Il presidio
Treni, i video via dalla memoria dopo 100 ore
di Stefano Taglione
Ma gli agenti della Polfer scaricano le immagini per salvare le prove di eventuali crimini
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INVIATO A FIRENZE. Sembra la sala operativa della polizia di Los Angeles. Ma a differenza di quanto accade in “Un colpo all’italiana” – il film del ’69 con Michael Caine sul super furto a Torino ai danni della Fiat – e nel suo remake americano del 2003, non c’è alcun pirata informatico che spegne le telecamere e prende il controllo dei semafori. Qui, sui grandi monitor appesi alle pareti, corrono e scorrono i passeggeri che stanno prendendo il treno. Santa Maria Novella, la stazione principale di Firenze, nel Grande Fratello della polizia ferroviaria, è naturalmente la sorvegliata speciale. Da ogni angolo, tanto da far impallidire i non addetti ai lavori. Ma nei computer dove stanno lavorando gli agenti compaiono anche le altre stazioni: Montecatini, Pisa e Livorno. E non solo.
IL GRANDE FRATELLO
Santa Maria Novella, binario 16. Negli uffici della Polfer ci sono sei occhi che senza tregua restano incollati alla tv. Guardano in diretta ciò che accade attorno a noi, quando andiamo alla stazione ad accompagnare la fidanzata o per salire su un treno. Purtroppo non vedono ciò che accade a bordo. Manca la tecnologia: le immagini dei treni Vivalto, Jazz, Swing e Minuetto – che hanno le telecamere praticamente dappertutto, a bordo di ogni carrozza – non vengono trasmesse né alla sala operativa delle Ferrovie, né a quella della Polfer. Ma anche se le cose dovessero cambiare – fanno sapere dal compartimento toscano– «non è che tutti i problemi verrebbero automaticamente risolti, visto che servirebbero migliaia di occhi per guardare ogni filmato di ciascun vagone che compone un treno».
ORE DI FILMATI
Gli agenti della Polizia ferroviaria non restano con le mani in mano. Nella sede centrale di Firenze, proprio al livello dei binari, ci sono 18 persone che scaricano, guardano e incrociano ore e ore di immagini. A guidarli il dirigente lucano Antonio Matteo. Si attivano subito, quando arriva una denuncia, ma anche una semplice segnalazione. E se i video rischiano di sparire – dato che gli hard disk dei convogli tengono in memoria le ultime 100 ore di girato – hanno il potere di premere il bottone “Off” per spegnere tutto e preservare le prove. Può succedere. Solo in Toscana ci sono 130 treni per 800 corse al giorno e non è facile farli rientrare immediatamente ai box per prelevare le immagini. È un’operazione apparentemente semplice che, però, impegna per almeno un’ora un agente che parte da Santa Maria Novella con dietro un computer. E i pc portatili, in tutta la regione, sono due. Vengono forniti direttamente da Ferrovie. «Più che con le immagini in diretta – sottolinea Matteo – la tecnologia potrebbe aiutarci tantissimo sotto questo aspetto: consentendoci di prelevare il girato ancora più rapidamente». «Magari – aggiunge il capo ispettore Nicola Giusti, responsabile del settore digitale del dipartimento – dandoci la possibilità di scaricare tutto con una chiavetta usb».
TELECAMERE
INDIVIDUA-CRIMINALI
Le telecamere di bordo – secondo Matteo – anche se non trasmettono in diretta sono un’arma potentissima. E snocciola alcuni esempi: la ragazza stuprata nel luglio del 2015 a bordo di un treno regionale, in pieno giorno, fra Livorno e Pisa per la quale, dopo sole sei ore, si è potuto vedere il volto dell’aggressore. O il piromane di Cecina che nel febbraio dello stesso anno è stato smascherato dopo aver dato fuoco ad alcuni vagoni. Poi innumerevoli furti, spesso ai danni di turisti stranieri, avvicinati con l’inganno per chiedere informazioni e derubati delle valigie appoggiate sulle cappelliere. È qui che le videocamere possono fare la differenza. E la fanno. Non a caso i numeri forniti dalla Polfer sono importanti: solo nel primo trimestre del 2017 in tutta la Toscana sono state arrestate 46 persone contro le 29 dello stesso periodo del 2016, mentre 36.700 sono state identificate (erano “solo” 26.500 del gennaio-marzo dell’anno scorso).
INCROCIO DI VIDEO
Cifre al rialzo che la polizia ferroviaria collega direttamente all’aumento del numero delle telecamere nelle stazioni e a bordo. Che nei Vivalto, ad esempio, sono sei per carrozza: due sotto, due sopra e altrettante nello spazio che divide un vagone dall’altro. Proprio una di queste, subito dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre del 2015, ha avvistato un uomo armato di kalashnikov salito alla stazione di Lucca. La segnalazione, in realtà, era partita da due avvocati che stavano tornando da un’udienza sul processo della strage di Viareggio. Ma i video hanno confermato il loro avvistamento: era un’arma da soft air. Potenzialmente – secondo gli agenti del compartimento di Firenze – un kalashnikov a tutti gli effetti.
Velocità e indagini serrate. È così che la Polfer combatte la criminalità. Incrociando i video, appuntando la marca di un giubbotto o di un paio di pantaloni. Elementi che possono sempre risultare utili per incastrare un ladro o un aggressore. Poi tanta pazienza, con un occhio a Facebook e ai social network. Tutto questo, naturalmente, anche se all’improvviso le immagini dei treni scorressero in diretta in tutte le sale operative. Perché dietro ogni indagine c’è un lavoro enorme.
IL GRANDE FRATELLO
Santa Maria Novella, binario 16. Negli uffici della Polfer ci sono sei occhi che senza tregua restano incollati alla tv. Guardano in diretta ciò che accade attorno a noi, quando andiamo alla stazione ad accompagnare la fidanzata o per salire su un treno. Purtroppo non vedono ciò che accade a bordo. Manca la tecnologia: le immagini dei treni Vivalto, Jazz, Swing e Minuetto – che hanno le telecamere praticamente dappertutto, a bordo di ogni carrozza – non vengono trasmesse né alla sala operativa delle Ferrovie, né a quella della Polfer. Ma anche se le cose dovessero cambiare – fanno sapere dal compartimento toscano– «non è che tutti i problemi verrebbero automaticamente risolti, visto che servirebbero migliaia di occhi per guardare ogni filmato di ciascun vagone che compone un treno».
ORE DI FILMATI
Gli agenti della Polizia ferroviaria non restano con le mani in mano. Nella sede centrale di Firenze, proprio al livello dei binari, ci sono 18 persone che scaricano, guardano e incrociano ore e ore di immagini. A guidarli il dirigente lucano Antonio Matteo. Si attivano subito, quando arriva una denuncia, ma anche una semplice segnalazione. E se i video rischiano di sparire – dato che gli hard disk dei convogli tengono in memoria le ultime 100 ore di girato – hanno il potere di premere il bottone “Off” per spegnere tutto e preservare le prove. Può succedere. Solo in Toscana ci sono 130 treni per 800 corse al giorno e non è facile farli rientrare immediatamente ai box per prelevare le immagini. È un’operazione apparentemente semplice che, però, impegna per almeno un’ora un agente che parte da Santa Maria Novella con dietro un computer. E i pc portatili, in tutta la regione, sono due. Vengono forniti direttamente da Ferrovie. «Più che con le immagini in diretta – sottolinea Matteo – la tecnologia potrebbe aiutarci tantissimo sotto questo aspetto: consentendoci di prelevare il girato ancora più rapidamente». «Magari – aggiunge il capo ispettore Nicola Giusti, responsabile del settore digitale del dipartimento – dandoci la possibilità di scaricare tutto con una chiavetta usb».
TELECAMERE
INDIVIDUA-CRIMINALI
Le telecamere di bordo – secondo Matteo – anche se non trasmettono in diretta sono un’arma potentissima. E snocciola alcuni esempi: la ragazza stuprata nel luglio del 2015 a bordo di un treno regionale, in pieno giorno, fra Livorno e Pisa per la quale, dopo sole sei ore, si è potuto vedere il volto dell’aggressore. O il piromane di Cecina che nel febbraio dello stesso anno è stato smascherato dopo aver dato fuoco ad alcuni vagoni. Poi innumerevoli furti, spesso ai danni di turisti stranieri, avvicinati con l’inganno per chiedere informazioni e derubati delle valigie appoggiate sulle cappelliere. È qui che le videocamere possono fare la differenza. E la fanno. Non a caso i numeri forniti dalla Polfer sono importanti: solo nel primo trimestre del 2017 in tutta la Toscana sono state arrestate 46 persone contro le 29 dello stesso periodo del 2016, mentre 36.700 sono state identificate (erano “solo” 26.500 del gennaio-marzo dell’anno scorso).
INCROCIO DI VIDEO
Cifre al rialzo che la polizia ferroviaria collega direttamente all’aumento del numero delle telecamere nelle stazioni e a bordo. Che nei Vivalto, ad esempio, sono sei per carrozza: due sotto, due sopra e altrettante nello spazio che divide un vagone dall’altro. Proprio una di queste, subito dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre del 2015, ha avvistato un uomo armato di kalashnikov salito alla stazione di Lucca. La segnalazione, in realtà, era partita da due avvocati che stavano tornando da un’udienza sul processo della strage di Viareggio. Ma i video hanno confermato il loro avvistamento: era un’arma da soft air. Potenzialmente – secondo gli agenti del compartimento di Firenze – un kalashnikov a tutti gli effetti.
Velocità e indagini serrate. È così che la Polfer combatte la criminalità. Incrociando i video, appuntando la marca di un giubbotto o di un paio di pantaloni. Elementi che possono sempre risultare utili per incastrare un ladro o un aggressore. Poi tanta pazienza, con un occhio a Facebook e ai social network. Tutto questo, naturalmente, anche se all’improvviso le immagini dei treni scorressero in diretta in tutte le sale operative. Perché dietro ogni indagine c’è un lavoro enorme.
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