Il Tirreno

Toscana

Il Fisco reclama 9 milioni Atenei toscani a rischio 

di Lara Loreti
Il Fisco reclama 9 milioni Atenei toscani a rischio 

Guerra dell’Iva fra l’Agenzia delle Entrate e l’Ente regionale del Diritto allo Studio Nel mirino il pagamento dell’imposta sui servizi agli studenti, dalla mensa agli alloggi  

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FIRENZE. Quando la scure spietata del Fisco si abbatte sul Diritto allo studio universitario, lo scontro è inevitabile. Da una parte numeri, contabilità, norme e sentenze. Dall’altra rivendicazioni di diritti e agevolazioni per favorire gli studenti. E c’è poco da meravigliarsi se una stessa legge venga interpretata in modi diversi. A fronteggiarsi sono l’Agenzia delle Entrate di Firenze e l’Azienda della Regione Toscana per il Diritto allo studio universitario (Ardsu) che segue i servizi per gli atenei di Firenze, Pisa e Siena. Al centro del contendere, l’imposta sui servizi di vitto e alloggio erogati dall’azienda toscana.
VERIFICHE DA CAPOGIRO
Il Fisco contesta delle irregolarità sull’Iva, reclamando la restituzione da parte del Diritto allo studio (Dsu) di 4 milioni di euro di imposta, più 4.5 milioni di sanzioni, con gli interessi da aggiungere. Per un totale di circa 9 milioni per il solo anno 2011. Col rischio che le cifre da pagare lievitino, sfiorando quota 45 milioni se le stesse contestazioni sull’Iva saranno estese a tutto il quinquennio 2011-2016. «Il diritto allo studio è tutelato dalla Costituzione: con somme del genere ne uscirebbe distrutto», è il commento dell’assessora regionale ai rapporti con l’università, Monica Barni. È per questo che la Regione scende in campo al fianco del Dsu, dichiarando “guerra” alle casse dello Stato.
ATTIVITÀ D’IMPRESA SÌ O NO?
Il caso esplode nel 2016 quando l’Agenzia delle Entrate di Firenze effettua un accertamento fiscale sull’Ardsu toscana, sull’onda di una sentenza della Cassazione del 2011, riguardante il Dsu di Pavia, che stabilisce che “l’attività di somministrazione di vitto ed alloggio in favore di studenti universitari deve qualificarsi come operazione esente” da Iva. Il punto ruota intorno alla natura del Dsu: le Entrate lo considerano una struttura non commerciale e quindi esente dall’Iva. L’Azienda per il diritto allo studio invece si autodefinisce un ente che da una parte svolge attività istituzionale (eroga, ad esempio, le borse di studio), ma che dall’altra opera come impresa commerciale, con una contabilità separata, e che offre servizi a pagamento, come vitto e alloggio, quindi soggetta all’Iva, con diritto di rimborso dell’imposta pagata in eccesso.
IL RISCHIO DEL FALLIMENTO
La verifica fiscale dell’agenzia delle Entrate, fatta nel 2016, riguarda in particolare le operazioni compiute dal Dsu negli anni 2011, 2012, 2013 e 2014 relativamente ai servizi di vitto e alloggio prestati. Al termine del controllo, viene notificato un verbale con cui l’Agenzia delle entrate, partendo dal presupposto che il Dsu non ha diritto al rimborso dell’imposta, chiede la restituzione dei soldi recuperati. Ma il presidente dell’azienda Marco Moretti non ci sta: «Per il 2011 il Dsu ha pagato 4 milioni di Iva ai fornitori: del totale, 1.5 l’ha recuperato dai pagamenti fatti dagli studenti che hanno usufruito dei servizi mentre i restanti 2.5 milioni sono stati rimborsati dalle stesse Entrate. È sempre stato così, altrimenti non potremmo andare avanti: se fossimo un’impresa falliremmo. Il nostro bilancio è di 60 milioni: cosa succederebbe se davvero dovessimo pagare 45 milioni di rimborso di imposta?».
«NON SIAMO COME PAVIA»
Spronata dalla stessa agenzia, l’Azienda per il diritto allo studio universitario, assistita dall’avvocato Enrico Fazzini, ha depositato una memoria difensiva e ha presentato ricorso alla commissione tributaria di Firenze in cui conferma che i servizi forniti agli studenti sono riconducibili alla sfera commerciale, quindi soggetti ad Iva. Come del resto sarebbe avvenuto negli ultimi 20 anni. «Fino ad oggi veniva richiesta ed ottenuta la restituzione dell’Iva a credito dalle Aziende per il diritto allo studio. In Toscana quelle risorse sono sempre state investite nei programmi di Dsu», dice Barni. «È strano che l’interpretazione della legge sia cambiata nel 2016 – le fa eco Moretti – È vero che c’è una sentenza della Cassazione, ma non bisogna confondersi: nel caso di Pavia, il diritto allo studio viene erogato dall’università e non dalla Regione, come invece nel nostro caso. Quando sono le università a dare servizi, si opera in regime di esenzione». Dal canto suo, l’Agenzia delle Entrate mantiene il riserbo perché «l’istruttoria è ancora in scorso».

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