Il presidio
IMPIEGATO del comune di firenze
Si fingeva al lavoro, ma andava in palestra
FIRENZE. Simulava malattie o faceva in modo di risultare al lavoro. E invece se ne andava in palestra. Un furbetto della pubblica amministrazione che così truffava il Comune di Firenze. Ma dopo la...
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FIRENZE. Simulava malattie o faceva in modo di risultare al lavoro. E invece se ne andava in palestra. Un furbetto della pubblica amministrazione che così truffava il Comune di Firenze. Ma dopo la condanna penale definitiva per truffa a un anno e 5 mesi di reclusione, anche la Corte dei Conti ha bussato alla porta del dipendente comunale. Ed è così che Luca Licciani, fiorentino di 45 anni, è stato condannato anche al pagamento di 11. 725 euro come risarcimento provocato allo stesso Comune tra danno di immagine e stipendi riscossi senza aver lavorato.
La sentenza, emanata mercoledì scorso, parla di “malattie inesistenti” e false attestazioni della propria presenza in servizio. La verità, secondo i giudici del tribunale penale e della Corte dei Conti, era che Licciani più volte, dall’ottobre 2006 al gennaio 2008, se ne andava a fare sport in alcune palestre cittadine. E c’è la documentazione che lo attesta. Nel giugno 2013 la condanna per truffa, con abuso di autorità e di poteri legati al pubblico servizio svolto, è diventata definitiva. Nel corso del giudizio penale è stato appurato che il 45enne “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso e con artifici e raggiri, consistiti nel dichiarare assenze dal lavoro per astensioni per malattia oppure registrando nei dati di rilevamento elettronico la sua formale presenza e l’espletamento della prestazione lavorativa, in realtà, in molteplici occasioni in tali frangenti recandosi presso le palestre site a Firenze (…) si procurava l’ingiusto profitto costituito dalla percezione delle indennità di malattia Inpdap e dagli emolumenti (stipendi, ndr)”.
Una condanna – con tanto di risarcimento di 3mila euro alla parte civile – che ha avuto un peso non indifferente nel giudizio della procura contabile. Infatti a causa dei comportamenti del 45enne, secondo la Corte dei Conti, “è stata indubbiamente offuscata la reputazione dell’ente locale”. E a questo proposito il giudice riflette anche sull’indignazione che comportamenti del genere suscitano nell’opinione pubblica. Il dipendente pubblico è stato quindi condannato a risarcire sia il danno patrimoniale sia quello all’immagine, più interessi legali e spese di giudizio, come risulta nella sentenza firmata dal presidente della sezione giurisdizionale per la Toscana, Amedeo Federici. (l. l.)
La sentenza, emanata mercoledì scorso, parla di “malattie inesistenti” e false attestazioni della propria presenza in servizio. La verità, secondo i giudici del tribunale penale e della Corte dei Conti, era che Licciani più volte, dall’ottobre 2006 al gennaio 2008, se ne andava a fare sport in alcune palestre cittadine. E c’è la documentazione che lo attesta. Nel giugno 2013 la condanna per truffa, con abuso di autorità e di poteri legati al pubblico servizio svolto, è diventata definitiva. Nel corso del giudizio penale è stato appurato che il 45enne “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso e con artifici e raggiri, consistiti nel dichiarare assenze dal lavoro per astensioni per malattia oppure registrando nei dati di rilevamento elettronico la sua formale presenza e l’espletamento della prestazione lavorativa, in realtà, in molteplici occasioni in tali frangenti recandosi presso le palestre site a Firenze (…) si procurava l’ingiusto profitto costituito dalla percezione delle indennità di malattia Inpdap e dagli emolumenti (stipendi, ndr)”.
Una condanna – con tanto di risarcimento di 3mila euro alla parte civile – che ha avuto un peso non indifferente nel giudizio della procura contabile. Infatti a causa dei comportamenti del 45enne, secondo la Corte dei Conti, “è stata indubbiamente offuscata la reputazione dell’ente locale”. E a questo proposito il giudice riflette anche sull’indignazione che comportamenti del genere suscitano nell’opinione pubblica. Il dipendente pubblico è stato quindi condannato a risarcire sia il danno patrimoniale sia quello all’immagine, più interessi legali e spese di giudizio, come risulta nella sentenza firmata dal presidente della sezione giurisdizionale per la Toscana, Amedeo Federici. (l. l.)
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