ma noi abbiamo istituito un tavolo di confronto che convochiamo ogni mese. Le risorse le troviamo tra contributi regionali, aiuti dalle associazioni e sponsor».
Non è però tutt’oro quel che riluce. Lucca ormai da anni ha un tallone di Achille: un centro di prima accoglienza, non lontano dalle mura urbane, che ospita oltre 200 migranti senza un adeguato ricambio. Una tendopoli che ha portato a contrasti fra Comune e Prefettura, con il primo che chiede di ridurre il numero degli ospiti (e trasformare le tende in prefabbricati) e la seconda che fatica a far scendere il tasso di occupazione.
Il Comune di Livorno, al contrario, non ha avviato al momento alcun lavoro di pubblica utilità per i migranti presenti sul territorio, per sua stessa ammissione. Nonostante la buona volontà delle associazioni, come l’Arci. «Grandi difficoltà – fa sapere l’amministrazione 5 Stelle – sono state incontrate per la “forma” entro la quale convogliare la progettualità, con problematiche assicurative e previdenziali». Qualche progetto si potrebbe muovere nel settore sportivo, ma per ora resta tutto sulla carta. Ne sa qualcosa Marco Solimano, presidente Arci: «Basterebbero una scopa e un raccoglitore: due strumenti piccoli, non pericolosi, da affidare ai richiedenti asilo per poter pulire, ad esempio, un parco pubblico. Al livello burocratico sembra tutto complicato, ma io credo che se le amministrazioni comunicassero una soluzione si troverebbe. Dal canto nostro noi cerchiamo di fare del nostro meglio: i nostri ragazzi sono impegnati nel volontariato e nel teatro, a contatto con i livornesi». (l. l.)

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