Il presidio
Società a Malta, la doppia verità a Cinquestelle
Livorno, il quasi ex consigliere regionale Enrico Cantone (M5S) smentito dall’Espresso sulle ditte non dichiarate: il politico ha annunciato su Facebook dimissioni “etiche”, ma era già stato scoperto quattro giorni prima dai giornalisti del settimanale che gli avevano scritto una e-mail
LIVORNO. È stato smemorato due volte il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Enrico Cantone. La prima volta si è dimenticato di avere due società a Malta dal 2010 e di segnalarle sia nelle sue dichiarazioni fiscali che negli atti consegnati al consiglio regionale una volta eletto, due anni fa. «Mi sono disinteressato, travolto dal mio impegno sociale e politico», ha scritto lui stesso su Facebook lunedì sera, intorno alle 20.45, subito prima di annunciare le sue dimissioni dall’assemblea toscana «in ossequio ai principi del Movimento». «Sono stato un bischero», «sono stato superficiale», ha poi ripetuto il giorno dopo intervistato dal Tirreno. Ora però si scopre che Cantone è stato smemorato una seconda volta: sempre al Tirreno ha dichiarato, e ripetuto, che le due società fondate sull’isola che guarda la Sicilia e la Libia gli sono tornate in mente all’improvviso proprio lunedì sera, quando il consiglio regionale gli ha comunicato l’esito positivo del controllo sulla veridicità delle sue dichiarazioni. Peccato che quattro giorni prima del suo passo indietro in “Rete-visione”, giovedì 11, avesse ricevuto una e-mail da una giornalista dell’Espresso che gli chiedeva conto di quelle due società. Riattivando i ricordi e mettendo in agitazione, non poco, lo staff pentastellato. Interessato a tutti i livelli, dal gruppo regionale alla squadra in Parlamento e a Genova.
L’INCHIESTA. Lo rivela un’inchiesta dell’Espresso che sarà in edicola domenica 21, curata da Vittorio Malagutti, Gloria Riva, Giovanni Tizian e Stefano Vergine. Un “MaltaFiles” esclusivo sugli italiani che aprono conti e società nella nuova “isola del tesoro”: politici, manager, industriali. Tra i tanti nomi è saltato fuori anche quello di Cantone, che a Livorno è un attivista tra i più attivi già dal 2009. Uno dei più apprezzati, tanto che è proprio nella sua officina di ricambi auto che i Cinque Stelle del meetup iniziarono a riunirsi quando la conquista del Comune con Filippo Nogarin non era neppure un sogno.
LE SOCIETÀ. Nei giorni scorsi Cantone ha spiegato di avere fondato a Malta, nel 2010, la Cr Holdings e la Carsins.eu per «creare un’attività commerciale che mettesse in contatto fornitori italiani con clienti libici». Formalmente due società («segnalano a bilancio movimenti per poche migliaia di euro», confermano le carte dell’Espresso), ma di fatto la composizione amministrativa di una piccola azienda (con capitale sociale modesto, di 2mila euro, come si legge nel contratto) che divide con la figlia Sara (95% lui, 5% lei). Cantone, che non era obbligato da alcuna norma a dimettersi, per la parte fiscale ha già detto di avere attivato con il suo commercialista il percorso per fare il ravvedimento operoso.
LA MAIL. «Quello che Cantone non racconta su Facebook – anticipa però l’Espresso online – è il contenuto di una mail (pubblicata sul sito del settimanale, ndr) che L'Espresso gli ha inviato giovedì 11 maggio alle 10.58 al suo indirizzo di posta elettronica presso la Regione Toscana. In quel messaggio, il settimanale informava Cantone di aver trovato il suo nome nella lista degli italiani a Malta e gli chiedeva informazioni sull'attività svolta dalle due società di cui risulta azionista». «Le domande dell'Espresso – è la ricostruzione del settimanale – sono rimaste senza risposta fino a lunedì 15, quando alle 13.02, è arrivata in redazione una mail in cui l'esponente Cinque Stelle spiegava di aver costituito le due società maltesi “per possibili nuovi affari per scambi commerciali con la Libia e la Tunisia (sic)”».
Insomma, i Cinque Stelle hanno giocato d’anticipo annunciando le dimissioni del consigliere prima della pubblicazione dell’inchiesta dell’Espresso? «Enrico ha compiuto una scelta esemplare, le persone possono sbagliare, ma il passo indietro dimostra la differenza di etica pubblica che i cittadini chiedono ai rappresentanti istituzionali e noi soli rappresentiamo...», è stata l’immediata reazione di M5S affidata a una nota ufficiale.
COSA AVEVA DETTO. Resta un fatto che martedì Cantone ci abbia risposto così quando gli abbiamo chiesto cosa fosse accaduto prima del suo post: «Lunedì pomeriggio mi è arrivata una comunicazione dal consiglio regionale, che poi ho letto una volta arrivato a casa, dove mi veniva comunicato l’esito positivo del controllo sulla veridicità delle mie dichiarazioni. A quel punto ho riletto la lista dei miei beni e pensandoci mi è venuto in mente che...». Abbiamo insistito: sicuro che le cose fossero andate proprio così? «Questo è quello che mi sento di dire», è stata la risposta.
Ora i riflettori sono puntati su martedì 23, quando in consiglio regionale, a Firenze, è prevista la surroga. «Sono stato superficiale e per la mia mancanza mi sono dimesso. Mi sono assunto le mie responsabilità, dimostrando che sono un uomo di parola», ha ripetuto Cantone. Intanto in Regione entrerà la prima fuori lista: una livornese, Monica Pecori, che dal 2015 a oggi è diventata un’ex grillina...
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