Il Tirreno

Toscana

Redditi, ricavi, punteggi Addio studi di settore 

di GIACOMO PELFER

Non solo fatturato: come gli Isa rivoluzioneranno il Fisco

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È già tempo di pensione per gli Studi di settore. Dopo quasi vent’anni di servizio, lo strumento usato per stimare ricavi o compensi di imprese e professionisti è destinato ad andare in soffitta. Al suo posto arriveranno i nuovi Indici sintetici di affidabilità (Isa): una sorta di termometro che, dal prossimo anno, misurerà l’affidabilità fiscale di aziende e società.
La riforma riguarda 3, 7 milioni di imprese fra partite Iva e società di capitali, con l’obiettivo di favorire la cosiddetta “compliance”, l’adesione spontanea del contribuente ai propri obblighi fiscali. La svolta interessa direttamente la grande platea delle piccole imprese e dei commercianti, per i quali gli Studi di settore erano diventati talvolta uno spauracchio.
Se da un lato procedure e scadenze resteranno invariate, con l’obbligo di fornire i dati richiesti in sede di dichiarazione dei redditi, dall’altro le prime sperimentazioni disegnano un sistema più snello, dal volto meno “minaccioso” e con un potenziale incremento dei contribuenti da premiare, in attesa di capire quali saranno, nel concreto, i benefit chiamati ad incentivare fedeltà e sincerità del contribuente. Per entrare nel dettaglio, quindi, cerchiamo di capire come hanno funzionato fino ad ora gli Studi di settore, quali pecche hanno convinto a cambiare e, infine, quali saranno le principali novità dei nuovi Isa.
COSA PORTIAMO IN SOFFITTA Pensati fin dagli anni ‘80 ma impiegati solo dal ‘98, gli Studi di settore avevano permesso di superare gli accertamenti basati su presunzioni grossolane e senza coinvolgimento delle imprese. Da allora, il Fisco ha elaborato un sistema di analisi statistico-matematica per ogni tipologia di contribuente (oggi gli Studi di settore sono più di 200) grazie al quale, partendo dai dati forniti dall’impresa, si analizza in che modo questa crea ricchezza alla luce dei costi e della struttura che dichiara. Alla fine si ottiene un ricavo di congruità: se i redditi sono al di sopra di questo indice, l’impresa viene esclusa dai primi controlli, mentre se supera anche gli indici di “normalità” e “coerenza” economica rientra nel sistema premiale, venendo esclusa da tutti gli altri accertamenti. Viceversa, le imprese “non congrue” (mediamente tra 25 e 30% ogni anno) possono essere selezionate per i successivi controlli.
COSA NON FUNZIONAVA
«Il vecchio sistema aveva un impatto emotivo molto forte» dice Claudio Carpentieri, responsabile nazionale politiche fiscali della Cna, che sta seguendo la partita dei nuovi Isa con il gruppo Rete Imprese Italia. «Alla fine – spiega – anche se i soggetti controllati erano una piccola percentuale, gli Studi di settore davano comunque un giudizio sulla efficienza dell’impresa, generando la sgradevole sensazione di dover subire un accertamento anche se si era in regola».
COSA CAMBIA CON GLI ISA
Con il nuovo sistema, che entrerà in funzione dal prossimo anno, i ricavi non saranno più l’indicatore di riferimento per misurare l’affidabilità dell’impresa, ma solo uno degli indici che concorreranno alla valutazione finale, insieme al valore aggiunto, al reddito d’impresa e a una serie di altri parametri. Per ciascuno sarà dato un punteggio da 1 a 10, in relazione da un punto di riferimento (in gergo “benchmark”) che corrisponderà alla sufficienza. La media di tutti gli indicatori produrrà l’Indice sintetico di affidabilità.
«Gli Isa, però – precisa Carpentieri – non potranno essere usati per l’accertamento, ma solo per selezionare le imprese buone da quelle meno buone».
Sarà applicato, inoltre, un sistema statistico che abbraccerà un arco di 8 anni, in modo da tener conto dei fattori esterni che possano incidere sull’azienda: in questo modo, i consulenti non dovranno più allegare i vecchi “correttivi-crisi” per giustificare performance al di sotto delle aspettative. Nei nuovi modelli, comunque, che promettono di cancellare i dati considerati superflui, si potrà compilare la sezione “note” per spiegare eventuali difficoltà particolari.
PREMI E INCOGNITE
Il sistema premiale sarà basato sul livello Isa (in una scala da 1 a 10), dove ad ogni livello corrisponderanno determinati benefit, anche se la partita è ancora aperta: «Da parte nostra – dice Carpentieri – riteniamo che tra i premi debba essere stabilito un livello (magari 6) che permetta di essere messi indietro nelle liste di controllo. Servirebbe poi un premio in termini di riduzione della pressione fiscale: la nostra richiesta è di stabilire un reddito di riferimento oltre il quale, ciò che viene dichiarato in più abbia un’imposizione molto bassa, in modo da generare una sorta di “competizione” a dichiarare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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