Il presidio
Affondo di BiniSmaghi a BancaEtruria
Il manager: "Dopo rilievi e multe di Bankitalia, i soci hanno mantenuto i soliti vertici"
FIRENZE. Voce pacata, dichiarazioni mica tanto. Lorenzo Bini Smaghi, ospite in tv di Lucia Annunziata, a “In 1/2 ora” salva, salvicchia Chiantibanca di cui è stato presidente fino a una settimana fa, fino al voto che lo ha defenestrato, con la brutalità tipica della provincia toscana. In compenso ci va giù duro con Etruria e con chi continua a confermare gli stessi vertici, malgrado tutto quello che è successo alla banca aretina, che in questi giorni incendia la politica per il legame (illustre) babbo-figlia, la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi.
Con l'istituzione di una commissione d'inchiesta parlamentare sulle banche - esordisce Bini Smaghi - si «rischia di fare un gran polverone per scoprire che alcuni manager hanno gestito male le banche. Questo lo sappiamo già. C’è già un'autorità di vigilanza, la Banca d'Italia, che dirà: ci hanno rifiutato una serie di poteri, come quella di valutare la competenza dei membri di un Cda. Finora Bankitalia non aveva il potere di censurare le persone, una serie di poteri che avrebbe dovuto avere e le sono stati negati». Al contrario di quello che accade, ad esempio, alla Société Généréle di cui Bini Smaghi è presidente: nominerà due membri del consiglio di amministrazione sotto la sorveglianza (e con la valutazione) della Bce.
Ma non è mai troppo tardi. Neppure per le indagini di Bankitalia. Anche su Chiantibanca. Sulla quale, però, Bini Smaghi precisa a Lucia Annunziata (pur avendo deciso di inviare documenti e atti alla Procura): «Chiantibanca è sana. Ci sono stato un anno ed stata fatta pulizia, non come le Venete o il caso Etruria. Il cambio ai vertici è un po' la vittoria del conservatorismo. La banca è in piedi, deve solo stare attenta nei prossimi mesi. Io rimango socio. C' è stata una bella battaglia e forse è stato scelto di dare l'incarico a persone che stanno più vicine. Sono cose che fanno parte della vita democratica di questo sistema cooperativo».
Meno buonista, però, il banchiere si rivela verso altri istituti: «Gli azionisti di UniCredit dopo una serie di andamenti negativi del titolo, hanno cambiato management e affidato la guida a persone nuove, che hanno affrontato il mercato e rifinanziato l'istituto con 13 miliardi. Nel caso famoso di Banca Etruria, la Banca d'Italia ha fatto i rilievi e i soci hanno mantenuto lo stesso management. Poi sono stati multati, e i soci hanno confermato gli stessi vertici. Spesso non vogliamo cambiare finché non sbattiamo la testa contro il muro e non ci accorgiamo che tutta una serie di segnali che arrivano». Tra i nodi - aggiunge - c'é pure un «meccanismo perverso di favoritismi: il management eletto deve fare piacere per essere riconfermato tre anni dopo». Mentre l’interessamento della politica è «il problema di queste banche (popolari, ndr) che hanno tanti soci. E c'è l'idea della politica che se non ti metti contro tante persone, queste poi ti votano».
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