Il presidio
FURBETTO DEL CARTELLINO
Timbra e lascia l’ufficio, licenziato dalla Regione
FIRENZE. Lo hanno tenuto d’occhio a lungo. E tutte le volte che hanno effettuato un controllo, il risultato è sempre stato lo stesso: cartellino timbrato, ufficio vuoto. Alla fine, la Regione lo ha...
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FIRENZE. Lo hanno tenuto d’occhio a lungo. E tutte le volte che hanno effettuato un controllo, il risultato è sempre stato lo stesso: cartellino timbrato, ufficio vuoto. Alla fine, la Regione lo ha licenziato. La legge parla - in termini burocratici - di interruzione del rapporto di lavoro per «falsa attestazione in servizio tramite timbratura del cartellino». Insomma, la pubblica amministrazione avrebbe sgamato un assenteista. E il dirigente, responsabile del settore, sarebbe stato costretto a prendere un provvedimento, per evitare una censura a propria volta.
Lasciare un assenteista impunito - dicono oggi le leggi sulla pubblica amministrazione, (dopo la riforma Madia) - comporta sanzioni severe per chi non ha vigilato. Quindi, il licenziamento è stato inevitabile. Non è il primo provvedimento estremo in Regione, è il primo con l’applicazione della riforma Madia.
La bomba scoppia ieri nel tardo pomeriggio. Una nota di poche righe della Regione, stringata, annuncia la decisione presa già alcuni giorni fa. Per l’esattezza il 12 maggio. La commissione disciplinare si sarebbe riunita - conferma l’assessore regionale al Personale, Vittorio Bugli - ed «esaminata con attenzione la situazione, ha deciso di procedere con il provvedimento. Non è stata una decisione semplice. È stata adottata dopo che la situazione è stata vagliata con grande attenzione. Il dipendente è stato controllato e sono state esibite le prove della reiterazione del comportamento scorretto». Insomma, non si sarebbe limitato una sola volta a timbrare il cartellino e poi a lasciare vuoto l’ufficio. Il comportamento sarebbe stato frequente. Da qui l’annuncio formale: «In applicazione di quanto previsto dalle nuove regole in materia di sanzioni disciplinari nella pubblica ammnistrazione, un dipendente della Regione Toscana è stato licenziato per falsa attestazione in servizio tramite timbratura del cartellino.
Il provvedimento è stato preso dall'ufficio di disciplina nei giorni scorsi, sulla base della cosiddetta normativa Madia che ha introdotto una procedura abbreviata. In precedenza gli atti erano stati trasmessi alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti così come previsto dalla stessa normativa».
Oltre alla perdita del posto di lavoro - provvedimento al quale il dipendente potrà opporsi - la Regione ha inviato tutti gli atti sia alla magistratura contabile che alla Procura. Infatti, secondo la Regione in questo comportamento si potrebbero ravvisare gli estremi per un danno erariale, per i giorni o le ore nelle quali il dipendente avrebbe percepito lo stipendio senza essere materialmente presente in sede. Inoltre, da un punto di vista penale potrebbero essere contestati alcuni reati, compreso il falso.
Di questi sviluppi, comunque, si occuperà la magistratura come già in precedenza quando un dipendente della Regione che patteggiò 9 mesi e al pagamento di una multa perché fu certificato che per 53 volte durante l’orario di lavoro era andato a impartire lezioni di tennis.
Samuele Bartolini
Lasciare un assenteista impunito - dicono oggi le leggi sulla pubblica amministrazione, (dopo la riforma Madia) - comporta sanzioni severe per chi non ha vigilato. Quindi, il licenziamento è stato inevitabile. Non è il primo provvedimento estremo in Regione, è il primo con l’applicazione della riforma Madia.
La bomba scoppia ieri nel tardo pomeriggio. Una nota di poche righe della Regione, stringata, annuncia la decisione presa già alcuni giorni fa. Per l’esattezza il 12 maggio. La commissione disciplinare si sarebbe riunita - conferma l’assessore regionale al Personale, Vittorio Bugli - ed «esaminata con attenzione la situazione, ha deciso di procedere con il provvedimento. Non è stata una decisione semplice. È stata adottata dopo che la situazione è stata vagliata con grande attenzione. Il dipendente è stato controllato e sono state esibite le prove della reiterazione del comportamento scorretto». Insomma, non si sarebbe limitato una sola volta a timbrare il cartellino e poi a lasciare vuoto l’ufficio. Il comportamento sarebbe stato frequente. Da qui l’annuncio formale: «In applicazione di quanto previsto dalle nuove regole in materia di sanzioni disciplinari nella pubblica ammnistrazione, un dipendente della Regione Toscana è stato licenziato per falsa attestazione in servizio tramite timbratura del cartellino.
Il provvedimento è stato preso dall'ufficio di disciplina nei giorni scorsi, sulla base della cosiddetta normativa Madia che ha introdotto una procedura abbreviata. In precedenza gli atti erano stati trasmessi alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti così come previsto dalla stessa normativa».
Oltre alla perdita del posto di lavoro - provvedimento al quale il dipendente potrà opporsi - la Regione ha inviato tutti gli atti sia alla magistratura contabile che alla Procura. Infatti, secondo la Regione in questo comportamento si potrebbero ravvisare gli estremi per un danno erariale, per i giorni o le ore nelle quali il dipendente avrebbe percepito lo stipendio senza essere materialmente presente in sede. Inoltre, da un punto di vista penale potrebbero essere contestati alcuni reati, compreso il falso.
Di questi sviluppi, comunque, si occuperà la magistratura come già in precedenza quando un dipendente della Regione che patteggiò 9 mesi e al pagamento di una multa perché fu certificato che per 53 volte durante l’orario di lavoro era andato a impartire lezioni di tennis.
Samuele Bartolini
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